Una domenica all’insegna dei profumi antichi, del sapere contadino e della condivisione: il 4 gennaio 2026, a partire dalle 16:30, presso la storica Casa Canonica di San Mango, prenderà vita una giornata straordinaria dedicata alla “Scamoscia del Monte della Stella”, pane tradizionale custodito come un tesoro dalle comunità del Cilento. L’appuntamento si inserisce nel progetto “Il Borgo dei Mulini: Recupero e valorizzazione della biodiversità, grani antichi e cultivar della tradizione della dieta mediterranea”, un percorso che unisce ricerca culturale, gastronomia e sostenibilità.
L’odore intenso del legno che arde nel forno, la farina che danza nell’aria e mani esperte all’opera per impastare racconti e tradizioni: così si presenta questa festa popolare, in cui la Scamoscia non è solo un pane, ma un simbolo vivente di un’identità coltivata da generazioni. La Scamoscia affonda le sue radici nella millenaria cultura contadina cilentana. Il nome stesso — scamosciare — fa pensare a un gesto antico: quello di “raschiare via”, di liberare l’impasto dalle impurità e modellarlo con pazienza. Nato come pane dei lavoratori dei campi, veniva preparato nei giorni di festa o nei momenti di grande raccolto, quando la comunità si radunava per trasformare i frutti della terra in nutrimento condiviso.
Tra le leggende locali si narra che la Scamoscia fosse il pane che i pellegrini ricevevano al ritorno dal Monte della Stella, luogo di devozione e sosta, quasi fosse un pegno di benedizione per il viaggio compiuto. La sua forma rustica, la crosta spessa e il sapore deciso derivano dall’uso di grani antichi, farine integrali e lievito naturale: ingredienti che non solo nutrono, ma raccontano un legame profondo con la terra e con la dieta mediterranea, patrimonio culturale immateriale.
Domenica pomeriggio, la Casa Canonica si trasformerà in un laboratorio vivo: alle 16:30 si darà il via alla preparazione dell’impasto, con esperti panificatori locali che guideranno i presenti nella tecnica tradizionale, dal dosaggio delle farine alla lievitazione. Spirito di comunità e curiosità saranno i protagonisti, mentre si attende il momento clou: l’inforno della Scamoscia, sotto lo sguardo attento delle famiglie del borgo e dei visitatori. Non mancheranno racconti storici, spiegazioni sulla scelta dei grani antichi — spesso dimenticati nelle produzioni industriali — e sulle cultivar tipiche della zona, elementi centrali del progetto “Il Borgo dei Mulini”. I partecipanti avranno l’occasione di confrontarsi con agronomi, storici del cibo e panificatori, esplorando il valore culturale e nutrizionale di queste varietà tradizionali.
La giornata dedicata alla Scamoscia non è solo una rievocazione: è una prospettiva per il futuro. Valorizzare i grani antichi significa riscoprire sapori autentici, promuovere la biodiversità e riaffermare il ruolo del cibo come patrimonio collettivo. In un mondo in cui la standardizzazione alimentare minaccia le identità locali, iniziative come questa — radicate nei borghi e aperte a tutti — invitano a riflettere su ciò che mangiamo e su come lo custodiamo. E mentre il profumo della Scamoscia uscita dal forno si diffonderà tra le pietre antiche del borgo, si percepirà chiaramente che non si tratta solo di pane: ma di storie, memoria e futuro, impastati insieme, pronti da assaporare.


