C’è un’immagine che descrive perfettamente quanto sta accadendo intorno al Frecciarossa Milano-Sapri: quella del vecchio gioco delle tre carte. Il banco muove velocemente le mani, la carta sembra essere sempre lì, ma quando arriva il momento decisivo… è sparita. Nel Cilento, oggi, succede qualcosa di molto simile, il Frecciarossa c’è, anzi no, compare negli orari, scompare nelle prenotazioni, esiste nei comunicati, ma non quando un cittadino prova ad acquistare un biglietto, è presente nelle dichiarazioni dei politici, ma assente nell’unica sede che davvero interessa ai viaggiatori: quella della realtà ed è proprio la realtà che abbiamo deciso di verificare personalmente.
Abbiamo consultato i sistemi di prenotazione Trenitalia, controllato le percorrenze disponibili e confrontato le informazioni pubblicate dai diversi canali ufficiali, il risultato è tanto semplice quanto inquietante: il collegamento diretto tanto sbandierato non risulta acquistabile, mentre vengono proposte esclusivamente soluzioni alternative con cambio a Salerno. E allora le domande diventano inevitabili: Che fine ha fatto il Frecciarossa annunciato come una grande conquista? Perché decine di amministratori hanno parlato di un servizio “ripristinato” quando oggi il cittadino non riesce a prenotarlo? Chi ha alimentato l’entusiasmo dei territori aveva verificato che tutto fosse realmente operativo oppure si è preferito anticipare gli eventi per raccogliere consenso? Perché, dopo settimane di proclami, oggi regna il silenzio?
Sono interrogativi legittimi e non sono polemica fine a se stessa, sono le stesse domande che si pongono imprenditori turistici, pendolari, studenti e famiglie. Per settimane abbiamo assistito alla solita liturgia della politica italiana, c’è chi ha parlato di risultato storico, chi ha rivendicato il proprio impegno, chi ha attribuito il merito al Governo, chi lo ha attribuito alla Regione, chi ha trasformato un collegamento ferroviario in una bandierina da piantare in vista della prossima campagna elettorale. Poi, però, è arrivata la prova dei fatti e i fatti, purtroppo, sono molto meno generosi dei comunicati stampa.
Nel frattempo è esploso anche uno scontro istituzionale, da una parte il sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture Antonio Iannone sostiene che il collegamento estivo sarebbe venuto meno perché la Regione Campania non avrebbe rifinanziato il servizio attraverso ACaMIR; dall’altra associazioni dei consumatori e operatori del turismo denunciano un grave danno per il territorio e chiedono il ripristino immediato del Frecciarossa. Ma il cittadino dovrebbe davvero interessarsi a chi abbia ragione? Francamente no.
Chi deve partire da Sapri, da Vallo della Lucania-Castelnuovo o da Agropoli non vuole assistere all’ennesimo derby politico, vuole semplicemente sapere se il treno c’è oppure no, vuole comprare un biglietto, vuole programmare una vacanza, vuole raggiungere Milano senza dover affrontare coincidenze, cambi e disagi. È davvero chiedere troppo?
Il problema, infatti, va ben oltre un singolo collegamento ferroviario, qui è in gioco la credibilità delle istituzioni perché ogni volta che viene annunciato un servizio che poi il cittadino non riesce concretamente ad utilizzare, si incrina il rapporto di fiducia tra chi governa e chi subisce le conseguenze delle decisioni.
Il Cilento vive di turismo, lo ripetiamo da anni ogni amministratore lo ricorda durante convegni e tavole rotonde, ogni estate si moltiplicano gli slogan sulla destagionalizzazione, sull’accessibilità, sulla necessità di collegare meglio il territorio con il Nord Italia. Parole condivisibili, ma restano soltanto parole se poi il principale collegamento ad Alta Velocità diventa un rebus.
Quale turista straniero può comprendere una situazione nella quale un treno compare in alcuni documenti e scompare nel momento dell’acquisto? Quale tour operator può costruire pacchetti affidabili se non esiste certezza dei collegamenti? Quale imprenditore può investire serenamente in un territorio dove perfino gli orari ferroviari sembrano diventare materia di interpretazione politica?
La questione assume contorni ancora più paradossali se si considera che proprio negli ultimi anni il Cilento ha investito moltissimo sulla propria immagine turistica. Si parla di mobilità sostenibile, di intermodalità, di turismo lento, di riduzione dell’utilizzo dell’automobile. Obiettivi assolutamente condivisibili, ma come si possono perseguire se manca la certezza dei servizi? Come si convince un turista milanese a lasciare l’auto in garage se poi il collegamento diretto rischia di trasformarsi in una caccia al tesoro?
La sensazione è che, ancora una volta, il Cilento venga ricordato soltanto quando c’è da fare un annuncio, poi, terminate le conferenze stampa, spenti i microfoni e pubblicati i post sui social, tutto torna come prima, anzi peggio. Perché resta l’amarezza di aspettative alimentate e poi deluse, è qui che la politica dovrebbe fermarsi un momento, non per cercare un colpevole ma per assumersi una responsabilità perché se davvero il servizio è stato cancellato per questioni economiche, i cittadini hanno il diritto di saperlo chiaramente.
Se invece il problema è tecnico, organizzativo o commerciale, venga spiegato. Se esiste una data certa per il ripristino, venga comunicata, se invece il collegamento non tornerà, qualcuno abbia il coraggio di dirlo senza continuare ad alimentare illusioni. La trasparenza non è un favore, è un dovere.
Il silenzio, invece, genera soltanto sfiducia ed è proprio la sfiducia il danno più grande molto più della soppressione di un treno perché un territorio che perde fiducia nelle istituzioni diventa inevitabilmente più fragile.
Noi continuiamo a credere che il Cilento meriti collegamenti ferroviari efficienti, stabili e degni di un’area che ogni estate accoglie centinaia di migliaia di visitatori, continuiamo a credere che un Frecciarossa non possa diventare terreno di propaganda, continuiamo a credere che le infrastrutture non debbano essere utilizzate come trofei politici da esibire per qualche settimana e poi dimenticare e soprattutto continuiamo a credere che i cittadini meritino rispetto.
Rispetto significa una cosa molto semplice: annunciare solo ciò che è realmente disponibil perché le fotografie davanti ai manifesti durano un giorno i post celebrativi finiscono presto nel dimenticatoio, le dichiarazioni trionfalistiche vengono sostituite da altre dichiarazioni. Ma i disagi restano e chi resta sul marciapiede, ancora una volta, non è la politica, sono i cittadini del Cilento.



