Salerno è una città che si trova, ancora una volta, nel mirino delle ambizioni politiche di Vincenzo De Luca. L’ex presidente della Regione Campania è al lavoro per quello che immagina sarà il suo trionfale ritorno a Palazzo di Città, ma è lecito chiedersi: davvero abbiamo bisogno di un nuovo capitolo di questa saga? Da decenni, De Luca ha occupato la scena politica salernitana, e ora, con il suo comitato elettorale a pochi passi da Piazza della Concordia, sembra pronto a scrivere un altro atto della sua personale drammaturgia.
La notizia che le liste deluchiane stiano già prendendo forma non sorprende affatto. Cinque liste diverse, dalle storiche Progressisti per Salerno a Salerno per i Giovani, passando per A Testa Alta, Avanti-PSI e Davvero-Ecologia e Diritti: il panorama sembra affollato, ma sotto la superficie si nasconde una verità inquietante. Il simbolo del Partito Democratico, di cui De Luca è un esponente nazionale e che ha come segretario regionale proprio suo figlio Piero, sarà assente. Una mossa calcolata, un tentativo di distaccarsi da un marchio ormai logoro, o forse un modo per sfuggire alle responsabilità di una storia politica che ha visto il Pd in difficoltà? L’assenza del partito non è l’unico aspetto controverso di questo scenario. La lista Popolari e Moderati, presentata dal centrista Aniello Salzano cinque anni fa, si trova ora in una sorta di limbo, in attesa di novità dall’entourage di De Luca. È chiaro che l’arte della mediazione e delle alleanze è parte integrante del gioco politico, ma ci si domanda se queste manovre servano realmente gli interessi di Salerno o solo quelli di un uomo ambizioso che punta a mantenere il suo potere.
Ma chi beneficia realmente di tutto questo? La popolazione salernitana, in continua attesa di cambiamenti concreti, è stanca di vedere sempre gli stessi volti e le stesse dinamiche ripetersi. La promessa di un “grande ritorno” non dovrebbe essere sufficiente a giustificare la ricandidatura di un personaggio la cui permanenza sulla scena politica è stata spesso oggetto di critiche. De Luca ha portato sicuramente alcuni cambiamenti, ma è tempo di chiedersi se siano stati davvero sufficienti a garantire un futuro migliore per Salerno.
Mentre si preparano le liste e i programmi, è fondamentale che i cittadini non si lascino accecare da slogan e promesse. Chiediamoci: vogliamo continuare a dare fiducia a chi ha già avuto tante possibilità e ha fallito nel portare un reale miglioramento per la nostra comunità? Oppure è giunto il momento di voltare pagina e dare spazio a nuove idee e a nuove leadership?
In un periodo in cui il disincanto verso la politica è palpabile, la candidatura di De Luca non può essere vista come una panacea, ma piuttosto come un campanello d’allarme che ci invita a riflettere su cosa significhi realmente governare. Salerno merita leaders capaci di ascoltare e di innovare, non solo di continuare a navigare le acque stagnanti di una politica che ha bisogno di rinnovamento. È ora di guardare oltre il palcoscenico e domandarsi che futuro vogliamo per la nostra città.

