Il trigone viola non è un nuovo arrivato nelle acque del Cilento. Infatti, prima dei due episodi che questa estate hanno riportato l’attenzione sulla specie, c’era già stata una storia diventata simbolica. Nel settembre del 2020, ad Ascea Marina, un esemplare di trigone viola rimase intrappolato con la coda in una busta di plastica e in una lenza. A liberarlo fu personalmente l’allora ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che si trovava sulla spiaggia insieme alla moglie. La vicenda venne raccontata dallo stesso Costa e ripresa da diverse testate nazionali e locali.
Quella storia aveva allora un significato soprattutto ambientale. Il trigone era diventato involontariamente il simbolo dei danni provocati dalla plastica e dai rifiuti abbandonati in mare. Sei anni dopo, lo stesso animale torna invece al centro dell’attenzione per due episodi molto diversi. Questi episodi sono avvenuti lungo la costa cilentana e hanno coinvolto due bagnanti. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno ha infatti avviato un’indagine per fare chiarezza sui ferimenti verificatisi nel mese di luglio tra Pioppi e Palinuro. Un turista svizzero di 55 anni è rimasto ferito nelle acque di Pioppi. Inoltre, un uomo di 76 anni è stato coinvolto alle Saline di Palinuro. Entrambi avrebbero riportato profonde lesioni al polpaccio, accompagnate da un’importante perdita di sangue e da un dolore particolarmente intenso.
In un primo momento si era ipotizzato che le ferite potessero essere state provocate da un pesce balestra o da un sarago maggiore. L’analisi della tipologia delle lesioni avrebbe però portato gli specialisti dell’Unità Operativa di Ittiopatologia verso un’altra ipotesi. Si tratta cioè di quella dell’aculeo seghettato del trigone viola, una struttura difensiva presente sulla lunga coda dell’animale. Il nome scientifico della specie è Pteroplatytrygon violacea. Si tratta di un pesce cartilagineo appartenente alla famiglia dei Dasyatidae, conosciuto anche come pastinaca viola, pastinaca violacea o pastinaca pelagica. La sua caratteristica più evidente è il corpo appiattito, simile a quello di una razza, accompagnato da una lunga coda dotata di uno o più aculei veleniferi.
La particolarità del trigone viola è rappresentata anche dal suo comportamento. A differenza di quanto potrebbe far pensare il nome o la presenza dell’aculeo, non è un animale che cerca il contatto con l’uomo. La letteratura scientifica lo descrive come una specie prevalentemente pelagica, capace di compiere ampi spostamenti nel Mediterraneo e di utilizzare sia l’ambiente pelagico sia quello demersale. Uno studio pubblicato nel 2024 ha seguito per la prima volta attraverso marcatori satellitari gli spostamenti di 17 esemplari nel Mediterraneo occidentale. Questo studio ha evidenziato la capacità della specie di muoversi su differenti livelli della colonna d’acqua. Questo aspetto aiuta a comprendere perché un animale che normalmente trascorre buona parte della propria vita lontano dalla riva possa occasionalmente essere osservato anche lungo le coste frequentate dai bagnanti.
E nel Cilento esiste, come detto, una testimonianza concreta. Il 20 settembre 2020 Sergio Costa si trovava ad Ascea Marina quando notò in acqua qualcosa che si muoveva con difficoltà. Avvicinandosi scoprì che si trattava proprio di un trigone viola. La coda dell’animale era rimasta impigliata in una busta di plastica e in una lenza. Il ministro riuscì a portarlo verso acque più basse e, utilizzando un paio di forbici e prestando attenzione al pungiglione, lo liberò.
L’episodio fece il giro dei giornali perché Costa utilizzò quella vicenda per lanciare un messaggio contro l’abbandono della plastica in mare. Una storia apparentemente piccola, ma significativa. Un animale poco conosciuto dalla maggior parte dei bagnanti del Cilento era diventato il testimone involontario di un problema molto più grande, quello dell’inquinamento marino.
Oggi, però, la domanda è diversa: il trigone viola rappresenta un reale pericolo per chi frequenta le spiagge cilentane? La risposta degli esperti invita alla calma. Il rischio non è legato a un comportamento aggressivo dell’animale, ma alla possibilità di un contatto accidentale. Un trigone che viene calpestato sul fondale o che si sente circondato può reagire istintivamente utilizzando la coda e l’aculeo come strumento di difesa.
Per questo la regola più importante è non cercare mai il contatto. Se si avvista un esemplare, bisogna lasciargli spazio, evitare di inseguirlo o circondarlo e soprattutto non tentare di toccarlo.
Anche il modo di camminare in acqua può contribuire a evitare un incontro ravvicinato. Nei bassi fondali sabbiosi è consigliabile procedere lentamente, strisciando i piedi sul fondo anziché sollevarli e posarli, così da segnalare la propria presenza all’animale e ridurre il rischio di calpestarlo accidentalmente. Questa tecnica, conosciuta in ambito internazionale come “stingray shuffle”, viene indicata tra le principali misure preventive. È utile infatti per evitare lesioni provocate dalle razze e dai trigoni.
Se invece si verifica una puntura, la situazione deve essere affrontata con attenzione. Le lesioni provocate dall’aculeo possono essere profonde, dolorose e sanguinanti. Il primo intervento deve puntare soprattutto a controllare l’emorragia e a risciacquare accuratamente la ferita. Per le lesioni da stingray, le indicazioni mediche prevedono inoltre l’utilizzo di acqua calda, a temperatura tollerabile e senza provocare ustioni, perché il calore può contribuire a inattivare le tossine termolabili e ad attenuare il dolore. Tuttavia, è comunque indispensabile rivolgersi rapidamente a un medico o a un pronto soccorso, soprattutto quando la ferita è profonda, continua a sanguinare o si sospetta che parte dell’aculeo sia rimasta nei tessuti. Una valutazione sanitaria può essere necessaria anche per controllare il rischio di infezione e lo stato della vaccinazione antitetanica. La sua presenza nel Mediterraneo è scientificamente documentata. Tuttavia, la specie ha abitudini più pelagiche rispetto ad altri trigoni e non sembra aver avuto nel Cilento quel ruolo nella pesca tradizionale che hanno avuto specie costiere ben più conosciute. Studi sulla pesca e sulla biologia della specie confermano proprio la sua forte componente pelagica. Proprio per questo la sua cattura avviene soprattutto in modo accidentale nelle attività di pesca.
E forse è proprio questo il dato più interessante, il trigone viola non è un “mostro marino” arrivato improvvisamente sulle coste del Cilento. È un abitante del Mediterraneo che può occasionalmente avvicinarsi alle nostre coste e che, come gran parte della fauna selvatica, deve essere osservato con rispetto e senza inutili allarmismi. Da Ascea a Pioppi, da Palinuro fino alle acque di Marina di Camerota, il messaggio resta quindi semplice. Conoscere il mare significa anche conoscere chi lo abita e rispettare gli animali che lo popolano è il modo migliore per evitare incontri pericolosi.
Il trigone viola, dopo essere stato nel 2020 il protagonista involontario di una storia sulla plastica e sulla salvaguardia del mare, oggi diventa così un nuovo invito a guardare con maggiore attenzione ciò che vive sotto la superficie. Non per avere paura del mare, ma per imparare a viverlo con maggiore consapevolezza.




