La sequenza sismica che ha interessato il Mar Tirreno meridionale nei giorni scorsi ha riacceso l’attenzione sul Marsili, il grande vulcano sottomarino situato nel Tirreno. A chiarire il quadro è intervenuto l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), che il 24 ottobre ha pubblicato un approfondimento dedicato agli eventi sismici registrati nell’area, il messaggio è importante per evitare interpretazioni allarmistiche: secondo l’INGV, non si riscontra una correlazione diretta tra la sequenza sismica e il vulcano Marsili. I terremoti sono riconducibili a un contesto tettonico complesso, caratterizzato dalla presenza di sistemi di faglia e da processi geologici differenti da quelli che alimentano il vulcanismo del Marsili.
La sequenza sismica al largo delle Isole Eolie
Gli eventi sismici sono stati registrati a partire dalla notte del 20 ottobre 2026 nel Tirreno meridionale, a circa 30 chilometri a nord-ovest di Alicudi, nell’arcipelago delle Eolie, la scossa più forte si è verificata il 23 ottobre alle ore 12:19, raggiungendo una magnitudo momento Mw 5.5, con magnitudo locale ML 5.0. L’evento è stato seguito da altre scosse, nell’ambito di una sequenza che ha interessato un’area già nota per la sua attività sismica. Nel suo approfondimento, l’INGV sottolinea che la regione presenta una struttura geologica articolata, legata sia ai processi di convergenza tra le placche sia alle dinamiche di apertura del bacino tirrenico. Si tratta di fenomeni che possono generare terremoti anche significativi senza che ciò implichi necessariamente un cambiamento dell’attività di un vulcano sottomarino.
Perché i terremoti non risultano collegati al Marsili
Il chiarimento dell’INGV si fonda soprattutto sulla differenza tra i meccanismi geologici coinvolti, la sequenza del 23 ottobre è avvenuta in un contesto caratterizzato da un regime tettonico compressivo. Il vulcano Marsili, invece, è associato a un sistema vulcanico legato a processi distensivi, nei quali la crosta terrestre tende ad allontanarsi, questa differenza rappresenta un elemento rilevante per interpretare correttamente gli eventi. La presenza di terremoti nel Tirreno, anche in aree relativamente vicine al vulcano, non costituisce di per sé una prova di una sua riattivazione. L’Istituto ricorda inoltre che il Marsili presenta attività idrotermale ed eventi microsismici a bassissima energia, fenomeni conosciuti e associati al suo sistema vulcanico. Sulla base delle informazioni riportate nell’approfondimento, non emerge una correlazione diretta tra queste caratteristiche e la sequenza sismica di ottobre.
Marsili, un vulcano da studiare senza creare allarmismi
Il Marsili è uno dei più grandi vulcani sottomarini d’Europa e si trova nel Tirreno meridionale. La sua posizione e le sue dimensioni hanno alimentato nel tempo interesse scientifico e preoccupazione nell’opinione pubblica, soprattutto per le ipotesi sui possibili effetti di un’eventuale eruzione, è importante, tuttavia, distinguere tra la pericolosità potenziale di un fenomeno naturale e la presenza di segnali concreti che indichino un cambiamento della sua attività. La precisazione dell’INGV consente di evitare collegamenti automatici tra una sequenza sismica e il vulcano. Non sarebbe scientificamente corretto interpretare ogni terremoto registrato nel Tirreno come un segnale di risveglio del Marsili, così come non è possibile formulare previsioni certe sull’evoluzione futura della sismicità.
La sorveglianza e lo studio dei fenomeni geologici restano fondamentali, ma le valutazioni devono basarsi su dati strumentali, analisi scientifiche e comunicazioni degli enti competenti.
Il precedente approfondimento di CilentoReporter
Il tema era stato affrontato anche da CilentoReporter nel novembre 2021, con l’articolo “Ma il ‘mostro’ sottomarino Marsili è davvero pericoloso?”, dedicato ai rischi potenziali del vulcano e alle informazioni scientifiche disponibili, la nuova analisi dell’INGV offre oggi un ulteriore elemento per affrontare l’argomento con equilibrio: la presenza di una sequenza sismica nel Tirreno non dimostra un rapporto diretto con l’attività del Marsili. Per i lettori del Cilento e delle aree costiere campane, la distinzione è importante, informare sui fenomeni naturali significa anche spiegare ciò che i dati scientifici consentono effettivamente di affermare, evitando titoli che possano generare timori non giustificati dalle evidenze disponibili.





