C’è qualcosa che non torna nel modo in cui, sempre più spesso, viene raccontato il Cilento. Un morso in mare diventa quasi l’assalto di un animale tropicale. Una persona positiva alla Dengue dopo una vacanza diventa, nel titolo, un caso sanitario legato al territorio, un lupo trovato morto sul ciglio di una strada diventa l’ennesimo capitolo di una presunta emergenza predatori e così, giorno dopo giorno, il Cilento rischia di trasformarsi sui giornali in una sorta di enorme giungla mediterranea nella quale il turista dovrebbe entrare a proprio rischio e pericolo.
Pesci assassini, zanzare pericolose, lupi che si aggirano nei territori abitati, manca soltanto il leone dietro la pineta. Il problema non è raccontare questi episodi, il problema è come li si racconta, perché i fatti meritano rispetto, ma anche le parole hanno un peso e quando si parla di un territorio turistico, utilizzare continuamente un linguaggio allarmistico significa contribuire a costruire, nell’immaginario di chi legge da fuori, un’immagine completamente distorta del luogo.
Partiamo dal mare. Nel luglio scorso due bagnanti sono stati morsi al polpaccio in due distinti episodi, a Pioppi e a Palinuro, nel giro di pochi giorni. Un turista svizzero di 55 anni e un uomo italiano di 76 anni hanno riportato ferite profonde e hanno ricevuto assistenza sanitaria, sono fatti reali e certamente degni di cronaca. Ma c’è un particolare che dovrebbe accompagnare ogni titolo e ogni articolo: il pesce responsabile non è stato identificato con certezza. Pesce balestra? Barracuda? Trigone o Un’altra specie? Sono state formulate ipotesi, ma un’ipotesi non può diventare una certezza soltanto perché rende il titolo più suggestivo e allora perché trasformare due episodi, certamente insoliti, nella rappresentazione di un mare diventato improvvisamente pericoloso? Il Cilento ha una costa frequentata da migliaia di persone durante l’estate, due episodi ravvicinati sono una notizia, non sono automaticamente un’emergenza.
Poi è arrivata la Dengue. Un turista residente in Veneto, dopo aver soggiornato a Marina di Camerota tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, è risultato positivo al virus una volta rientrato. L’ASL ha fatto ciò che doveva fare: controlli, monitoraggio e interventi preventivi, ma anche qui c’è una distinzione fondamentale: non è stato dimostrato che il turista abbia contratto la Dengue nel Cilento. La semplice presenza di una persona positiva dopo un soggiorno non dimostra il luogo nel quale è avvenuto il contagio, l macchina sanitaria ha fatto bene ad attivarsi, ma un protocollo preventivo non equivale automaticamente a un’emergenza sanitaria, una persona positiva non significa che un territorio sia diventato un focolaio e soprattutto la Dengue non è diventata una “malattia del Cilento” perché un turista ha trascorso qui alcuni giorni.
Poi arriviamo alla giovane lupa trovata morta lungo la strada tra Gioi e Omignano. Una femmina di lupo di appena due anni è stata trovata senza vita ai margini della carreggiata. La segnalazione degli automobilisti ha consentito di attivare le procedure previste e di coinvolgere gli organismi competenti. Una notizia triste, una notizia ambientale, una notizia che dovrebbe ricordarci soprattutto quanto sia delicato il rapporto tra fauna selvatica e viabilità, ma anche qui bisogna distinguere. La presenza del lupo nel territorio del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni non è una novità. Il lupo è parte della fauna selvatica del territorio.
Diverso è il problema degli allevatori quando si verificano predazioni documentate, quello è un tema serio, gli allevatori hanno diritto a tutela, prevenzione, risarcimenti e risposte concrete. Ma un avvistamento non è un’aggressione, un lupo fotografato non è un branco che sta assediando un paese e un animale trovato morto sulla strada non dimostra l’esistenza di un’emergenza per la sicurezza pubblica. Se proprio vogliamo parlare di emergenza faunistica, però, forse sarebbe il caso di guardare nella direzione giusta, perché nel Cilento esiste un problema che non ha bisogno di titoli sensazionalistici. Non corre furtivamente nei boschi, non compare soltanto in una fotografia, non viene avvistato una volta ogni tanto. Il vero problema, per agricoltori, automobilisti e cittadini, è il cinghiale. La loro proliferazione è ormai una questione concreta e documentata, non lo dice soltanto chi scrive sui giornali.
Nell’agosto 2026 Confagricoltura Salerno ha denunciato una situazione definita non più ordinaria, con gravi danni alle aziende agricole della provincia, alle colture e alle infrastrutture rurali, oltre a crescenti rischi per la sicurezza degli operatori e dei cittadini e ai frequenti incidenti stradali provocati dalla fauna selvatica e la questione è arrivata anche sui tavoli della Regione Campania. Ad agosto è stato istituito un tavolo tecnico permanente sull’emergenza cinghiali, con la partecipazione di istituzioni, ASL, università, Carabinieri Forestali, Anci, organizzazioni agricole, enti parco e altri soggetti competenti. Tra gli obiettivi dichiarati ci sono il monitoraggio del fenomeno, la tutela delle produzioni agricole e la sicurezza dei cittadini. Questa sì che è una questione che merita attenzione. Perché un cinghiale non è soltanto il selvatico che rovista nei campi, è quello che può devastare un uliveto, entra nei vigneti, distrugge coltivazioni e terreni, danneggia muri a secco e infrastrutture rurali ed è anche quello che può comparire improvvisamente sulla carreggiata.
E allora proviamo per un momento a immaginare la scena: È sera, un automobilista percorre una strada del Cilento, una curva, un branco attraversa improvvisamente la carreggiata, oppure un grosso esemplare sbuca dalla vegetazione. Non c’è il tempo di chiedersi se sia un lupo, un cinghiale o un altro animale, c’è, forse, soltanto il tempo di frenare. E se sei in moto? Se sei in bicicletta? Se hai davanti al paraurti un animale di decine di chili? Il problema diventa immediatamente un problema di sicurezza e non è una paura teorica. Proprio nei giorni scorsi, in provincia di Verona, un ciclista di 55 anni è morto dopo aver investito un cinghiale ed essere caduto riportando un gravissimo trauma cranico. L’incidente è avvenuto dopo che l’uomo si era trovato improvvisamente davanti tre cinghiali.
Non è il Cilento, certo ed è proprio questa la precisazione che va fatta, non possiamo trasformare un incidente avvenuto altrove nella prova di un’emergenza locale, ma possiamo utilizzarlo per comprendere concretamente quale sia il rischio rappresentato dalla presenza incontrollata degli ungulati sulle strade. Nel Cilento, peraltro, il problema è tutt’altro che nuovo.
Già nel 2025 Confagricoltura Salerno denunciava la presenza sempre più consistente dei cinghiali nei comuni del Parco e i danni alle coltivazioni, citando in particolare il fico bianco del Cilento, ma anche meli, peri, uve autoctone e altre produzioni. Venivano inoltre segnalati danni al sottobosco, ai muri a secco e alla tenuta dei territori rurali e nel giugno di quest’anno un cinghiale è arrivato addirittura sulla spiaggia di Agropoli, entrando in acqua tra i bagnanti. La fotografia è curiosa, il fenomeno, però, lo è molto meno.
Ecco allora la domanda che dovremmo porci: Perché un lupo morto sulla strada diventa immediatamente un “allarme”, mentre la proliferazione dei cinghiali, che produce danni alle aziende agricole e può rappresentare un rischio concreto per la circolazione, viene troppo spesso trattata come una normalità con cui convivere? Questa è una domanda legittima e, badate bene, non significa demonizzare il cinghiale, significa chiedere una gestione seria della fauna selvatica, perché tutela dell’ambiente non significa lasciare che una specie proliferata oltre livelli compatibili provochi danni senza affrontare il problema.
E gestione della fauna non significa nemmeno sterminio, significa dati, monitoraggio, prevenzione, controllo, interventi coordinati, risarcimenti adeguati, sicurezza stradale, protezione adeguata e sovvenzionata delle colture e soprattutto una strategia che metta attorno allo stesso tavolo istituzioni, agricoltori, enti parco, tecnici, associazioni e cittadini.
Il Cilento non ha bisogno di scegliere tra proteggere la fauna e proteggere le persone, ha bisogno di una politica seria capace di fare entrambe le cose, per questo continuo a ritenere fuori luogo trasformare ogni avvistamento di un lupo in una sorta di emergenza territoriale. Il lupo merita tutela, gli allevatori e gli agricoltori meritano tutela, i cittadini meritano sicurezza.
Non sono esigenze incompatibili, il problema nasce quando la cronaca perde le proporzioni, quando il singolo episodio viene trasformato in fenomeno, quando l’eccezione diventa la regola, quando il titolo prende il posto dei fatti.
Il Cilento non è una giungla, è un territorio complesso, fragile e bellissimo, nel quale convivono persone, agricoltura, turismo e fauna selvatica, raccontiamolo per quello che è senza nascondere i problemi ma anche senza inventarne altri, perché informare non significa spaventare significa distinguere ciò che è curioso da ciò che è pericoloso, ciò che è eccezionale da ciò che è realmente emergenziale. E oggi, se vogliamo parlare seriamente di fauna selvatica e sicurezza nel Cilento, forse dovremmo parlare molto meno del lupo trovato morto e molto di più del cinghiale che può attraversare una strada quando meno te lo aspetti, perché il vero giornalismo non deve cercare la giungla dove non c’è, deve avere il coraggio di raccontare i problemi dove davvero esistono.





