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De Luca e la sicurezza, multe fino a 20mila euro ai genitori dei minori: la linea dura basta a risolvere il problema?

Il sindaco di Salerno propone sanzioni economiche per le famiglie dei dodicenni coinvolti in episodi di violenza e invoca una repressione più incisiva. Sicurezza, responsabilità educativa e prevenzione tornano al centro del dibattito politico.

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«Stabiliamo una misura immediata, diecimila o ventimila euro di sanzione, in maniera tale che anche il ragazzino cominci ad avere la percezione del danno che procura anche ai suoi cari». È uno dei passaggi più significativi dell’intervento con cui Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno ed ex presidente della Regione Campania, è tornato a pronunciarsi sulla violenza giovanile e sulla necessità di una risposta più severa da parte delle istituzioni.

Le dichiarazioni, diffuse attraverso il suo consueto appuntamento sui social e riprese dall’agenzia Adnkronos il 24 ottobre, arrivano dopo gli episodi di violenza verificatisi a Milano e nel quadro delle nuove misure sulla sicurezza annunciate dal Governo. La posizione di De Luca è netta: chi commette atti violenti deve essere chiamato a risponderne, mentre le famiglie dei minorenni più giovani dovrebbero essere coinvolte anche sul piano economico. Ma dietro la proposta si apre una questione politica più ampia: quanto può essere efficace una strategia fondata sull’inasprimento delle sanzioni, se non è accompagnata da un investimento altrettanto deciso nell’educazione, nella prevenzione e nel recupero dei ragazzi?

La proposta: sanzioni economiche per i genitori

De Luca parte da una distinzione anagrafica. A suo giudizio, già a 15 o 16 anni un ragazzo è in grado di distinguere il bene dal male e deve quindi essere responsabilizzato per le proprie azioni. Più complesso, invece, il caso dei minori di 11 o 12 anni, per i quali il sindaco riconosce la difficoltà di individuare una risposta adeguata. La soluzione prospettata consiste nell’introdurre una sanzione immediata a carico dei genitori, nell’ordine di 10.000 o 20.000 euro, quando un dodicenne venga identificato mentre compie atti violenti o danneggia beni altrui.

L’obiettivo dichiarato è duplice: responsabilizzare gli adulti e far comprendere al minore che le proprie azioni producono conseguenze anche sulla famiglia. La proposta, tuttavia, non va confusa con una multa automaticamente applicabile in ogni circostanza. L’eventuale sanzione forfettaria di quell’importo è una posizione espressa da De Luca, non una misura che si possa considerare già vigente sulla base delle sue dichiarazioni.

Responsabilità dei genitori: il problema esiste già, ma la risposta non è automatica

Il tema della responsabilità delle famiglie non è nuovo nell’ordinamento italiano. L’articolo 2048 del Codice civile disciplina la responsabilità dei genitori per i danni causati dai figli minori non emancipati, nei presupposti previsti dalla norma. La responsabilità civile, però, non equivale a una sanzione amministrativa automatica di importo fisso.

È una distinzione fondamentale. Risarcire un commerciante per una vetrina distrutta significa compensare, secondo le regole applicabili, un danno effettivamente provocato. Stabilire invece una multa di 10.000 o 20.000 euro indipendentemente dal valore del danno significherebbe introdurre un meccanismo diverso, che richiederebbe una precisa base normativa e garanzie adeguate.

Si pone anche una questione di equità: una somma del genere avrebbe un peso molto diverso per una famiglia benestante e per una famiglia che fatica ad arrivare alla fine del mese. La sanzione deve certamente essere credibile, ma il suo disegno dovrebbe tenere conto dei principi di proporzionalità, delle responsabilità effettivamente accertate e delle garanzie previste dalla legge, la questione politica, dunque, non è se le famiglie debbano essere responsabilizzate. È come farlo senza trasformare una giusta esigenza di legalità in un meccanismo che rischi di colpire in modo sproporzionato persone e situazioni differenti.

La linea dura e il richiamo alla repressione

L’intervento del sindaco non si limita alle sanzioni economiche. De Luca ha chiesto una risposta dura e immediata contro chi devasta le città e aggredisce le forze dell’ordine, sostenendo che gli agenti debbano poter utilizzare gli strumenti difensivi in dotazione. Nel passaggio più controverso, ha descritto la manganellata come una lezione capace di non essere dimenticata. Una formulazione che sposta il dibattito dal legittimo contrasto alla violenza al significato attribuito all’uso della forza pubblica. Le forze dell’ordine devono essere messe nelle condizioni di lavorare con efficacia, tutelate quando operano nel rispetto della legge e sostenute dalle istituzioni. Ma la loro autorevolezza non dipende dalla possibilità di usare la forza senza preoccupazioni: dipende dalla capacità di intervenire con tempestività, professionalità e proporzionalità.

La repressione dei reati è una funzione essenziale dello Stato. Non può però diventare una scorciatoia retorica che sostituisca la discussione su come prevenire le violenze e rendere più sicure le città.

La sicurezza non può essere soltanto una questione di multe

Il problema della violenza giovanile non si risolve ignorando le responsabilità individuali. Chi aggredisce, danneggia o mette in pericolo altre persone deve essere individuato e chiamato a rispondere delle proprie azioni secondo le regole applicabili, ma sarebbe altrettanto semplicistico immaginare che una sanzione elevata sia, da sola, sufficiente a impedire che un ragazzo partecipi a un’aggressione o a un atto vandalico. Occorre interrogarsi sulle condizioni in cui maturano determinati comportamenti: disagio sociale, emulazione del gruppo, assenza di punti di riferimento, difficoltà educative e incapacità di riconoscere il valore delle regole. Non sono spiegazioni che cancellano la responsabilità, ma elementi che una politica seria dovrebbe considerare per ridurre il rischio che gli episodi si ripetano.

La prevenzione richiede scuole sostenute nel loro ruolo educativo, servizi sociali capaci di intercettare le situazioni più difficili, spazi di aggregazione, attività sportive accessibili e percorsi di recupero per i minori che manifestano comportamenti problematici. Sono interventi meno immediati da annunciare rispetto a una multa da 20.000 euro. Ma il loro valore va misurato sulla capacità di evitare nuove aggressioni, non sulla forza di una dichiarazione destinata a suscitare consenso o polemiche.

Il ruolo delle famiglie, della scuola e delle istituzioni

Lo stesso De Luca, nel suo intervento, ha riconosciuto la necessità di un lavoro di lungo periodo: offrire modelli positivi ai giovani, sostenere gli insegnanti, coinvolgere parrocchie, associazioni sportive e volontariato e impedire che un’intera generazione venga lasciata a se stessa., è un passaggio importante, perché amplia il ragionamento oltre la dimensione punitiva. La famiglia ha un ruolo centrale, ma non può essere considerata l’unico soggetto chiamato a rispondere di ogni problema educativo. Anche la scuola, gli enti locali, i servizi territoriali e le istituzioni nazionali hanno responsabilità precise, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze.

La politica dovrebbe riuscire a tenere insieme due esigenze che non sono in contraddizione: proteggere chi subisce violenze e offrire ai giovani una possibilità concreta di correggere i propri comportamenti, un minore che danneggia un negozio deve comprendere la gravità del gesto. Ma deve anche essere messo nelle condizioni di capire perché quel comportamento è sbagliato e come assumersi responsabilità reali. Il risarcimento del danno, quando dovuto, può rappresentare uno strumento concreto di responsabilizzazione; la certezza dell’intervento delle autorità può avere una funzione deterrente; il recupero educativo può contribuire a evitare che la condotta si ripeta.

La questione politica: fermezza o propaganda della fermezza?

Le parole del sindaco di Salerno si inseriscono in una stagione in cui la sicurezza è diventata uno dei temi centrali del confronto politico nazionale. Di fronte a episodi di violenza che alimentano paura e indignazione, la richiesta di interventi immediati è comprensibile. I cittadini hanno diritto a vivere in città sicure, i commercianti a lavorare senza temere devastazioni e gli agenti a operare senza essere aggrediti, proprio per questo, però, la discussione merita qualcosa di più di slogan e contrapposizioni.

La fermezza non si misura soltanto dall’entità di una multa o dalla durezza delle parole pronunciate contro chi sbaglia. Si misura dalla capacità di individuare i responsabili, applicare le norme, tutelare le vittime, risarcire i danni quando previsto e impedire che le stesse situazioni si ripetano. Una proposta politica credibile dovrebbe chiarire chi applica la sanzione, sulla base di quali presupposti, con quali garanzie e con quali strumenti per evitare conseguenze sproporzionate. Dovrebbe inoltre spiegare come integrare la repressione con la prevenzione e quali risorse destinare ai servizi educativi e sociali. Senza queste risposte, il rischio è che il dibattito rimanga confinato alla dimensione simbolica: una dichiarazione forte oggi, un’altra emergenza domani, senza un cambiamento strutturale nella capacità delle istituzioni di affrontare il problema.

La conclusione: lo Stato deve essere autorevole, non soltanto severo

La proposta di De Luca riporta al centro una domanda che la politica non può eludere: come si ristabilisce il rispetto delle regole quando anche giovanissimi diventano protagonisti di episodi di violenza? La risposta non può essere l’impunità. Ma non può nemmeno ridursi alla convinzione che punizioni sempre più pesanti producano automaticamente maggiore sicurezza, uno Stato autorevole è quello che interviene, accerta le responsabilità e tutela le vittime. È anche quello che distingue le situazioni, rispetta le garanzie e investe nella prevenzione. La responsabilità delle famiglie va affrontata con serietà, ma senza presumere che ogni genitore sia automaticamente colpevole del comportamento del figlio o che una sanzione economica elevata possa sostituire ogni altra forma di intervento.

La vera sfida politica è trovare un equilibrio tra legalità, giustizia ed educazione. Perché la sicurezza non è soltanto punire chi ha sbagliato: è costruire le condizioni affinché sempre meno persone arrivino a farlo e su questo terreno, più che sull’annuncio di una multa da ventimila euro, si misurerà la capacità della politica di dare risposte concrete ai cittadini.

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Paolo Giaquinto
Paolo Giaquinto
Giornalista professionista dal 2018, Paolo Giaquinto collabora con alcune testate nazionali e segue con particolare attenzione l'attualità politica. Appassionato di politica e dinamiche istituzionali, cura la sezione Politica di CilentoReporter.it, raccontando fatti, protagonisti e scenari del territorio con attenzione e spirito di analisi. Il suo lavoro unisce esperienza giornalistica e interesse per la vita pubblica, con l'obiettivo di offrire ai lettori un'informazione chiara e puntuale sui temi politici che riguardano il Cilento e la provincia di Salerno.
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