La crisi politica di Capaccio Paestum è arrivata al punto di non ritorno. Dopo appena 15 mesi di mandato, l’amministrazione guidata da Gaetano Paolino è stata sfiduciata da nove consiglieri comunali che hanno sottoscritto l’atto davanti al notaio Luigia La Greca di Agropoli, successivamente protocollato al Comune. La decisione determina la conclusione anticipata dell’esperienza amministrativa e apre la strada alla fase commissariale in attesa delle prossime elezioni.
A firmare la sfiducia sono stati Angelo Quaglia, Antonio Agresti, Igor Ciliberti, Maria Rosaria Giuliano, Antonio Mastrandrea, Gianmarco Scairati, Eustachio Voza, Adele Renna e Simona Corradino. La rottura era maturata da tempo all’interno della maggioranza, tra contrasti sulla gestione amministrativa, sul turismo, sulla trasformazione della Paistom e sulla vicenda del Piano Urbanistico Comunale. La crisi si è ulteriormente aggravata nei giorni precedenti alla sfiducia, anche dopo la mancata approvazione dell’assestamento di bilancio.
Di fronte alla conclusione anticipata del mandato, Gaetano Paolino ha scelto di affidare alla cittadinanza una lunga riflessione, dai toni netti, sintetizzata in una frase destinata a rappresentare la sua posizione politica: “A testa alta. La dignità non ha prezzo”. L’ex sindaco sostiene di non aver mai accettato ricatti e di aver respinto con fermezza quelle che definisce richieste inopportune e non accoglibili, assumendosi fino in fondo la responsabilità delle proprie scelte. Paolino ringrazia quindi i cittadini che in queste ore gli hanno manifestato solidarietà e apprezzamento, rivendicando il lavoro svolto nei quindici mesi di amministrazione insieme agli assessori e ai consiglieri rimasti al suo fianco. Nella sua ricostruzione, la fine anticipata dell’esperienza amministrativa non sarebbe il risultato di una semplice divergenza politica, ma la conseguenza di una contrapposizione diventata progressivamente più profonda.
L’ex primo cittadino punta soprattutto l’attenzione sulla situazione particolarmente delicata nella quale si trova Capaccio Paestum. Secondo Paolino, il Comune stava affrontando un percorso complesso legato alla procedura prevista dall’articolo 143 del TUEL e al risanamento finanziario dell’Ente. Nella sua lettura, l’interruzione dell’azione amministrativa rischierebbe di compromettere il percorso intrapreso, dopo le attività di cosiddetto “self cleaning” messe in campo per evitare lo scioglimento dell’Ente per infiltrazioni mafiose e arrivare alla fase di monitoraggio e prescrizione. Si tratta di una ricostruzione che l’ex sindaco affida alla valutazione dei cittadini e degli organi competenti.
Nel bilancio dei quindici mesi, Paolino rivendica inoltre l’avvio del percorso di risanamento del disavanzo, la razionalizzazione della spesa pubblica e il contrasto agli sprechi. Legalità, trasparenza e rispetto delle regole, afferma, sarebbero stati i principi alla base dell’azione amministrativa, insieme all’obiettivo di riportare la situazione finanziaria dell’Ente, in predissesto dal 2024, entro condizioni di maggiore sicurezza. Ampio spazio viene dedicato anche alle opere pubbliche. Secondo il bilancio tracciato dall’ex sindaco, diversi interventi precedentemente fermi o incompiuti sarebbero stati rimessi in movimento attraverso modifiche procedurali, accelerazioni burocratiche e interventi finalizzati a evitare la perdita dei finanziamenti. Tra le opere citate figurano l’ex Cinema Myriam, per il quale sarebbero stati appostati ulteriori 3 milioni di euro, i lavori di Via Italia e Viale della Repubblica, gli interventi al Cafasso, a Capo di Fiume e al Varco Cilentano, la palestra nella cupola geodetica di Torre/Licinella e le attività preliminari legate al sottopasso di Paestum.
Particolare attenzione viene riservata anche all’Area PIP di località Sabatella, dove, secondo Paolino, in quindici mesi sarebbero stati assegnati circa 20 nuovi lotti dopo anni di difficoltà. A questo si aggiungerebbe la richiesta di 12 milioni di euro per il completamento delle infrastrutture, delle strade e dell’illuminazione, oltre al progetto da circa 8 milioni di euro per la messa in sicurezza del fiume Sele.
Nel suo bilancio, l’ex sindaco indica poi una serie di finanziamenti ottenuti attraverso bandi regionali e nazionali, per un valore complessivo che quantifica in circa 30 milioni di euro. Tra gli interventi vengono citati i finanziamenti per Santa Venere e Torre di Mare, l’adeguamento sismico e strutturale del Next Ex Tabacchificio, la rifunzionalizzazione della rete fognaria e l’ammodernamento del depuratore di Varolato, la messa in sicurezza del costone roccioso vicino al cimitero del Capoluogo, lo stadio Mario Vecchio, i beni confiscati, i nuovi asili, il progetto turistico “P.A.C.E. – Dai Templi di Paestum ai Borghi” e lo scuolabus elettrico. Anche il turismo rappresenta uno dei punti sui quali Paolino concentra la propria rivendicazione. Secondo i dati del portale PayTourist richiamati dall’ex sindaco, nel 2025 Capaccio Paestum avrebbe raggiunto 538.088 presenze nelle strutture ricettive, rispetto alle 387.929 del 2024. Nel 2026, sempre secondo i dati citati, le presenze avrebbero già raggiunto quota 518.060 nel mese di agosto, con una proiezione annuale indicata in oltre 700 mila presenze. Numeri che Paolino collega alle politiche di pianificazione e promozione territoriale messe in campo dall’amministrazione.
La sua ricostruzione tocca anche la gestione delle risorse idriche. L’obiettivo dichiarato sarebbe stato quello di garantire al Capoluogo un’estate 2026 senza le criticità di approvvigionamento degli anni precedenti, attraverso interventi sulle fonti disponibili e nuove trivellazioni finalizzate alla ricerca di ulteriori risorse.
Sul fronte del lavoro, infine, uno dei passaggi più significativi riguarda la Paistom Srl. Paolino rivendica l’impegno per la stabilizzazione di oltre cento dipendenti e operai, definendola un’operazione di particolare valore sociale perché avrebbe consentito ai lavoratori di uscire dalla logica delle proroghe e delle incertezze occupazionali. L’ex sindaco esprime però preoccupazione per le possibili conseguenze della sfiducia sulla programmazione della società e sul percorso di stabilizzazione.
La vicenda politica, tuttavia, resta caratterizzata da due narrazioni profondamente differenti. Da una parte c’è quella dell’ex sindaco, che parla di dignità, legalità, risultati amministrativi e di richieste che non avrebbe potuto accettare; dall’altra quella dei consiglieri che hanno firmato la sfiducia, alcuni dei quali hanno contestato l’assenza di dialogo, una gestione ritenuta eccessivamente accentratrice, la gestione della stagione turistica, la Paistom e il PUC. Il passaggio politico è dunque tutt’altro che chiuso. La firma dei nove consiglieri ha determinato la fine anticipata dell’amministrazione, ma apre ora una nuova fase per Capaccio Paestum. Si attende l’iter istituzionale che porterà alla gestione commissariale e, successivamente, alle nuove elezioni.
Resta soprattutto una domanda politica: quale sarà il giudizio della città su questi quindici mesi e sulle ragioni che hanno portato una maggioranza eletta appena nel 2025 a interrompere così presto il proprio percorso? La risposta arriverà anche dal voto, ma nel frattempo il confronto pubblico è destinato a proseguire. Paolino, nel suo intervento, sembra aver già scelto la chiave con cui vuole consegnare alla città la propria esperienza amministrativa: a testa alta, rivendicando le scelte compiute e lasciando al tempo e ai cittadini il compito di giudicarle.





