C’è un patrimonio archeologico che racconta secoli di storia degli Alburni e che, in parte, resta ancora lontano dalla piena fruizione del pubblico. È da questa consapevolezza che nasce “Tracce – Archeologie visibili e invisibili”, il progetto promosso dai Comuni di Roscigno e Bellosguardo, con l’obiettivo di mettere in rete le testimonianze archeologiche dei due territori e trasformarle in un sistema culturale più accessibile, contemporaneo e condiviso.
L’iniziativa si inserisce nell’ambito dell’avviso “Cultura nei piccoli comuni” promosso dal Ministero della Cultura, attraverso la Direzione Generale Creatività Contemporanea. Il bando è rivolto ai Comuni con meno di 25 mila abitanti e nasce con l’obiettivo di sostenere la vitalità culturale dei piccoli centri, rafforzare le comunità locali, contrastare la marginalizzazione delle aree interne e favorire nuove modalità di accesso al patrimonio culturale. Tra le finalità dell’avviso rientrano anche l’utilizzo delle tecnologie digitali e la costruzione di reti tra amministrazioni, enti di ricerca, soggetti culturali e organizzazioni del territorio, in questo quadro, Roscigno assume il ruolo di Comune capofila, mentre Bellosguardo partecipa alla costruzione di un percorso comune destinato a collegare patrimoni, ricerche e testimonianze che appartengono alla stessa storia territoriale.
Il progetto punta in particolare a lavorare su quella parte dell’archeologia locale che ancora non riesce a essere pienamente conosciuta e visitata. Da qui il significato del titolo “Archeologie visibili e invisibili”: da una parte i siti e i reperti già conosciuti e valorizzati, dall’altra le testimonianze conservate, gli oggetti non esposti, i risultati delle ricerche e quei beni che possono diventare accessibili attraverso nuovi strumenti di divulgazione. Roscigno dispone di un patrimonio archeologico di particolare interesse, con il sito di Monte Pruno, sul quale gli studi hanno documentato una lunga frequentazione tra l’età arcaica e l’età ellenistica. Il sito, situato nell’area degli Alburni e nell’entroterra dell’antica Poseidonia, è stato oggetto anche delle campagne di ricerca dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Gli scavi condotti tra il 2017 e il 2021 hanno permesso, tra l’altro, di approfondire la conoscenza della cinta muraria dell’antico insediamento e delle soluzioni architettoniche adottate dagli abitanti per adattare le fortificazioni alla particolare conformazione del pianoro.
La storia delle ricerche a Monte Pruno affonda però le proprie radici molto più indietro nel tempo. L’interesse archeologico per l’area si sviluppò già negli anni Venti del Novecento grazie anche all’attività di due medici del territorio, Serafino Marmo di Bellosguardo e Silvio Resciniti di Roscigno, che si interessarono ai ritrovamenti effettuati localmente. Nel 1938 una campagna di scavi portò alla scoperta di una importante tomba principesca, il cui ricco corredo è oggi conservato presso il Museo Archeologico Provinciale di Salerno. Il legame tra Roscigno e Bellosguardo, dunque, non è soltanto amministrativo, è una relazione che affonda le proprie radici nella stessa storia delle ricerche archeologiche degli Alburni.
Anche Bellosguardo presenta infatti testimonianze che contribuiscono a delineare la presenza di comunità antiche nella Valle del Calore. La documentazione territoriale ricorda il rinvenimento, durante lavori per la costruzione di un edificio scolastico, di alcune tombe databili tra il IV e il III secolo avanti Cristo. Sono inoltre ricordati ritrovamenti di monete italiote, ceramiche e ambre, elementi che testimoniano la complessità dei rapporti e degli insediamenti presenti nell’area in epoca antica, è proprio questa ricchezza, unita alla necessità di rendere maggiormente accessibili le testimonianze, a costituire il punto di partenza di “Tracce”.
Il programma prevede attività di ricerca, percorsi espositivi, contenuti audiovisivi e strumenti digitali, con l’obiettivo di superare i limiti della fruizione tradizionale. La tecnologia potrà così diventare uno strumento per raccontare reperti, siti e contesti anche quando questi non siano direttamente visitabili o quando gli oggetti non possano essere materialmente esposti, non si tratta quindi soltanto di costruire una nuova esposizione, ma di creare una modalità diversa di raccontare l’archeologia degli Alburni. Digitalizzazione, contenuti multimediali e strumenti audiovisivi possono infatti permettere di ricostruire ambienti, raccontare le campagne di scavo, contestualizzare i reperti e accompagnare residenti e visitatori nella lettura di un territorio stratificato.
L’obiettivo è anche quello di coinvolgere enti di ricerca, associazioni del Terzo Settore e altre realtà locali, creando una rete stabile attorno al patrimonio archeologico. Un’impostazione che risponde pienamente alla filosofia del bando ministeriale, che incoraggia forme di collaborazione tra amministrazioni pubbliche, istituzioni formative e di ricerca, organizzazioni della società civile e altri soggetti territoriali. La prospettiva è dunque quella di trasformare l’archeologia in uno strumento di conoscenza, ma anche di sviluppo culturale e territoriale. Il patrimonio storico può diventare un elemento capace di rafforzare l’identità delle comunità e, allo stesso tempo, contribuire a costruire nuove occasioni di attrattività per le aree interne.
Il progetto arriva, inoltre, in una fase nella quale Roscigno sta cercando di rafforzare la propria strategia di valorizzazione culturale. La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino ha recentemente sottolineato il ruolo dell’area di Monte Pruno all’interno dei percorsi di rigenerazione territoriale di Roscigno, evidenziando anche la ripresa delle attività di ricerca archeologica dell’Università Federico II come possibile elemento di attrattività. “Tracce” potrebbe quindi rappresentare un ulteriore tassello di una strategia più ampia: collegare Roscigno Vecchia, Monte Pruno, i musei e le testimonianze archeologiche locali attraverso una narrazione capace di unire storia, ricerca e innovazione.
La sfida sarà trasformare un patrimonio spesso conosciuto soprattutto dagli studiosi in una risorsa comprensibile e accessibile a un pubblico più ampio. Il valore dell’iniziativa, infatti, non risiede soltanto nella conservazione dei reperti, ma nella capacità di raccontare ciò che rappresentano per la storia degli Alburni e del Cilento, in quest’ottica, l’archeologia diventa una sorta di filo conduttore tra passato e futuro: le “tracce” del passato possono diventare strumenti per costruire nuove forme di conoscenza e nuove opportunità per il territorio.
Il progetto si inserisce, infine, in una politica nazionale che considera la cultura uno degli strumenti attraverso cui contrastare lo spopolamento e la marginalizzazione dei piccoli centri. L’avviso “Cultura nei piccoli comuni”, pubblicato nel giugno 2026, punta infatti a migliorare l’accessibilità e la fruizione del patrimonio e a favorire la nascita di reti territoriali durature.
Per Roscigno e Bellosguardo la sfida sarà ora dare concretezza a questa visione, facendo emergere ciò che ancora oggi è poco conosciuto e costruendo un sistema archeologico condiviso degli Alburni, nel quale ricerca scientifica, memoria locale e nuove tecnologie possano dialogare, un patrimonio antico, dunque, per una nuova idea di futuro: è questo il senso più profondo di “Tracce – Archeologie visibili e invisibili”.





