Ammonta a oltre 1,5 milioni di euro il valore dei beni immobili sequestrati a Policastro Bussentino, frazione del comune di Santa Marina, nell’ambito di una vasta indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Lagonegro su una presunta lottizzazione abusiva in un’area agricola di pregio ambientale e paesaggistico. Nella mattinata di lunedì 8 giugno, i militari della Guardia di Finanza della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Lagonegro, con il supporto dei Carabinieri Forestali del Reparto di Vallo della Lucania e dei Carabinieri della Stazione di Vibonati, hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Lagonegro.
Il decreto riguarda sei fabbricati ancora in fase di costruzione, per un totale di oltre quindici unità abitative, situati nella località Isca dei Macelli che secondo le stime degli investigatori, una volta completate avrebbero raggiunto un valore superiore al milione e mezzo di euro.
L’inchiesta e le ipotesi di reato
L’indagine, guidata dal procuratore Giuseppe Cacciapuoti, ipotizza i reati di lottizzazione abusiva cosiddetta “mista”, falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale, complessivamente risultano indagate 32 persone tra lottizzatori, progettisti, direttori dei lavori, acquirenti, venditori, procuratori speciali e responsabili pro tempore dell’Ufficio Tecnico comunale che, a vario titolo, avrebbero preso parte alle operazioni finite sotto la lente della magistratura.
Le investigazioni hanno avuto origine da una perizia tecnica finalizzata a verificare la situazione delle aree agricole del territorio comunale che, nel tempo, avrebbero perso il proprio carattere rurale in contrasto con gli strumenti urbanistici vigenti. Da tali accertamenti sarebbe emerso un articolato meccanismo di trasformazione urbanistica sviluppatosi nell’arco di circa quindici anni.
L’area agricola trasformata in quartiere residenziale
Secondo l’ipotesi investigativa, al centro della vicenda vi sarebbe un’area di circa 24.276 metri quadrati classificata dal Piano Regolatore Generale come “Zona Agricola E”, originariamente priva di edificazioni, qui gli inquirenti ritengono che il terreno sia stato dapprima frazionato in 18 lotti, successivamente ceduto attraverso numerosi atti di compravendita stipulati tra il 2008 e il 2023 e infine interessato da interventi edilizi autorizzati mediante titoli ritenuti viziati all’origine.
La Procura contesta in particolare una presunta errata classificazione urbanistica dei terreni. Secondo gli accertamenti, alcune aree sarebbero state considerate come “Zona E2”, caratterizzata da un indice di edificabilità più elevato, anziché come “Zona E1”, che prevede limiti edificatori molto più restrittivi. Tale circostanza avrebbe consentito la realizzazione di volumetrie residenziali fino a dieci volte superiori rispetto a quelle consentite dagli strumenti urbanistici comunali.
Le opere, inoltre, sarebbero state successivamente interessate da varianti in corso d’opera finalizzate al cambio di destinazione d’uso da agricola a residenziale, in assenza delle necessarie verifiche tecniche sullo stato effettivo degli immobili.
La tutela del territorio e del paesaggio
Gli investigatori descrivono il risultato dell’operazione come la nascita di un vero e proprio agglomerato residenziale privato in un’area costiera agricola di elevato valore paesaggistico, privo delle opere di urbanizzazione primaria necessarie, quali strade, reti fognarie e servizi essenziali. Una trasformazione che avrebbe comportato un significativo consumo di suolo in un territorio considerato particolarmente delicato dal punto di vista ambientale.
Il Gip del Tribunale di Lagonegro ha ritenuto sussistenti sia il fumus dei reati contestati sia il pericolo concreto che il completamento delle opere o la successiva vendita degli immobili potesse aggravare gli effetti delle presunte condotte illecite. Da qui la decisione di disporre il sequestro preventivo, anche in vista dell’eventuale futura confisca prevista dalla normativa in materia urbanistica, l’operazione si inserisce nel più ampio impegno della Procura di Lagonegro per il contrasto agli abusi edilizi e la tutela del territorio del Cilento, con particolare attenzione alla salvaguardia del suolo agricolo e degli equilibri ambientali lungo la fascia costiera.
Come previsto dalla legge, si ricorda che il provvedimento è stato adottato nella fase delle indagini preliminari e che la responsabilità degli indagati dovrà essere accertata nei successivi gradi di giudizio, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza.



