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Controversie sul soggiorno israeliano a Paestum: la protesta di associazioni e politica, focus su Ofer Winter

Sottotitolo SEO: Vacanze kosher per israeliani in Cilento con ex generale Ofer Winter, appello di associazioni per arresto e mobilitazioni; hotel Ariston smentisce evento.

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Una controversia politica di portata nazionale si è sviluppata intorno a un pacchetto vacanze pubblicizzato da settimane da Pastoral, un’agenzia di viaggi israeliana. Questo pacchetto propone un soggiorno in Cilento dal 31 marzo al 9 aprile, in concomitanza con la Pasqua ebraica. Inoltre, la presenza di un ex generale Israeliano alimenta il dibattito. La meta scelta è Paestum, luogo noto per le sue bellezze archeologiche. Ora però Paestum si trova al centro di un acceso dibattito riguardo ai contenuti e ai protagonisti del viaggio. A riportare l’intera vicenda è il quotidiano Il Manifesto, che ne ha seguito sviluppi e reazioni.

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Secondo la locandina promozionale diffusa sui social dalla Pastoral, la vacanza è stata ideata «con cura per le famiglie che cercano standard elevati, un’osservanza kosher senza compromessi, tranquillità». In evidenza, ma non citato esplicitamente nel testo, compare invece l’hotel Ariston di Paestum, come dimostra la foto pubblicata stessa pagina social. Questo suggerisce che sarà la struttura ricettiva ospitante. Tuttavia, l’hotel ha successivamente smentito categoricamente qualsiasi coinvolgimento diretto nell’organizzazione dell’evento che coinvolge il gruppo Israeliano.

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Il nodo politico è rappresentato dalla partecipazione prevista dell’ex generale israeliano Ofer Winter, annunciato come «relatore speciale» durante alcune escursioni. Queste includeranno anche visite sul Vesuvio e in costiera amalfitana. La sua presenza ha scatenato un coro di proteste da parte di diverse associazioni, tra cui Pax Christi, Bds Italia, Global Movement Gaza e la Rete Università e Ricerca per la Palestina. Di conseguenza, questi gruppi hanno rivolto un appello urgente al ministro della Giustizia Carlo Nordio affinché disponga l’arresto di Winter al suo arrivo in Italia.

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La richiesta si fonda su accuse gravissime relative alla sua carriera militare e politica. Winter è stato accusato di aver invocato la pulizia etnica della Striscia di Gaza e di aver partecipato attivamente alle operazioni militari israeliane del 2014. Queste operazioni furono contraddistinte da attacchi diretti e bombardamenti contro civili. Tali informazioni sono documentate non solo nei rapporti delle Nazioni Unite ma anche nelle indagini di Amnesty International. Ciò conferma così la gravità delle contestazioni.

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L’inserimento di Winter nel contesto delle vacanze israeliane a Paestum ha trasformato un’iniziativa turistica in una vera e propria emergenza politica. Ciò avviene in quanto rischia di rappresentare un endorsement implicito o esplicito del pensiero più estremista presente nello Stato d’Israele. Pap, movimento politico impegnato nella solidarietà con la causa palestinese, ha già annunciato una mobilitazione di protesta locale durante il soggiorno previsto organizzato dal gruppo Israeliano.

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Parallelamente, la Fondazione Hind Rajab – intitolata alla bambina palestinese assassinata a Gaza nel 2024 – ha avviato un’azione legale contro la presenza di Winter, ponendosi come antagonista giudiziaria alla sua visita. L’hotel Ariston, contattato nuovamente, ha ribadito che l’arrivo di Winter e del gruppo israeliano è «falso» e che la prenotazione è stata cancellata. Tuttavia, la fotografia con il riferimento alla struttura alberghiera rimane tuttora visibile sulla pagina social di Pastoral. Questo alimenta così ulteriormente le polemiche.

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Questa vicenda si inserisce in un quadro più ampio di controversie legate alla presenza di turisti israeliani in Italia, spesso soldati o ex militari. Essi scelgono località italiane come mete di “decompressione” dopo periodi di servizio in zone di conflitto. Già la scorsa estate, alcune regioni come Sardegna e Marche furono teatro di manifestazioni di protesta contro la presenza di tali gruppi. Essi erano protetti dall’intervento discreto ma efficace delle forze dell’ordine italiane.

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In Sardegna, in particolare, l’accoglienza riservata a questi turisti ha provocato anche provvedimenti amministrativi nei confronti degli attivisti manifestanti, che furono allontanati con fogli di via. L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (Anpi) denunciò allora come «gravissimo» che il territorio italiano fungesse da retrovia a militari israeliani coinvolti in azioni che avevano causato migliaia di vittime civili. Inoltre, responsabilizzava sia il Governo nazionale sia quello regionale. Va evidenziato che ogni episodio vede coinvolto almeno un Israeliano.

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Simili episodi si sono ripetuti anche in Piemonte, nella Val Susa, dove a febbraio 2024 almeno trenta soldati dell’IDF si sono intrattenuti a Sauze d’Oulx, celebre località sciistica. Qui, la presenza militare ha spinto militanti No Tav e sostenitori della causa palestinese a organizzare presidi di protesta. Di conseguenza, le forze dell’ordine hanno risposto con identificazioni e prescrizioni restrittive per le successive manifestazioni.

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I protagonisti delle contestazioni hanno espresso forte preoccupazione per quella che definiscono una deriva verso uno «stato di polizia», denunciando l’arbitrio con cui le forze di polizia gestiscono il dissenso. Essi addossano pesanti responsabilità preventive a singoli cittadini coinvolti in eventi pubblici. Nonostante le tensioni, le manifestazioni sono avvenute in modo pacifico, con la partecipazione di centinaia di persone.

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La vicenda del soggiorno israeliano organizzato a Paestum emerge dunque come un caso simbolico, che incrocia turismo, diritti umani, tensioni geopolitiche e libertà di espressione. Pertanto, la figura dell’Israeliano resta centrale negli sviluppi futuri. Le prossime settimane saranno decisive per capire se la mobilitazione di associazioni e partiti riuscirà a impedire la visita di Ofer Winter o se l’iniziativa proseguirà nonostante le opposizioni.

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Restano intanto da chiarire le responsabilità dell’agenzia di viaggi israeliana Pastoral e dell’hotel Ariston, la cui immagine continua a essere utilizzata senza conferma ufficiale di accordi in corso. Il Manifesto continuerà a seguire gli sviluppi di questa complessa vicenda internazionale che porta Paestum sotto i riflettori non soltanto per la sua storia millenaria ma anche per le problematiche contemporanee che essa suscita.

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