Mancano ormai poco più di due settimane al referendum costituzionale in programma il 22 e 23 marzo 2026. La sfida tra il fronte del Sì e quello del No entra infatti nella sua fase decisiva. Una partita politica che si gioca soprattutto su un elemento: l’affluenza alle urne. Mentre lo scenario internazionale resta complesso e incerto, in Italia l’attenzione si concentra su una consultazione. Questa consultazione potrebbe ridisegnare alcuni equilibri istituzionali. Tuttavia, nonostante il dibattito politico e mediatico degli ultimi mesi, l’interesse dell’opinione pubblica sembra ancora limitato.
I dati delle ultime rilevazioni mostrano come la conoscenza dei contenuti della riforma sia cresciuta solo marginalmente. L’informazione sul Referendum Costituzionale aumenta di appena quattro punti percentuali rispetto alla precedente indagine. Questo è il segno che una parte consistente dell’elettorato continua a seguire la vicenda con un coinvolgimento moderato. Parallelamente, diminuisce anche la quota di cittadini che attribuisce una reale importanza alla consultazione. Questo è un segnale che potrebbe incidere direttamente sulla partecipazione alle urne.
Proprio l’affluenza resta la variabile più incerta e allo stesso tempo più determinante. Secondo le stime più recenti, il 37% degli elettori è certo di recarsi alle urne mentre il 12% ritiene probabile partecipare. Nel complesso la partecipazione stimata si aggira intorno al 42%. Questa è una previsione che tiene conto non soltanto delle dichiarazioni di voto ma anche del livello di interesse per la riforma e per la campagna elettorale. In uno scenario di maggiore mobilitazione, tuttavia, la partecipazione potrebbe arrivare fino al 49%. In questo modo, il Referendum Costituzionale acquisisce un ruolo centrale nelle previsioni.
Le analisi indicano inoltre che la mobilitazione appare più forte tra gli elettori dell’opposizione. In particolare tra gli elettori del Partito Democratico la partecipazione potenziale raggiunge il 63%. Tra i sostenitori del Movimento 5 Stelle si attesta invece al 57%. Anche tra gli elettori delle altre liste di centrosinistra l’affluenza stimata rimane significativa, intorno al 51%. Questo è un dato che potrebbe influenzare l’esito del Referendum Costituzionale.
Nel campo della maggioranza i livelli di partecipazione risultano generalmente più contenuti, con l’eccezione degli elettori di Fratelli d’Italia. Tra questi la mobilitazione potrebbe arrivare al 59%. Tra gli elettori di Forza Italia e Noi Moderati la partecipazione prevista si colloca intorno al 45%. Nel caso degli elettori della Lega si ferma invece al 44%. Ancora più bassa la propensione al voto tra chi abitualmente non partecipa alle elezioni politiche. Questo segmento rappresenta circa il 42% dell’elettorato e solo il 23% di loro si dice disposto a recarsi alle urne per il referendum costituzionale.
Per quanto riguarda le intenzioni di voto, le rilevazioni più recenti mostrano una tendenza alla crescita del fronte del No. Se l’affluenza dovesse fermarsi intorno al 42%, il No arriverebbe al 52,4% mentre il Sì si fermerebbe al 47,6%. Rispetto al sondaggio del 12 febbraio, il fronte favorevole alla riforma perderebbe quindi 1,8 punti percentuali. Il No registrerebbe invece un incremento analogo. Questi dati possono essere cruciali per la valutazione del Referendum Costituzionale.
Lo scenario cambierebbe però sensibilmente con una partecipazione più alta. Se l’affluenza raggiungesse il 49%, il risultato sarebbe praticamente in equilibrio, con il Sì al 50,2% e il No al 49,8%. Un margine estremamente ridotto che dimostra quanto il risultato finale sia ancora incerto, specialmente nel contesto attuale del Referendum Costituzionale.
A rendere il quadro ancora più aperto c’è la presenza di una quota significativa di elettori indecisi. Nello scenario con affluenza più bassa rappresentano poco più del 7% dell’elettorato, mentre con una partecipazione più elevata arrivano a superare il 9%. Numeri che, vista la distanza minima tra i due schieramenti, potrebbero risultare decisivi nel determinare l’esito finale del Referendum Costituzionale.
Le prossime due settimane di campagna elettorale saranno quindi fondamentali. Per entrambe le parti la sfida non sarà soltanto convincere gli indecisi, ma soprattutto riuscire a portare i propri elettori alle urne. Più ancora delle intenzioni di voto, sarà infatti la partecipazione a decidere chi vincerà la sfida del Referendum Costituzionale del 22 e 23 marzo.



