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Scuola e caldo, nel Cilento cresce la preoccupazione: il 15 settembre si torna in aula, ma le scuole sono pronte?

Tra afa, temperature ancora elevate e edifici scolastici non sempre adeguati, la riapertura delle scuole riaccende il dibattito. Ad Agropoli una docente ha promosso un’istanza per chiedere il posticipo delle lezioni. Il problema non è più soltanto meteorologico: il cambiamento climatico impone di ripensare gli spazi in cui studiano e lavorano migliaia di persone.

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Il conto alla rovescia verso il nuovo anno scolastico è iniziato, ma quest’anno sui cancelli delle scuole campane pesa una domanda che va ben oltre il tradizionale dibattito su docenti, orari, trasporti e organizzazione delle lezioni: quanto sarà sopportabile il caldo nelle aule a metà settembre? In Campania la data fissata dal calendario regionale per l’avvio delle lezioni è martedì 15 settembre 2026. Per le scuole primarie e secondarie l’anno scolastico terminerà l’8 giugno 2027, mentre per le scuole dell’infanzia le attività educative proseguiranno fino al 30 giugno. Il calendario prevede complessivamente 204 giorni di lezione per primaria e secondaria, salvo le riduzioni previste in caso di coincidenza con il Santo Patrono.

Una data che, in condizioni climatiche normali, rappresenterebbe semplicemente l’appuntamento con il ritorno alla quotidianità. Ma il 2026 ha riportato con forza il tema delle temperature estreme e della capacità degli edifici pubblici di adattarsi a un clima sempre più caldo. A rendere particolarmente concreta la questione è quanto accaduto ad Agropoli, dove una docente dell’I.I.S. “Vico-De Vivo”, la professoressa Maria Cuono, ha presentato un’istanza urgente ai vertici istituzionali chiedendo di valutare il posticipo dell’apertura delle scuole.

Alla base della mobilitazione ci sono le temperature anomale, l’elevata umidità e soprattutto la presenza di edifici scolastici che, secondo quanto denunciato dalla docente, non dispongono di sistemi di climatizzazione adeguati. L’iniziativa è stata accompagnata anche da una petizione rivolta alle istituzioni nazionali e locali. Il caso di Agropoli non riguarda quindi soltanto una singola scuola. Nel Cilento, territorio caratterizzato da una forte presenza di istituti distribuiti tra aree costiere, collinari e interne, la questione assume caratteristiche differenti a seconda dell’esposizione degli edifici, dell’altitudine, della ventilazione naturale e delle condizioni degli immobili.

Una scuola situata nell’entroterra collinare può trovarsi in condizioni sensibilmente diverse rispetto a un edificio scolastico posto lungo la fascia costiera, dove al caldo si può aggiungere un’elevata umidità. In entrambi i casi, però, il problema centrale rimane lo stesso: un’aula progettata per condizioni climatiche del passato può diventare poco confortevole quando le temperature elevate diventano più frequenti e persistenti. Uno degli equivoci da superare è quello secondo cui il 15 settembre rappresenterebbe necessariamente l’ingresso in una fase meteorologica più fresca. Le previsioni disponibili all’inizio di settembre mostrano invece che l’estate non ha intenzione di arrendersi rapidamente. L’avvio del mese in Campania è caratterizzato da condizioni ancora calde e, lungo le coste, il fattore umidità può contribuire ad aumentare la sensazione di afa.

Il quadro va naturalmente letto con prudenza quando si guarda alla metà del mese: a due settimane di distanza non è possibile stabilire oggi quali saranno esattamente le temperature del 15 settembre. È però evidente che la possibilità di avere giornate ancora molto calde all’inizio dell’anno scolastico non può più essere considerata un’eventualità eccezionale ed è proprio questo il punto sul quale il Cilento potrebbe essere chiamato a riflettere. La discussione rischia di ridursi alla domanda più immediata: le scuole hanno l’aria condizionata? La questione, in realtà, è molto più ampia.

Un edificio scolastico realmente preparato ad affrontare temperature elevate dovrebbe poter contare su una combinazione di soluzioni: isolamento termico, schermature solari, infissi efficienti, ventilazione naturale, sistemi di ombreggiamento, corretta gestione delle superfici esposte al sole, qualità dell’aria e, dove necessario, sistemi di raffrescamento efficienti.

Non si tratta quindi semplicemente di installare un climatizzatore in ogni aula. Un impianto di climatizzazione può rappresentare una risposta immediata in determinate situazioni, ma la prospettiva di lungo periodo richiede una vera riqualificazione energetica degli edifici scolastici, capace di ridurre contemporaneamente il disagio termico, i consumi energetici e le emissioni. La Regione Campania ha già messo in campo nel 2026 il programma “Scuola Viva in Cantiere”, destinato alla messa in sicurezza, all’adeguamento normativo e alla riqualificazione del patrimonio scolastico. Gli interventi comprendono anche aspetti legati all’efficienza energetica, alla riduzione dei consumi e delle emissioni di CO₂.

La sfida, dunque, potrebbe essere quella di fare in modo che la riqualificazione scolastica non venga interpretata soltanto come messa in sicurezza strutturale, ma anche come adattamento degli edifici alle nuove condizioni climatiche, il tema è stato inserito dall’assessore regionale alla Scuola e alle Politiche sociali Andrea Morniroli all’interno di una riflessione più ampia sulla necessità di adeguare le strutture scolastiche. La posizione espressa dall’assessore va nella direzione di una responsabilità condivisa e di una programmazione strutturale: non soltanto interventi emergenziali per affrontare una singola estate particolarmente calda, ma finanziamenti e politiche capaci di rendere le aule compatibili con condizioni climatiche destinate a cambiare. «Servono interventi strutturali, ne parleremo in Conferenza Stato e Regioni. Il Ministero deve incominciare a immaginare di avere finanziamenti ad hoc per garantire che le aule abbiano condizioni di vita sostenibili per studiare al meglio», è il senso della posizione espressa da Morniroli, che ha anche richiamato alla collaborazione e alla pazienza delle famiglie e degli studenti.

«Capisco le difficoltà e le preoccupazioni, proviamo a convincere chi governa che il cambiamento climatico è un tema e dobbiamo cambiare politiche», è l’ulteriore messaggio dell’assessore, sono parole che riportano la questione al di là dell’emergenza contingente. Se le ondate di calore diventeranno sempre più frequenti e non saranno più limitate ai mesi centrali dell’estate, anche il calendario scolastico e soprattutto gli edifici dovranno necessariamente confrontarsi con una realtà diversa da quella del passato. La questione assume particolare importanza quando si parla di bambini e adolescenti. Un’aula molto calda non determina soltanto una sensazione di disagio: può rendere più difficile mantenere attenzione e concentrazione, aumentare la stanchezza e incidere sulla qualità dell’attività didattica. A questo si aggiunge il problema del personale scolastico, che trascorre molte ore all’interno degli edifici.

Nel Cilento, dove molte scuole sono inserite in piccoli centri e dove le risorse comunali destinate alla manutenzione degli edifici possono essere limitate, il tema diventa anche una questione di programmazione territoriale. Le differenze tra i vari istituti possono essere significative e sarà importante capire, nei prossimi giorni, quali strutture dispongano già di sistemi di ventilazione o raffrescamento e quali invece dovranno affidarsi esclusivamente alla ventilazione naturale.

Al momento non esiste una decisione regionale che rinvii l’inizio delle lezioni. La data ufficiale resta quella del 15 settembre 2026. La situazione potrebbe tuttavia essere rivalutata qualora condizioni meteorologiche particolarmente critiche dovessero rendere necessarie nuove disposizioni, per questo sarà importante seguire gli aggiornamenti delle scuole, dei Comuni, dell’Ufficio scolastico regionale e della Regione Campania nelle giornate immediatamente precedenti l’apertura. La vicenda di Agropoli offre comunque al territorio un’occasione per aprire una discussione più ampia. Il Cilento è abituato a confrontarsi con il caldo estivo. Ma il problema che emerge oggi è differente: non si tratta più soltanto di affrontare qualche giornata torrida durante l’estate, bensì di progettare servizi pubblici e infrastrutture capaci di funzionare in un clima che cambia.

La scuola rappresenta probabilmente uno dei luoghi più importanti da cui partire. Gli edifici scolastici ospitano ogni giorno bambini, ragazzi, insegnanti e personale. Sono luoghi nei quali la qualità dell’ambiente fisico condiziona inevitabilmente anche la qualità dell’apprendimento. Per questo la domanda che accompagna la riapertura del 15 settembre non dovrebbe essere soltanto se farà caldo.

La domanda dovrebbe essere un’altra: le nostre scuole sono progettate per il clima che abbiamo oggi e, soprattutto, per quello che avremo domani? La risposta non può essere affidata soltanto alle previsioni meteorologiche o alla speranza che settembre porti rapidamente temperature più miti. Servono programmazione, investimenti, manutenzione e una nuova concezione dell’edilizia scolastica. Perché il cambiamento climatico non è più una questione astratta da affrontare nel futuro. Per una parte delle comunità scolastiche del Cilento, è già entrato nelle aule.

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Alessandro Giordano
Alessandro Giordano
Giornalista pubblicista e appassionato di scrittura, Alessandro Giordano è da sempre profondamente legato al Cilento e alla sua realtà. Nel corso della sua attività ha raccontato il territorio, le sue comunità, le trasformazioni, le criticità e le eccellenze, con particolare attenzione alla cronaca, alla politica locale, alla cultura e alle tematiche sociali. Fondatore e direttore di CilentoReporter.it, ha scelto di mettere la propria passione per la scrittura al servizio di un'informazione attenta al territorio, convinto che raccontare il Cilento significhi soprattutto conoscerlo, viverlo e dare voce alle sue persone e alle sue storie.
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