Il prossimo 31 maggio 2026 si rinnova uno degli appuntamenti religiosi più sentiti del Cilento e del Sud Italia: l’apertura ufficiale della stagione dei pellegrinaggi al Santuario della Madonna del Sacro Monte di Novi Velia, luogo di profonda spiritualità situato sulla vetta del Monte Gelbison. Come da tradizione, l’ultima domenica di maggio segna l’inizio del lungo periodo di devozione dedicato a Maria Santissima del Sacro Monte, venerata da secoli da migliaia di pellegrini provenienti dalla Campania, dalla Basilicata, dalla Calabria e da numerose comunità di emigrati italiani nel mondo.
Il santuario, posto a oltre 1700 metri di altitudine, rappresenta uno dei luoghi simbolo della fede popolare cilentana. La tradizione del pellegrinaggio affonda le sue radici nel Medioevo e continua ancora oggi attraverso cammini a piedi, processioni, canti religiosi e offerte votive che accompagnano i fedeli lungo gli antichi sentieri del Monte Sacro.
Secondo quanto avviene ogni anno, la giornata inaugurale sarà caratterizzata dalla cerimonia di apertura del santuario, con lo svelamento della sacra effigie della Madonna e la celebrazione della Santa Messa solenne. Nel recente messaggio della Diocesi di Vallo della Lucania, il vescovo Vincenzo Calvosa ha invitato i fedeli a vivere il pellegrinaggio come esperienza di fede, silenzio e riconciliazione spirituale.
Il Santuario della Madonna del Sacro Monte è considerato uno dei più antichi luoghi di culto mariano del Mezzogiorno. Le sue origini sarebbero legate ai monaci basiliani tra il X e l’XI secolo, mentre il primo documento storico che ne attesta l’esistenza risale al 1131.
Durante la stagione dei pellegrinaggi, che tradizionalmente prosegue fino alla seconda domenica di ottobre, migliaia di persone raggiungono il Monte Gelbison percorrendo gli storici cammini della devozione popolare. Ancora oggi sopravvivono riti antichi come il trasporto delle “cente”, grandi strutture votive ornate di ceri e nastri colorati, simbolo della fede delle comunità locali.
L’apertura dei pellegrinaggi del 31 maggio 2026 rappresenterà dunque non solo un evento religioso, ma anche un forte momento identitario per il territorio cilentano, capace di unire spiritualità, cultura e tradizioni popolari in uno scenario naturale di straordinaria bellezza.





