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Cultura - 30 marzo 2017

I “lavaturi” del Cilento

Di solito il lavatoio era situato fuori del paese, qualcuno, pochi a dire il vero,  dentro i grandi portoni dei palazzi dove abitavano cinque o sei famiglie. I “lavaturi”, provvisti di fontane avevano la cannella con l’acqua sempre corrente ed erano fornite di due vasche: in una si lavavano i panni e nell’altra si risciacquavano. 

Il Cilento, ieri come oggi, è sempre stato un territorio ricco di acqua. Elemento primario per la sopravvivenza di un popolo ma anche una “comodità”, visto che la totalità dei paesini, soprattutto quelli dell’interno, un refolo d’acqua o un piccolo ruscello utile al prelievo di acqua pura ed incontaminata, era sempre a loro disposizione non lontano da casa.

L’acqua, usata per svariati motivi soprattutto per dissetarsi, per l’igiene personale ma più di ogni altra cosa per lavare i panni. Ed in alcuni borghi del Cilento, ancora oggi sono visibili alcune strutture, realizzate di solito dalle amministrazioni pubbliche dell’epoca, diversi risalgono ai primi del ‘900, i cosiddetti “lavaturi” – lavatoi, utilizzati dalle donne del luogo per il lavaggio della biancheria.  Fino agli anni sessanta del XX secolo, i panni venivano lavati a mano nei “lavaturi”, o  al fiume; essi divenivano punti d’incontro e di socializzazione, erano posti dove si sparlava e si mettevano in piazza i fatti di tutti, era qui che si raccontavano i fatti e i misfatti del giorno e si orchestravano i più piccanti pettegolezzi sulle persone più in vista del paese, allo stesso tempo si creavano amicizie molto strette e ci si aiutava in caso di bisogno. Difatti alcuni dei luoghi più importanti del paese erano le fontane o i lavatoi.

Di solito il lavatoio era situato fuori del paese, qualcuno, pochi a dire il vero,  dentro i grandi portoni dei palazzi dove abitavano cinque o sei famiglie. I “lavaturi”, provvisti di fontane avevano la cannella con l’acqua sempre corrente ed erano fornite di due vasche: in una si lavavano i panni e nell’altra si risciacquavano.

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