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Montesano sulla Marcellana, due sepolture emergono dagli scavi Enel: il sottosuolo restituisce una pagina di storia

Il ritrovamento nel centro storico, a pochi passi dal Comune e dalla chiesa di Sant’Anna. Gli archeologi al lavoro per stabilire epoca e origine delle sepolture. L’ipotesi di un legame con l’antica Santa Sofia

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Due sepolture a fossa terragna sono emerse dal sottosuolo del centro storico di Montesano sulla Marcellana durante i lavori di scavo effettuati per la realizzazione di una canalizzazione della rete elettrica. Il ritrovamento è avvenuto in piazza Filippo Gagliardi, a pochi passi dalla sede del Comune e dall’attuale chiesa di Sant’Anna, in un’area particolarmente significativa per la storia del borgo. La scoperta, avvenuta nei giorni scorsi, ha comportato la sospensione delle attività di scavo e l’intervento della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino. Le prime informazioni sul ritrovamento, diffuse il 17 settembre, riferiscono della presenza di resti riconducibili a due individui e di una sepoltura individuata a una profondità relativamente ridotta.

Gli approfondimenti successivi hanno consentito di definire meglio la natura del rinvenimento: si tratta di due tombe a fossa terragna, prive di corredo, che risultavano inoltre in parte compromesse da precedenti lavori effettuati nell’area. L’intervento archeologico è stato condotto da archeologi della società Archeoservizi, sotto il coordinamento scientifico della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino.

I resti osteologici recuperati saranno sottoposti allo studio di un antropologo. Saranno proprio le analisi antropologiche, insieme alla lettura stratigrafica e archeologica del contesto, a fornire elementi più attendibili per stabilire l’età dei reperti e ricostruire, per quanto possibile, la storia delle persone sepolte ed è proprio il contesto a rendere particolarmente interessante la scoperta. Le due sepolture si trovano infatti nelle immediate vicinanze dell’attuale chiesa di Sant’Anna, edificio costruito nel corso degli anni Cinquanta del Novecento sull’area occupata in precedenza dall’antica chiesa di Santa Sofia. La documentazione storico-architettonica ufficiale colloca l’erezione della prima chiesa tra il X e l’XI secolo, nel quadro della diffusione del monachesimo italo-greco nel territorio.

L’antica Santa Sofia venne progressivamente trasformata nel corso dei secoli. Un restauro è documentato nel 1541, mentre ulteriori interventi e un ampliamento risultano attestati nel Settecento. Nel 1950 la chiesa venne parzialmente demolita e, successivamente, sull’area venne realizzata la nuova chiesa di Sant’Anna, completata nella seconda metà degli anni Cinquanta. Alcune strutture e testimonianze dell’antico edificio sono tuttora conservate al di sotto o all’interno del complesso attuale.

La vicinanza delle sepolture all’antico luogo di culto rende dunque plausibile, ma al momento non dimostrata, l’ipotesi che possano appartenere a una fase medievale e che siano in qualche modo collegate all’area sacra di Santa Sofia. Saranno gli archeologi e gli antropologi, attraverso lo studio dei reperti, a stabilire se questa interpretazione possa trovare conferma. Un ulteriore elemento di interesse riguarda la presenza, nelle immediate vicinanze dell’antica chiesa, dello xenodochio, una struttura destinata all’accoglienza dei viandanti e dei pellegrini. La scheda ufficiale dedicata alla chiesa di Sant’Anna ricorda infatti l’esistenza di uno xenodochio nei pressi della cappella e segnala anche la possibile funzione funeraria collegata all’area.

Se confermata dagli studi, la presenza di sepolture antiche in questo punto del centro abitato potrebbe quindi contribuire a ricostruire un quadro più articolato della funzione svolta nei secoli dall’area oggi occupata da piazza Gagliardi: non soltanto luogo di culto, ma anche spazio legato all’accoglienza e al passaggio di persone lungo gli antichi percorsi che attraversavano il territorio.

Montesano, del resto, conserva una storia strettamente legata alle vie di comunicazione che attraversavano il Vallo di Diano. Gli studi sulla viabilità antica collocano Marcellianum lungo il percorso che collegava l’area di Consilinum, l’attuale Padula, con il territorio verso Grumentum, passando per l’area di Montesano. La documentazione archeologica relativa alla viabilità antica conferma l’importanza di questo asse nel sistema delle comunicazioni della Lucania occidentale. Il rinvenimento assume quindi un significato che va oltre la semplice scoperta di resti umani. Il sottosuolo di piazza Gagliardi potrebbe infatti conservare una parte della storia più antica del paese, rimasta nascosta sotto le trasformazioni urbanistiche che hanno modificato profondamente il centro abitato nel corso dei secoli.

Lo stesso patrimonio documentario e monumentale di Montesano testimonia la presenza di una forte componente bizantina e italo-greca nel territorio. Studi e documenti relativi al patrimonio storico locale ricordano, accanto a Santa Sofia, altre presenze religiose riconducibili alla tradizione italo-greca, tra cui San Pietro de Tumusso e l’abbazia di Santa Maria di Cadossa.

Per questo motivo, le due sepolture rappresentano un tassello potenzialmente importante per la conoscenza della storia del borgo, ma è necessario mantenere prudenza nell’interpretazione. Non è ancora possibile attribuire con certezza le tombe all’età medievale, né stabilire un collegamento diretto con Santa Sofia.

Gli accertamenti scientifici potranno però fornire risposte decisive. L’analisi dei resti osteologici potrà contribuire a definire sesso, età biologica e altre caratteristiche degli individui, mentre lo studio archeologico della stratigrafia e delle modalità di deposizione potrà aiutare a collocare cronologicamente le sepolture.

Intanto, nel cuore del centro storico di Montesano, un intervento destinato semplicemente alla realizzazione di una nuova infrastruttura ha aperto una finestra inattesa sul passato. Due tombe senza corredo, parzialmente disturbate da interventi successivi, sono tornate alla luce dopo secoli. La loro storia, per ora, è ancora da scrivere. E potrebbe aggiungere una nuova pagina alla lunga vicenda di un borgo che, tra chiese, monasteri, antiche strade e luoghi di accoglienza, conserva nel sottosuolo tracce di una storia molto più antica di quella che oggi appare agli occhi di chi attraversa la piazza.

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Redazione CilentoReporter
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