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Punto nascita di Sapri verso la chiusura, appello al prefetto: «La sicurezza delle madri non è un numero»

La cessazione dell’attività è prevista per il 16 novembre 2026. Italia Domani – Marco Rizzo e AILA ETS APS chiedono un confronto urgente con le istituzioni per scongiurare la chiusura dell’ospedale dell’Immacolata. Intanto, i sindaci sollecitano il presidente della Regione Campania Roberto Fico a valutare possibili deroghe.

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Si avvicina la data del 16 novembre 2026, indicata per la chiusura del punto nascita dell’ospedale dell’Immacolata di Sapri. Una prospettiva che continua a suscitare preoccupazione nel Golfo di Policastro e che riporta al centro del dibattito il futuro dell’assistenza materno-neonatale nelle aree periferiche della provincia di Salerno. Sul fronte istituzionale, i sindaci chiedono un confronto con il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, per valutare eventuali deroghe e soluzioni organizzative che tengano conto delle caratteristiche del territorio. Parallelamente, Italia Domani – Marco Rizzo e AILA ETS APS annunciano un’iniziativa presso la Prefettura di Salerno per sollecitare una verifica di tutte le possibilità concretamente percorribili per evitare la cessazione del servizio.

La posizione delle due organizzazioni è netta: il punto nascita deve restare aperto, purché siano garantite le condizioni organizzative, professionali e cliniche necessarie a un’assistenza sicura.

Punto nascita di Sapri, la richiesta di Italia Domani e AILA al prefetto

La nota stampa, diffusa a Sapri il 25 ottobre 2026, porta le firme di Antonio Criscuolo, coordinatore regionale di Italia Domani – Marco Rizzo, Ada Orsatti, presidente di AILA ETS APS, e Amedeo Auriemma, responsabile del Dipartimento Sanità Pubblica e Privata di Italia Domani – Marco Rizzo per la provincia di Salerno. I tre hanno annunciato la presentazione, lunedì 26 ottobre, di una richiesta ufficiale di incontro al prefetto di Salerno, con l’obiettivo di sottoporre alle istituzioni le criticità legate alla chiusura prevista per il 16 novembre.

La richiesta punta a ottenere risposte documentate sulle motivazioni della decisione, sull’applicabilità di eventuali deroghe, sui tempi effettivi di trasferimento verso gli ospedali alternativi e sulle garanzie previste per la gestione delle emergenze ostetriche e neonatali. Tra i temi che le organizzazioni intendono sottoporre alle istituzioni figurano anche le risorse professionali e tecnologiche necessarie per mantenere il servizio, le possibili soluzioni organizzative e le conseguenze della riorganizzazione sul futuro dell’intero ospedale dell’Immacolata.

«La nostra posizione è chiara: il Punto Nascita dell’Ospedale dell’Immacolata di Sapri deve restare aperto», affermano Criscuolo, Orsatti e Auriemma, precisando che il confronto istituzionale deve servire a individuare soluzioni concrete e non limitarsi a prendere atto di una decisione già assunta.

Ada Orsatti: «Non è sicurezza, è abbandono»

Particolarmente incisiva la posizione espressa da Ada Orsatti, presidente di AILA ETS APS, che richiama l’attenzione sulle difficoltà che la chiusura potrebbe comportare per le donne in gravidanza, soprattutto per quelle che vivono condizioni di fragilità o hanno una disabilità. «Come AILA non difendiamo un numero, difendiamo persone. Dietro ogni parto c’è una donna, spesso sola, spaventata, a volte con una disabilità, con una gravidanza difficile, con una storia di fragilità», dichiara Orsatti.

La presidente dell’associazione contesta una valutazione del servizio basata esclusivamente sui volumi di attività e sottolinea la necessità di considerare anche le condizioni geografiche e infrastrutturali del territorio.

«Dire a una donna del Golfo di Policastro di mettersi in macchina per 80 chilometri per partorire non è sicurezza, è abbandono», afferma, evidenziando le ulteriori difficoltà che potrebbero incontrare le donne con disabilità, le pazienti croniche e le gestanti che necessitano di un’assistenza particolare. La richiesta di AILA è che le decisioni sulla rete sanitaria tengano conto non soltanto degli standard organizzativi, ma anche dell’effettiva possibilità per tutte le persone di raggiungere tempestivamente i servizi di cura.

Le distanze dagli altri ospedali e le criticità della viabilità

Uno dei punti centrali della protesta riguarda la collocazione geografica di Sapri, all’estremità meridionale della provincia di Salerno, e la necessità di raggiungere altri presidi ospedalieri in caso di cessazione dell’attività del punto nascita. Tra le strutture alternative viene indicato anche l’ospedale di Vallo della Lucania. Per le organizzazioni promotrici dell’iniziativa, la distanza non può essere valutata soltanto attraverso i chilometri o i tempi medi teorici di percorrenza.

Occorre considerare anche le condizioni concrete della viabilità: lavori stradali, restringimenti, sensi unici alternati, traffico ed eventuali condizioni meteorologiche sfavorevoli possono incidere sui tempi necessari per raggiungere una struttura sanitaria. A questi fattori si aggiungono i tempi di attivazione dei soccorsi, il raggiungimento della paziente e la presa in carico presso l’ospedale di destinazione.

Criscuolo, Orsatti e Auriemma precisano che la distanza, da sola, non determina automaticamente il diritto al mantenimento di un punto nascita. Sostengono, tuttavia, che le conseguenze della chiusura sulla sicurezza e sull’accessibilità delle cure debbano essere esaminate in modo approfondito, attraverso dati effettivi e diversi scenari di emergenza.

Il nodo delle deroghe e della pronuncia del TAR

La vicenda si inserisce in un quadro amministrativo e giudiziario che richiede particolare attenzione. Nella loro nota, le organizzazioni riconoscono la necessità di rispettare le decisioni giudiziarie, chiedendo contemporaneamente di verificare gli strumenti previsti dalla legge e gli eventuali margini di intervento ancora disponibili. La richiesta rivolta alle istituzioni riguarda quindi l’approfondimento delle motivazioni della pronuncia del TAR, delle disposizioni applicabili ai punti nascita e delle eventuali deroghe compatibili con il quadro normativo vigente.

Non viene sostenuto che il riconoscimento delle difficoltà territoriali comporti automaticamente una deroga agli standard sanitari. L’obiettivo dichiarato è verificare se esistano soluzioni legittime e concretamente praticabili per mantenere il servizio, assicurando al contempo i necessari requisiti di sicurezza. La questione richiede un confronto tra programmazione sanitaria, esigenze delle comunità locali e garanzie assistenziali. Per i promotori dell’iniziativa, la tutela della salute deve guidare tanto le decisioni di riorganizzazione quanto la ricerca di alternative alla chiusura.

Quali garanzie per le partorienti dopo la chiusura?

Un altro aspetto riguarda i servizi che resteranno effettivamente disponibili nell’ospedale dell’Immacolata e le modalità con cui saranno gestite le emergenze ostetriche.

Le organizzazioni chiedono chiarimenti sulle prestazioni garantite, sul personale presente, sulle emergenze che potranno essere affrontate direttamente a Sapri e sui trasferimenti che si renderanno necessari. La presenza di servizi ginecologici e ostetrici o di un presidio per le emergenze non equivale automaticamente alla disponibilità di un punto nascita pienamente operativo. Per questo, secondo i promotori, è indispensabile conoscere nel dettaglio l’organizzazione prevista e le relative garanzie assistenziali.

La richiesta comprende anche la valutazione degli interventi necessari sul personale, sulle dotazioni, sui protocolli clinici e sull’integrazione con i servizi di emergenza-urgenza.

Il futuro dell’ospedale dell’Immacolata di Sapri

La preoccupazione riguarda anche le prospettive complessive del presidio ospedaliero. Nella nota, Italia Domani e AILA chiedono che siano chiariti i servizi che resteranno pienamente operativi, le risorse assegnate e gli interventi programmati per rafforzare l’offerta sanitaria. Le organizzazioni osservano che la perdita di una funzione strategica potrebbe incidere sull’organizzazione dei reparti e sull’attrattività della struttura per i professionisti sanitari. Si tratta di preoccupazioni per gli sviluppi futuri, non della certezza che altri servizi saranno ridimensionati.

Il punto nascita viene quindi inserito in una questione più ampia: garantire una rete sanitaria territoriale accessibile anche alle comunità distanti dai principali centri ospedalieri, con particolare attenzione alle donne in gravidanza, alle persone con disabilità, ai pazienti cronici e alle famiglie più fragili.

La posizione dei sindaci e l’appello a Roberto Fico

Accanto all’iniziativa annunciata da Italia Domani e AILA, resta aperta la richiesta degli amministratori locali di un confronto con il presidente della Regione Campania, Roberto Fico. I sindaci interessati chiedono che vengano valutate le caratteristiche dei territori coinvolti, le distanze dagli ospedali alternativi e le possibili soluzioni organizzative, nel rispetto della normativa e dei requisiti clinici.

Per il Golfo di Policastro, il tema è particolarmente rilevante per la posizione geografica di Sapri e per le difficoltà che possono emergere quando un servizio sanitario essenziale viene concentrato in strutture più lontane. L’esito delle richieste di incontro e l’eventuale adozione di nuove misure restano da verificare. La chiusura del punto nascita è indicata per il 16 novembre 2026, mentre la mobilitazione istituzionale punta a ottenere risposte prima di quella scadenza.

«Il Golfo di Policastro non chiede privilegi»

La posizione conclusiva di Criscuolo, Orsatti e Auriemma è un appello alle istituzioni affinché siano esaminate tutte le soluzioni compatibili con le norme e con la sicurezza clinica. «Non chiediamo di derogare alla sicurezza. Chiediamo di costruirla, mettendo a disposizione le risorse necessarie, verificando le soluzioni praticabili e considerando tutti gli elementi che incidono sull’assistenza alle madri e ai neonati», dichiarano. La richiesta è quella di un confronto concreto, accompagnato da impegni verificabili e tempi certi per valutare le alternative. Al centro rimane il futuro del punto nascita di Sapri, ma anche la capacità della rete sanitaria di assicurare un’assistenza tempestiva e appropriata alle comunità periferiche.

La data del 16 novembre si avvicina. La mobilitazione di amministratori e associazioni punta ora a ottenere risposte dalle istituzioni e a verificare se esistano margini per scongiurare la chiusura dell’unico punto nascita di riferimento per il territorio. La richiesta è chiara: garantire la sicurezza delle madri e dei neonati, senza lasciare che la distanza dai grandi centri si trasformi in una barriera all’accesso alle cure.

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