Prima PaginaAttualitàCatene davanti all’ospedale: la protesta che riaccende il caso sanità...

Catene davanti all’ospedale: la protesta che riaccende il caso sanità nel Cilento

Da Agropoli un grido alle istituzioni: “Il pronto soccorso non può restare chiuso”

Iscriviti al canale WhatsApp

Segui le notizie su GoogleNews

Si è incatenato ai cancelli dell’ospedale per trasformare una protesta individuale in un simbolo collettivo. È l’azione di Antonio Corrado Mancino, attivista cilentano già noto per le sue battaglie sul diritto alla salute, che sabato sera ha dato il via a una mobilitazione destinata a far discutere ben oltre i confini locali.

<

Il gesto, forte e carico di significato, non è stato improvvisato: Mancino ha annunciato un presidio fino al pomeriggio, in attesa dell’arrivo del corteo cittadino partito da piazza della Repubblica. Una staffetta ideale tra protesta individuale e partecipazione collettiva, con un obiettivo chiaro: riportare al centro del dibattito pubblico la riattivazione del pronto soccorso dell’ospedale di Agropoli.

<

Durante il sit-in, l’attivista ha rivolto un appello diretto alle più alte cariche dello Stato, chiamando in causa il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Adesso basta, aprite l’ospedale”, ha dichiarato, denunciando carenze assistenziali e ricordando anche esperienze personali legate all’ospedale di Vallo della Lucania, punto di riferimento sanitario per un vasto territorio ma spesso sotto pressione.

<

Una battaglia che viene da lontano

La vicenda del pronto soccorso di Agropoli affonda le radici in anni di chiusure, riorganizzazioni e promesse politiche rimaste in sospeso. La struttura, depotenziata nel corso delle riforme sanitarie regionali, è diventata il simbolo di una più ampia crisi dei servizi sanitari nelle aree periferiche del Mezzogiorno.

<

Secondo dati e analisi sul sistema sanitario campano, il tema della distribuzione territoriale dei presidi resta cruciale: la concentrazione dei servizi nei grandi centri urbani ha spesso lasciato scoperti territori come il Cilento, caratterizzati da una popolazione diffusa e da collegamenti non sempre efficienti. In situazioni di emergenza, i tempi di percorrenza verso strutture attrezzate possono superare i limiti considerati sicuri dagli standard nazionali.

<

Il nodo della sanità territoriale

Il caso Agropoli si inserisce in un dibattito più ampio sulla sanità territoriale in Italia. Negli ultimi anni, anche alla luce delle risorse del PNRR, si è parlato molto di rafforzamento della medicina di prossimità, con investimenti in case di comunità e centrali operative territoriali. Tuttavia, la percezione dei cittadini — soprattutto nelle aree interne — è spesso quella di un progressivo arretramento dei servizi essenziali.

<

La chiusura o il ridimensionamento dei pronto soccorso periferici, giustificata talvolta con criteri di efficienza e sostenibilità, entra in conflitto con il diritto all’accesso rapido alle cure. È proprio su questo terreno che si gioca la mobilitazione cilentana: non solo una richiesta locale, ma una questione che tocca principi costituzionali.

<

La protesta come catalizzatore

Il gesto di Mancino ha già ottenuto un primo risultato: riportare visibilità su una vertenza che rischiava di restare confinata al livello locale. La manifestazione cittadina, che ha raccolto adesioni da diversi comuni del comprensorio, punta ora a trasformare l’attenzione mediatica in pressione politica concreta.

<

Resta da capire se dalle istituzioni arriveranno risposte. La riapertura di un pronto soccorso non è una decisione semplice: richiede personale, risorse e una pianificazione coerente con l’intero sistema sanitario regionale. Ma la domanda che emerge dalla protesta è netta e difficilmente eludibile: può un territorio vasto e popoloso restare privo di un presidio di emergenza?

<

La vicenda di Agropoli racconta qualcosa di più di una singola protesta. È lo specchio di una tensione crescente tra cittadini e istituzioni su un tema — la sanità — che incide direttamente sulla qualità della vita e sulla sicurezza delle comunità.

<

Le catene ai cancelli dell’ospedale sono un’immagine potente, forse estrema, ma capace di sintetizzare una richiesta semplice: ridurre le distanze tra diritti formali e servizi reali. In un Paese che punta a modernizzare il proprio sistema sanitario, casi come questo ricordano che l’innovazione non può prescindere dall’equità territoriale.

<

E mentre il corteo attraversa le strade del Cilento, la domanda resta sospesa: questa volta qualcuno ascolterà davvero?

<
© Riproduzione riservata
Da non perdere
Supporta l'Informazione Libera