Questa notte, alle ore 01:28 italiane del 21 febbraio 2026, si è verificato un terremoto di magnitudo ML 4.5 con epicentro 2,4 km a nord-ovest di Montecorice , lungo la costa cilentana. L’evento sismico è stato localizzato a una profondità di circa 319 chilometri, un dato particolarmente significativo che spiega perché il terremoto sia stato percepito poco o per nulla dalla popolazione dell’area epicentrale.
In Italia, la maggior parte dei terremoti avviene nella crosta superiore, generalmente entro i primi 30 km di profondità. In questo caso, invece, il sisma si è verificato ben al di sotto delle comuni profondità sismogenetiche italiane.
La grande profondità comporta una forte attenuazione delle onde sismiche durante la risalita verso la superficie. Di conseguenza, l’impatto sul territorio risulta notevolmente ridotto rispetto a un terremoto di pari magnitudo ma superficiale.
Ecco come lo spiega l’INGV
Secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), l’evento è riconducibile a un processo geologico tipico del Tirreno meridionale. Nel mantello terrestre, sotto il Mar Tirreno, è presente uno “slab” di litosfera oceanica che sta sprofondando da milioni di anni. Questo fenomeno, noto come subduzione, genera una sismicità profonda caratteristica dell’area. La presenza di questo slab nel mantello è accompagnata da una sismicità frequente lungo le coste tirreniche, dalla Campania fino alla Sicilia.
Dal 1999 al 2024, la carta della sismicità italiana mostra numerosi eventi di magnitudo pari o superiore a 2 lungo la fascia tirrenica. In particolare, i terremoti profondi (indicati generalmente con colori blu e viola nelle mappe scientifiche) evidenziano una distribuzione coerente con la presenza dello slab in subduzione.

In una sezione verticale che taglia il bacino tirrenico da nord-ovest a sud-est, considerando i terremoti dal 2005 a oggi con profondità maggiori di 30 km, si contano circa 10 mila eventi sismici (dati da terremoti.ingv.it, mappa e sezione a cura di P. De Gori, INGV-ONT).
Questa sezione mostra chiaramente come la sismicità “disegni” lo sprofondamento dello slab verso nord-ovest. La stella che rappresenta il terremoto del 21 febbraio 2026 evidenzia come l’evento sia avvenuto nella parte più profonda della struttura in subduzione, a circa 319 km.

Perché non è stato avvertito in modo significativo
Un terremoto di magnitudo 4.5, se superficiale, può essere distintamente percepito e talvolta causare lievi danni locali. Tuttavia, a oltre 300 km di profondità, l’energia sismica si disperde notevolmente prima di raggiungere la superficie.
Per questo motivo, nonostante la magnitudo moderata, l’evento:
- è stato avvertito in modo molto debole o nullo;
- non ha prodotto effetti rilevanti sul territorio;
- rientra nella normale dinamica geologica dell’area tirrenica.
Un fenomeno tipico del Tirreno meridionale
Il bacino tirrenico rappresenta una delle aree geologicamente più complesse del Mediterraneo. La subduzione della litosfera ionica sotto il Tirreno è un processo attivo da milioni di anni e continua a generare terremoti anche a profondità elevate.
Il sisma registrato al largo della costa cilentana si inserisce quindi in un quadro geodinamico ben noto agli studiosi e monitorato costantemente dall’INGV.
In sintesi, si è trattato di un evento profondo, tecnicamente rilevante ma con impatto minimo sulla popolazione, che contribuisce alla comprensione dei complessi meccanismi tettonici in atto sotto il Mar Tirreno.

