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La politica nel Cilento, copia carbone di quella nazionale

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Da adolescente  ho assistito a tante vicende di  “politica” locale, quindi, ho conosciuto persone perbene, lestofanti, “pecoroni” e gente che per una lieve manifestazione di amicizia, vendeva la propria anima al “faust” di turno con la speranza che poi le fiamme degli inferi non fossero state così atroci.

Non c’era  nessun tipo di ritegno, di vergogna si era perso il buon senso. Ora le cose sembrano cambiate, siamo diventati  più spocchiosi (nel senso buono del termine – se esiste) ci siamo vestiti di maggiore dignità ed abbiamo abbandonato una certa riverenza politica.

Siamo ancora in pochi, ma ce la faremo. Però dobbiamo essere coscienti che una piccola fetta di ossequienza è  ancora incancrenita in qualcuno di noi, sarà per la crisi che il nostro paese sta attraversando, sarà ancora per vecchie reminiscenze o tradizioni,  ma c’è tuttora qualcuno che spera nella politica come il risolutore dei propri mali.

No, non sono un antipolitico, anzi sono convinto  che la nostra società, la democrazia di questo paese non ne possa fare a meno, è assolutamente uno dei fondamenti del vivere civile. Forse conosco, forse ho letto una definizione diversa della parola “Politica”, magari sfuggita a qualcuno. Qualche giorno fa ne cercavo il significato e la cosa che mi ha colpito è che la maggior parte, anzi la stragrande maggioranza delle definizioni era: partecipare attivamente alla vita pubblica.

Ecco che allora, risulterebbe efficace che il politico Cilentano, dismetta gli abiti istituzionali , almeno una volta  a settimana e si butti a capofitto nel proprio territorio, interessandosi di quali possano essere i  bisogni urgenti della comunità di appartenenza. Sarà così? O invece resta rintanato  nel suo locale/ufficio in un qualsiasi centro Cilentano in attesa che l’elettore “pecorone” accorra all’ovile?! Provare a scendere in piazza, e non solo qualche mese prima di future elezioni,  e chiedere al viandante cosa secondo lui potrebbe fare la “politica” per rendere più vivibile il territorio, può essere un’idea……..  la butto così !!! (??!!).

Questo, credo, non sia stato mai fatto o fatto poche volte, diciamo che le occasioni di feste e festini vari, inaugurazioni, meeting ecc riescano meglio nell’intento del loro modo di fare “Politica”. Ma il problema è mio, forse,  esco negli orari sbagliati o partecipo alle feste sbagliate.

Non me ne voglia nessuno, ma è nel visionare, da semplice spettatore, la piccola politica locale che salta all’occhio la recrudescenza di questo sintomo, copia carbone della politica nazionale, (sembrano fatti in serie) ossia, amministrare una popolazione di 60 milioni di persone è simile, molto, al sovrintendere una platea di 400 o poco più anime votanti. Ed è molto simile ancora, alla politica nazionale, la “spartizione” del minuscolo territorio, da parte di alcune personaggi (con delega o senza) che fuoriescono dalla propria tana, solo in alcune e fatidiche occasioni (feste patronali,tumulti popolari ecc), per dar man forte al proprio ego in attesa di essere rieletti o almeno popolari in quel determinato giorno. A seguire, sempre in questa mia visione dalla panchina popolana, c’è chi non ha avuto la meglio, egli continua, con sinonimi e senza, a rimuginare e ad arrovellarsi sullo spiedo, continuando con i suoi j’accuse, alla costruzione di una scena del delitto, a suo dire probatoria della vanificazione della legalità; ma è un thriller infinito e secondo me poco produttivo, vantaggioso, invece, sarebbe la costruzione di una nuova credibilità confortata dalla lungimiranza contornata da un pizzico di umiltà. Questa, una piccola fotografia, anche essa copia carbone, credo, di ogni singolo paese, borgo o piccola città Cilentana.

Da più parti gli amici mi chiedono, di provare ad immaginare il futuro politico di questo territorio, quello che verrà, di qui a poco.

Dico loro che non ho gli strumenti tecnici per una analisi del genere, né le competenze necessarie. Insomma, mi occupo di altro, anche se mi preoccupo della mia terra e della mia comunità.

Credo che negli ultimi anni si sia veramente toccato il fondo. Il menefreghismo (che per la verità c’è sempre stato) si è in qualche modo “istituzionalizzato”, si è fatto meno pudìco, meno interessato al principio dell’etica e al giudizio che la gente possa dare del proprio comportamento pubblico.

Occorrerà, perciò, abbandonare i personalismi, le dispute ideologiche, le distinzioni di bandiera. Occorrerà mettere assieme le forze migliori delle nostre comunità. Chiamare a raccolta le persone di buona volontà, senza distinzioni di sorta. Inaugurare una nuova stagione di impegno civile, democratico, orizzontale, non verticistico, capace di pervadere le pieghe più nascoste della nostra terra. Di entrare dentro le case come il vento della nostra primavera e chiamare per nome ciascuno, senza dimenticare alcuno; privilegiando sempre il punto di vista di chi è più sfortunato di noi, di chi arranca per arrivare a fine mese; di chi, purtroppo, da tempo non ha né inizio né fine mese.

Interessante la tesi sull’ ugualitarismo e selezione  sul concetto di “massa” che la politica utilizza per proprio tornaconto scritto  da Mario Consoli che riporto (un riassunto tratto dal sito uomolibero.com )

” Il concetto di massa è l’elemento base di ogni sistema politico ugualitario.”

“La massa non ha fede o ideali: può avere rabbia, ma non energia; violenza, ma non creatività costruttiva. La massa quindi va guidata, anzi condizionata. La massa “delega”, per il proprio governo, gruppi di condizionatori (partiti, sindacati, ecc…) che per la loro stessa natura finiscono per essere anch’essi condizionati.

Attraverso la delega l’uomo ugualitarizzato ha la sensazione di poter scegliere, così come nella vita economica, quando in effetti egli compie solo degli atti già previsti e calcolati dai condizionatori che lo gestiscono. Ed i condizionatori (sarebbe infantile ed illusorio prevederlo) non trovano certo validi motivi per interpretare e valorizzare la società che vogliono condizionare, bensì sono portati, per scelta utilitaristica (a questo punto ovvia) a servire interessi di carattere economico e di potere.

“Gli uomini sono tutti uguali”. Quindi il voto politico ed amministrativo del più competente ha lo stesso valore del voto del meno competente. Benissimo: abbiamo realizzato il grande, meraviglioso miracolo di elevare le capacità del più limitato a quelle del più dotato!

Nossignore: l’operazione è esattamente l’inversa; il valore unitario che si ottiene è esattamente quello del più limitato, nemmeno quello medio.  Un’elementare dimostrazione algebrica lo può dimostrare. ”

“Dovendo prendere una decisione per la costruzione di una casa ci si rivolge (dando a ciascuno la possibilità di esprimere un voto) a tre individui che da dieci anni vivono nella stessa impresa e che, sulla base di capacità, volontà, spirito d’iniziativa e senso di responsabilità, hanno ottenuto, pur partendo da uguali mansioni, tre diversi livelli di qualificazione: un manovale, un capo-cantiere e un progettista dirigente.

Diamo ora un valore numerico (puramente convenzionale) ai tre voti, valore indicante le competenze, le esperienze e le capacità di ogni singolo elettore.

Esemplifichiamo in uno il potenziale apporto del manovale, in due del capo-cantiere, in tre del progettista dirigente. Espresso il voto, questo rappresenterà tutta la competenza del manovale, metà competenza del capo-cantiere, un terzo di competenza del progettista dirigente. Quindi, avendo a disposizione sei unità di competenza, ai fini della decisione, avrà peso solamente la metà delle competenze esistenti.”

” Il manovale sarà senz’altro accontentato, ma gli altri due avranno visto le proprie individualità svilite, offese e quindi avranno avuto una spinta verso minori impegni, minore responsabilità, minore creatività, minore inventiva, minore apporto. E la casa costruita con tali decisioni, certamente, non sarà la migliore, ma la casa più mediocre.

Questo esempio è puramente convenzionale, perchè non sarà certo mai possibile contare un’intelligenza, una competenza, una creatività, una coscienza. Ed è quindi in proporzioni macroscopiche più vaste e sproporzionate che questo esempio si può applicare al voto politico e amministrativo.

Una prima obiezione:ma i cittadini votano liste politiche, esprimendo un indirizzo globale; sono i partiti ad indicare e qualificare le competenze redigendo le liste dei candidati. Giustissimo: quindi il voto nel sistema ugualitaristico, esprime solo una generica ed illusoria delega a gruppi (partiti) attribuendo a questi il potere di determinare le rappresentanze, quindi di assumere decisioni. Una seconda obiezione:ma nell’ambito delle liste sono i cittadini, attraverso le preferenze, che scelgono i candidati da eleggere.

Tre risposte:

  • – gli elettori scelgono i candidati, ma le liste sono espressione dei partiti e non del corpo elettorale;
  • – la validità della scelta rimane la stessa del microrganismo elettorale (impresa edile) che abbiamo già visto;
  • – presso la massa è più popolare un grande scienziato o un noto calciatore? Un valente economista o un cantante alla moda?…”

Personalmente non me la sento di colpevolizzare solo la categoria degli elettori… Sono troppi i fattori che influenzano la nostra politica.

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