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Roscigno valorizza gli alloggi Erp non assegnati: opportunità o rischio inefficienza?

Il Comune di Roscigno punta a recuperare le case popolari inutilizzate per sostenere l’autonomia abitativa dei beneficiari Sai e combattere lo spopolamento, ma l’iniziativa solleva dubbi su tempi e concretezza.

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Il Comune di Roscigno ha avviato un progetto ambizioso che mira a valorizzare gli alloggi di edilizia residenziale pubblica (Erp) non assegnati, sfruttandoli come strumento per favorire l’autonomia abitativa dei beneficiari del Sistema di Accoglienza e Integrazione (Sai). L’obiettivo è duplice: sostenere le persone e famiglie che hanno terminato il loro percorso di accoglienza e, al contempo, contrastare l’acuto fenomeno dello spopolamento che affligge molte realtà dell’entroterra campano.

Secondo i dati raccolti dagli uffici comunali, sul territorio di Roscigno risultano disponibili almeno sei o sette alloggi Erp attualmente vuoti. Questi immobili, fino ad ora inutilizzati, potrebbero rappresentare una risorsa concreta per chi ha già avviato processi di integrazione sociale e lavorativa ma fatica ancora a trovare una sistemazione stabile. Il sindaco Pino Palmieri sottolinea come «chi completa il percorso di accoglienza e ha già costruito qui relazioni e opportunità di lavoro deve poter trovare le condizioni per restare sul territorio». Da qui l’idea di instaurare un protocollo d’intesa con Regione Campania, Acer Campania e il soggetto gestore del progetto Sai, allo scopo di definire modalità operative e tempi certi per la riqualificazione e l’assegnazione degli alloggi.

Il progetto ha indubbiamente una valenza sociale importante. Recuperare immobili pubblici inutilizzati è una strategia che potrebbe facilitare il passaggio dalla condizione temporanea di accoglienza a una più stabile autonomia abitativa, rafforzando così i processi di inclusione sociale. Inoltre, può contribuire a frenare il progressivo abbandono di aree interne che rischiano di morire lentamente per carenza di residenti e servizi. La valorizzazione del patrimonio abitativo esistente rappresenta dunque un’ipotesi virtuosa, che mette insieme esigenze di solidarietà e tutela del territorio.

Tuttavia, non si possono ignorare alcune criticità che meritano riflessione e prudenza. Innanzitutto, la disponibilità di pochi alloggi – a oggi sei o sette – sembra insufficiente a rispondere in modo significativo a una domanda abitativa che, nei territori interni e svantaggiati, è spesso elevata e complessa. Non è chiaro se queste abitazioni siano immediatamente agibili o se richiedano interventi di manutenzione, i quali potrebbero rallentare notevolmente la realizzazione concreta del progetto.

Inoltre, la parola “valorizzazione” resta piuttosto generica e lascia aperti dubbi sulle modalità di gestione e assegnazione: quali criteri saranno adottati? Quali garanzie per evitare situazioni di esclusione o favoritismi? Senza trasparenza e procedure rigorose, rischiamo di assistere a manovre burocratiche interminabili che non producono risultati tangibili per i beneficiari né per il territorio. Nel caso delle aree interne, il fattore tempo è cruciale: ogni ritardo peggiora la condizione di disagio sociale ed economico e disincentiva la permanenza di nuovi residenti.

Non meno importante è la questione più ampia dell’efficacia del progetto Sai stesso, che – sebbene fondamentale – non sempre riesce a garantire percorsi di integrazione stabili e duraturi. L’autonomia abitativa è solo un tassello di un puzzle molto complesso che richiede investimenti coordinati anche in istruzione, lavoro, servizi sociali e infrastrutture. Concentrarsi solo sugli alloggi rischia di essere una soluzione parziale, incapace di incidere davvero sulle cause profonde dello spopolamento e dell’esclusione.

Infine, va fatto appello alla responsabilità delle istituzioni coinvolte affinché l’annunciata intesa tra Comune, Regione e Acer Campania non rimanga una mera dichiarazione di intenti. Serve programmazione seria, investimenti adeguati, monitoraggio costante e soprattutto un dialogo diretto con le comunità coinvolte, per non cadere nella trappola di interventi improvvisati o insufficienti.

In sintesi, l’iniziativa di Roscigno rappresenta una proposta interessante e meritevole di attenzione per la sua portata sociale e territoriale, tuttavia, senza una visione organica e una realizzazione rapida e trasparente, rischia di trasformarsi in un’occasione sprecata, che non produce alcun reale beneficio né per i beneficiari Sai né per il rilancio di un territorio fragile e bisognoso di politiche concrete.

Il potenziale c’è, ora toccherà alle istituzioni farne buon uso, evitando che l’ennesima buona idea rimanga sulla carta, lasciando inalterate le difficoltà e le tensioni sociali che si vorrebbero superare. Restano vigili cittadini e osservatori, con la speranza che questa volta il binomio solidarietà-territorio trovi finalmente una sintesi efficace e duratura.

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