L’argomento dei comuni montani in Italia ha recentemente attirato l’attenzione a seguito dell’approvazione del DPCM attuativo della Legge sulla Montagna. Questo evento ha portato a un significativo incremento nel numero degli enti classificati come montani. I dati parlano chiaro: si passa da 175 comuni nella prima bozza a ben 291 nelle ultime stime. Inoltre, questo cambiamento segna una risalita rispetto ai livelli storici di 298 comuni. Tuttavia, al contempo, solleva importanti questioni relative ai criteri utilizzati per l’assegnazione delle risorse.
Il 5 febbraio scorso, durante la Conferenza Unificata, il ministro Calderoli ha presentato la proposta che ha suscitato un acceso dibattito tra le regioni. In particolare, vi è stata discussione tra quelle che hanno sollevato obiezioni, tra cui la Campania. Le divergenze emerse riguardano in gran parte l’impiego di parametri altimetrici. Tuttavia, questi parametri sono in contrapposizione alle reali condizioni socio-economiche dei territori. La nuova geografia delle aree interne campane, delineata dal provvedimento, evidenzia alcuni aspetti paradossali. Ben 56 comuni entrano per la prima volta nella lista dei comuni montani.
La Regione Campania ha espresso forti contestazioni riguardo all’utilizzo esclusivo di criteri fisici, come l’altitudine e la pendenza, per definire i comuni montani. Tali criteri, secondo le autorità regionali, non tengono conto delle specificità socio-economiche e delle necessità di sviluppo delle comunità interessate. Maria Carmela Serluca, assessora all’Agricoltura, ha dichiarato: “È grazie alla determinazione delle Regioni dissenzienti che si è giunti a un decreto attuativo meno limitante. Tuttavia, persiste un problema profondo legato ai criteri di valutazione”. Il vero nodo politico e tecnico riguarda dunque la coerenza dello status di “comune montano” con le effettive esigenze territoriali.
Serluca ha aggiunto: “Il punto centrale non è il numero complessivo dei comuni montani in Campania, bensì la coerenza di tale riconoscimento rispetto alle fragilità reali dei territori”. Questo solleva interrogativi su quanto realmente queste nuove misure possano contribuire a migliorare le condizioni di vita delle comunità montane. Inoltre, ci sono dubbi sui criteri adottati per definire tali comunità.
Il provvedimento sembra dunque più orientato verso una classificazione basata su misure fisiche. Tuttavia, manca un’analisi profonda delle condizioni economiche e sociali. Questo approccio rischia di escludere i comuni più vulnerabili e marginalizzati. Sono proprio quelli che necessiterebbero maggiormente di politiche di sostegno e intervento.
A fronte di queste problematiche, la Regione Campania ha annunciato l’intenzione di utilizzare gli strumenti normativi disponibili per mitigare gli effetti del decreto sui territori esclusi. “Stiamo lavorando per recuperare l’accesso ai fondi di sviluppo per le aree che, sebbene non rispettino i nuovi canoni altimetrici, soffrono di marginalità economica”, ha chiarito Serluca. Questa affermazione indica un impegno per cercare di garantire che le risorse siano destinate in modo equo. Pertanto, occorre tenere in considerazione le reali necessità delle comunità locali.
La situazione attuale invita a riflettere sull’importanza di considerare variabili socio-economiche oltre a quelle fisiche nella definizione delle aree montane. Concludendo, l’assessora ha esposto il suo dispiacere nei confronti della nuova impostazione, ritenendola di “dubbia utilità e dagli esiti incerti”. La speranza della Regione è che si possa trovare un equilibrio più adeguato che tenga conto delle effettive fragilità territoriali. In questo modo, si garantisce a tutti i comuni la possibilità di accedere a politiche e fondi che possano davvero fare la differenza nel miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini.
In definitiva, l’evoluzione della legislazione sui comuni montani rappresenta un passo significativo, ma anche complesso. È fondamentale che il dialogo continui affinché si possano risolvere le criticità emerse. Solo così si possono tutelare i diritti delle comunità che vivono in territori montani, affinché questi possano svilupparsi in modo sostenibile e prospero.

