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Affluenza al minimo storico per decretare la nuova assise regionale

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Nell’attuale tornata elettorale, il panorama politico si presenta segnato da esclusioni sorprendenti che hanno suscitato scalpore e amarezza tra sostenitori e candidati. Molti nomi noti, che avrebbero dovuto avere un ruolo di primo piano nella nuova assemblea, sono stati costretti a rimanere fuori dai giochi. Analizziamo insieme alcune delle storie più significative di questo drammatico “no” delle urne. Tra le figure più emblematiche del turn over politico vi è Giuseppe Sommese, figlio dell’ex assessore Pasquale Sommese. Con quasi 10.000 voti all’attivo, avrebbe dovuto essere una presenza certa, ma la realtà ha riservato per lui un’amara sorpresa. La sua candidatura, sostenuta da una significativa base di consensi, non gli consente di guadagnarsi un seggio. Stesso destino tocca ad Armando Cesaro, un ex consigliere di Forza Italia, che si era presentato con Casa Riformista. Nonostante l’impegno e una carriera politica che sembravano garantirgli una buona riuscita, Cesaro si ritrova ora tra gli esclusi, un chiaro segnale di quanto sia labile il supporto elettorale.

Un altro capitolo triste è rappresentato dai consiglieri uscenti Carmine Mocerino e Diego Venanzoni, entrambi candidati con la lista “A testa alta” alleato di Vincenzo De Luca. Con oltre 10.000 voti a testa, ci si aspettava una conferma della loro posizione, invece entrambi si ritrovano a fare i conti con il fatto di essere stati esclusi. Che navigazione ardua deve essere stata per questi uomini di esperienza, abituati a combattere battaglie politiche e a vedere l’impegno dei loro sostenitori svanire nel nulla. Nel contesto del Movimento 5 Stelle, anche Valeria Ciarambino, già candidata presidente alle passate elezioni, ha subito un brusco stop. Solo 3.400 voti per la Ciarambino, che aveva scommesso su un ritorno in auge dopo essersi unita alla maggioranza deluchiana. Michele Cammarano, anch’egli dei Cinque Stelle, non riesce a conquistare un seggio nonostante l’impegno profuso. L’elezione a Salerno non concede nulla e il seggio che tanto ambiva resta un miraggio.

Una menzione speciale vale per Tommaso Pellegrino, il cui risultato personale è stupefacente: 15.610 voti. Eppure, la sua militanza con Casa Riformista non basta a garantirgli il seggio in provincia di Salerno. Come può un risultato simile non tradursi in una vittoria? È il paradosso di un sistema che premia la strategia sopra la popolarità. Uno degli snodi cruciali è rappresentato dal Partito Democratico, che vede l’uscita di scena di figure importanti. Enza Amato, presidente del Consiglio comunale di Napoli, ottiene 14.438 voti, ma non è sufficiente per passare il turno. Al suo fianco, esuli dalla competizione anche Antonio Marciano e Antonella Ciaramella. Da notare la discesa in campo di Souzan Fatayer, prima italiana di origine palestinese, che con oltre cinquemila voti viene esclusa da un seggio, testimoniando una fragilità di rappresentanza. Il centrodestra non è immune agli esclusi. Tra le fila della Lega troviamo Severino Nappi, secondo solo a Napoli, e Carmela Rescigno, la cui esperienza non si traduce in seggi. La capolista Daniela Di Maggio, che porta con sé il dramma della sua storia personale legata al giovane musicista assassinato, raccoglie solo 964 voti, desolante esempio di una selezione impietosa. Marco Nonno di Fratelli d’Italia, pur avendo lottato duramente, sfiora l’obiettivo senza raggiungerlo.

Un capitolo a sé meriterebbe la figura di Francesca Marino, moglie del rettore della Federico II, che pur triplicando il suo consenso rispetto alle regionali del 2020, non riesce comunque a superare la soglia per Fratelli d’Italia con soli 2.200 voti. Nella provincia di Salerno, Rosaria Aliberti, figlia del sindaco di Scafati, resta esclusa con oltre settemila voti, altro sintomo di come i consensi, seppur consistenti, possano non bastare. La tornata elettorale appena conclusa illumina le fragilità di un sistema che, nel tentativo di rinnovarsi, sembra aver ignorato importanti voci e rappresentanza. Gli esclusi, da Sommese a Ciarambino, da Pellegrino a Amato, evidenziano non solo una crisi di consenso, ma anche la necessità di riflessioni più profonde su come il potere venga distribuito e sui meccanismi che governano il tutto. Questa situazione fa sorgere interrogativi sull’effettivo funzionamento della democrazia e su come si possa garantire una rappresentanza equa e giusta. Le storie di questi esclusi dovrebbero servire non solo a comprendere i meccanismi interni della politica, ma anche a dare voce a chi finisce per rimanere ai margini. In un periodo di cambiamento e incertezze, riflettere su quanti e quali nomi rimarranno senza casa in questo nuovo equilibrio è fondamentale affinché il futuro della politica non diventi una mera questione di numeri.

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