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Ercolano: ritrovata, sulla spiaggia antica, la borsa dell’ultimo fuggiasco

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Dopo il ritrovamento dello scheletro sull’antica spiaggia e l’avvio dello scavo, è stata riportata alla luce, accanto alla vittima, anche una piccola borsa con gli averi dell’ultimo fuggiasco di Ercolano. È l’ultima scoperta avvenuta nel parco archeologico della provincia di Napoli. “Poter associare con certezza un oggetto personale alla vittima che lo stringeva letteralmente su di sé – ha commentato il direttore del Parco, Francesco Sirano -, trasmette a pieno il senso di umanità che ancora si respira a Ercolano e lo studio di un contesto indisturbato ci condurrà verso una serie di approfondimenti che racconteranno tanto del passato di questa città. Si tratta di una nuova tessera del mosaico di informazioni che rendono Ercolano unica nel mondo antico: un luogo che trasmette istantanee dal passato anche dagli angoli più impensabili”.

Per esigenze conservative, al termine dello scavo dello scheletro, il reperto, un piccolo contenitore in legno conservato probabilmente in una sacca di tessuto, sarà prelevato con il pane di terra nel quale è imprigionato per proseguire lo scavo del suo contenuto in laboratorio.
Lo scheletro ritrovato di recente è il primo fuggiasco caduto all’esterno dei fornici sul quale è possibile mettere in campo uno studio transdisciplinare. La vittima era un uomo di circa 40-45 anni di età. Tutti gli elementi fanno pensare ad un corpo trascinato dalla forza dell’eruzione perché i resti si trovano all’interno di un flusso piroclastico, circondato e coperto da materiale della città antica trasportato giù verso mare. Si trovava probabilmente in riva al mare o nelle aree della città soprastante.

Il fuggiasco è stato trovato in posizione supina, con la testa rivolta verso la città. Il suo corpo, che riporta numerose fratture dovute agli effetti dell’eruzione, cadde sotto la spinta del primo flusso piroclastico e galleggiò tra i flutti insieme ai legni che provenivano dagli edifici della città, anch’essi trascinati sull’antico litorale. All’impatto la vittima subì lo stesso destino delle altre 330 già ritrovate negli anni addietro: le altissime temperature del flusso che lo investì provocarono l’evaporazione immediata dei tessuti e lo scheletro fu imprigionato nella massa di cenere, gas e detriti trascinati. Le metodologie di indagine sono oggi in grado di trarre molte informazioni relative al nuovo ritrovamento, grazie a un progetto reso possibile con un finanziamento del ministero della Cultura (fondi Fsc) nell’ambito delle attività sul territorio della cosiddetta buffer zone Unesco promosso dall’unità Grande Pompei.
Il Packard Humanities Institute ha anche donato il progetto di sistemazione complessiva dell’area di antica spiaggia.

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“Ercolano non delude mai: ogni volta che si tocca un fronte – ha detto il manager dell’Herculaneum Conservation Project Jane Thompson – si scoprono reperti incredibili. La fondazione Packard in questi anni ha concentrato le proprie energie proprio sui confini del sito perché, come nel caso dell’antica spiaggia, le esplorazioni erano state parziali e avevano lasciato condizioni irrisolte e critiche. Grazie a questo lavoro di ‘ricucitura’ lungo i confini negli anni passati sono emersi una testa di statua di amazzone, gioielli e un soffitto dipinto. Oggi i resti di un ercolanese con addosso le proprie cose Viviamo queste scoperte come veri e propri premi per chi come noi lavora incessantemente per la conservazione del sito ma anche per il pubblico senza il quale questo patrimonio culturale perderebbe il suo animo”.
Sull’antica spiaggia oltre allo scheletro sono stati ritrovati in questi mesi moltissimi reperti di legno trascinati dal flusso piroclastico: arbusti, radici di alberi ad alto fusto, grandi travi, frammenti di cornici e pannelli appartenenti probabilmente a controsoffitti e alle coperture degli edifici, oltre ad assi di legno, puntoni e altri elementi forse di barche.

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nadia Cozzolinohttps://www.dire.it
Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno, non è pertanto un articolo prodotto dalla nostra redazione ma è a cura di "Agenzia Dire"

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