C’è un luogo del Cilento nel quale, da secoli, sopravvive una delle tradizioni più suggestive legate alla figura di San Francesco d’Assisi: è Agropoli, dove uno scoglio affacciato sul mare è ancora oggi associato alla celebre predica ai pesci. Una storia affascinante, profondamente radicata nella memoria locale, che però merita di essere raccontata distinguendo con attenzione ciò che è documentato da ciò che appartiene alla tradizione francescana.
La domanda, dunque, è inevitabile: San Francesco passò davvero dal Cilento? La risposta più corretta, alla luce delle fonti oggi disponibili, è prudente. Esiste una tradizione francescana antica che colloca Francesco ad Agropoli durante il suo viaggio verso il Mezzogiorno, ma non è stata individuata una testimonianza contemporanea al viaggio del 1222 capace di dimostrare con certezza il suo passaggio nella città cilentana ed è proprio questa distanza tra storia documentata e memoria religiosa a rendere la vicenda ancora più interessante.
Francesco d’Assisi si recò nel Mezzogiorno italiano nei primi anni Venti del XIII secolo. Il viaggio del 1222 è inserito nella più ampia attività di predicazione del Santo e la sua presenza in diverse località italiane è attestata dalle fonti francescane e da testimonianze storiche. Una testimonianza particolarmente importante è quella di Tommaso da Spalato, che nel 1222 incontrò Francesco a Bologna e assistette alla sua predicazione. Si tratta di una delle testimonianze più vicine cronologicamente alla vita del Santo e costituisce un riferimento importante per ricostruire la sua attività in quegli anni.
Quando però si cerca una conferma documentaria del passaggio di Francesco ad Agropoli, il quadro cambia, non abbiamo infatti un documento del 1222 che descriva il suo arrivo nella città cilentana, la sua predicazione oppure l’episodio della predica ai pesci eppure la tradizione esiste ed è tutt’altro che recente. Una delle testimonianze più significative è quella del francescano Rodolfo da Tossignano, autore della Historiarum Seraphicae Religionis, pubblicata nel 1586. Nella sua opera viene ricordato lo scoglio di Agropoli associato alla predicazione di San Francesco ai pesci.
È un elemento di grande interesse storico perché dimostra che, già alla fine del Cinquecento, esisteva una tradizione precisa che collegava Francesco alla costa di Agropoli. Ma c’è una precisazione fondamentale: siamo oltre tre secoli dopo il presunto viaggio del 1222, la testimonianza, quindi, è preziosa per comprendere l’antichità della tradizione, ma non può essere considerata una prova contemporanea dell’evento. La vicenda viene successivamente ripresa e sviluppata da Luca Wadding, storico francescano e autore degli Annales Minorum, una delle più importanti opere dedicate alla storia dell’Ordine francescano.
Nella ricostruzione di Wadding, il viaggio meridionale di Francesco comprende diverse località del Mezzogiorno e arriva anche ad Agropoli. Qui il Santo avrebbe predicato alla popolazione e, non trovando ascolto, si sarebbe rivolto ai pesci è proprio questo il cuore della tradizione che ancora oggi identifica lo scoglio di Agropoli con il luogo della predica. La scena è diventata una delle immagini più suggestive della memoria francescana cilentana: Francesco davanti al mare, gli abitanti che non ascoltano la sua voce e i pesci che, invece, emergono dall’acqua per ascoltare la sua predicazione, ma anche in questo caso bisogna ricordare che Wadding scrive diversi secoli dopo Francesco.
La sua opera ha quindi un enorme valore per la storia della tradizione francescana, ma non può essere utilizzata allo stesso modo di una testimonianza prodotta nel XIII secolo, A confermare questa cautela è anche la storiografia contemporanea, uno studio pubblicato nella Rassegna degli Archivi di Stato, dedicato agli insediamenti francescani nell’area del Sele, affronta la questione della tradizione della predicazione di Francesco sulle coste di Agropoli e sottolinea come essa non sia stata definitivamente provata attraverso documenti, questo particolare è importante perché impedisce di trasformare una tradizione secolare in un fatto storico certo.
Ma non significa affatto che la storia debba essere liquidata come una semplice leggenda, al contrario, la presenza della tradizione francescana ad Agropoli è essa stessa un fatto storico che merita di essere studiato. Significa che, almeno a partire dall’età moderna, il territorio conservava una memoria molto precisa del passaggio del Santo e che tale memoria era stata incorporata nella storiografia francescana. C’è poi un altro elemento che rende il quadro ancora più interessante: la presenza francescana nel territorio, la diffusione dei Frati Minori nel Mezzogiorno è infatti documentata e numerosi insediamenti francescani sorsero nel corso dei secoli in Campania e nel Cilento.
Questo dato non dimostra che Francesco abbia personalmente fondato un convento ad Agropoli o che abbia necessariamente percorso tutte le località successivamente associate alla sua figura. Dimostra però che il francescanesimo ebbe una presenza reale e duratura nell’area e che la memoria di Francesco si radicò profondamente nel territorio. Anche la tradizione che riguarda Pollica deve essere trattata con cautela. Alcune fonti francescane moderne raccontano che Francesco avrebbe predicato nella zona prima di raggiungere Agropoli. Tuttavia, allo stato delle fonti esaminate, non emerge una testimonianza medievale contemporanea ai fatti che consenta di affermare con certezza che il Santo abbia attraversato Pollica per questo è più corretto parlare di tradizione locale e francescana, non di evento storicamente accertato.
Lo stesso criterio deve essere utilizzato per altre località cilentane alle quali, nel corso del tempo, è stata collegata la presenza di Francesco, la ricerca storica deve infatti evitare una tentazione molto comune quando si parla di santi e di tradizioni popolari: trasformare progressivamente il racconto devozionale in una certezza documentaria. Nel caso di Agropoli, invece, proprio la distinzione tra i due livelli permette di restituire alla vicenda il suo fascino, da una parte c’è il Francesco storico, la cui attività nel Mezzogiorno è inserita nella grande espansione dell’Ordine dei Frati Minori e nella sua intensa predicazione, dall’altra c’è la memoria di Francesco conservata per secoli dagli abitanti e dalla tradizione francescana, una memoria che ha individuato proprio sulle coste cilentane il luogo della predica ai pesci.
Non possiamo quindi affermare documentalmente che Francesco predicò ai pesci ad Agropoli nel 1222, possiamo invece affermare che questa tradizione è antica, documentata nella storiografia francescana almeno dall’età moderna e profondamente radicata nella storia culturale della città ed è forse proprio qui che si trova l’aspetto più affascinante della vicenda. Il Cilento medievale non ci restituisce soltanto castelli, monasteri, strade e borghi. Restituisce anche una memoria fatta di racconti, devozione e luoghi che hanno attraversato i secoli, lo Scoglio di San Francesco ad Agropoli è uno di questi luoghi.
Non è necessario trasformarlo in una certezza storica per riconoscerne il valore. Al contrario, raccontarlo attraverso le fonti significa rispettare sia la storia sia la tradizione. La domanda «San Francesco passò davvero da Agropoli?» rimane dunque aperta. La documentazione oggi disponibile non consente di rispondere con un sì definitivo. Ma la tradizione che lo vuole sulle coste del Cilento non nasce certamente oggi: è una memoria antica, tramandata nella cultura francescana e arrivata fino ai nostri giorni e forse è proprio questo il vero viaggio di San Francesco nel Cilento: un viaggio che la storia non riesce ancora a ricostruire completamente, ma che la memoria del territorio continua a raccontare da secoli.
Fonti e note
- Treccani, voce «Francesco d’Assisi», Dizionario Biografico degli Italiani, per la ricostruzione della vita del Santo e la testimonianza di Tommaso da Spalato relativa alla predicazione di Francesco a Bologna nel 1222.
- Rivista della Basilica di San Francesco di Assisi – San Francesco Patrono d’Italia, articoli dedicati al viaggio meridionale di San Francesco e alla tradizione del passaggio ad Agropoli. La fonte ricostruisce il percorso sulla base della tradizione francescana e degli Annales Minorum di Luca Wadding.
- Rodolfo da Tossignano, Historiarum Seraphicae Religionis, 1586. L’opera costituisce una delle testimonianze storiche più antiche individuate in relazione alla tradizione dello scoglio di Agropoli associato alla predicazione di San Francesco ai pesci.
- Luca Wadding, Annales Minorum, XVII secolo. Opera fondamentale della storiografia francescana, utilizzata per la ricostruzione della tradizione relativa al viaggio meridionale di Francesco. Va considerata una fonte storiografica posteriore ai fatti narrati.
- Rassegna degli Archivi di Stato, Ministero della Cultura, studio sugli insediamenti francescani nell’area del Sele e sulla tradizione della predicazione di San Francesco sulle coste di Agropoli. La pubblicazione evidenzia l’assenza di una definitiva prova documentaria contemporanea dell’episodio.
- Pietro Ebner, Chiesa, baroni e popolo nel Cilento, opera di riferimento per la storia del territorio cilentano e del rapporto tra istituzioni ecclesiastiche, comunità e insediamenti religiosi.





