Prima PaginaStoria3 Marzo 1944. La tragedia ferroviaria di Balvano

3 Marzo 1944. La tragedia ferroviaria di Balvano

Un tragico evento che all’epoca sconvolse tutto il mondo e che ancora oggi porta impresso un marchio indelebile come una delle più grandi tragedie ferroviarie del nuovo secolo.

Iscriviti al canale WhatsApp

Segui le notizie su GoogleNews

Il 3 marzo 1944, non lontano dal Cilento, nella galleria delle Armi nei pressi della stazione di Balvano-Ricigliano, in provincia di Potenza, si consumò una delle più gravi sciagure ferroviarie della storia italiana.

<

Il treno merci 8017, partito da Battipaglia e diretto a Potenza, viaggiava carico non solo di legname destinato alla ricostruzione dei ponti distrutti dalla guerra, ma anche di centinaia di passeggeri clandestini. Erano civili stremati dalla fame e dal conflitto, in cerca di viveri e rifugio nell’entroterra.

<

Il convoglio, già molto pesante, superò le 600 tonnellate dopo la salita abusiva di circa 600 persone lungo il tragitto. Nella notte, dopo una sosta alla stazione di Balvano-Ricigliano, il treno ripartì affrontando un tratto montano particolarmente ripido e ricco di gallerie strette e poco ventilate.

<

All’interno della galleria delle Armi, lunga quasi 1.700 metri, le locomotive a vapore iniziarono a perdere aderenza fino a fermarsi. Nel tentativo disperato di riprendere la marcia, i motori liberarono enormi quantità di monossido di carbonio. In assenza di ventilazione, i gas tossici invasero rapidamente i vagoni.

<

Macchinisti, ferrovieri e passeggeri — molti dei quali dormivano — persero conoscenza nel giro di pochi minuti. Solo gli ultimi carri rimasero fuori dalla galleria, permettendo a pochi sopravvissuti di salvarsi e dare l’allarme alle prime luci dell’alba.

<

I soccorsi trovarono una scena drammatica: centinaia di corpi senza vita all’interno dei vagoni e lungo la linea ferroviaria. Il bilancio ufficiale parlò di oltre 500 vittime, ma alcune stime superarono le 600. Molti passeggeri non furono mai identificati e vennero sepolti in fosse comuni nel cimitero di Balvano, senza funerali.

<

La testimonianza di un sopravvissuto

Tra i pochi salvati vi fu Matteo Federico, allora giovane militare sfollato con la famiglia nel Salernitano. Decenni dopo raccontò di essersi risvegliato nell’ospedale di Potenza senza memoria dell’accaduto.

<

Scoprì solo in seguito di essere stato estratto vivo da una ragazza, Carmelina Di Staso, che notò un suo movimento tra i cadaveri e insistette perché venisse soccorso. Quel gesto gli salvò la vita.

<

La tragedia di Balvano segnò profondamente i sopravvissuti e le famiglie delle vittime, molte delle quali non ricevettero mai adeguati riconoscimenti o risarcimenti.

<

Ancora oggi, a oltre ottant’anni di distanza, il disastro del treno 8017 resta una pagina dolorosa e spesso dimenticata della storia italiana, simbolo delle sofferenze civili causate dalla guerra e della disperazione di un Paese in cerca di sopravvivenza.

<
© Riproduzione riservata
Da non perdere
Supporta l'Informazione Libera