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Alzheimer, al Ruggi di Salerno la prima infusione di anticorpi monoclonali: nuova speranza contro il declino cognitivo

Avviato all’AOU Ruggi un trattamento innovativo che punta a rallentare la progressione della malattia nelle fasi iniziali

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Una nuova frontiera nella lotta contro l’Alzheimer prende forma a Salerno. Qui, all’Unità Operativa Complessa di Neurologia dell’AOU San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona è stata eseguita la prima infusione di anticorpi monoclonali anti-amiloide su un paziente salernitano di 69 anni. Si tratta di un passaggio storico che apre a nuove prospettive terapeutiche. Infatti, potrebbe rallentare il decorso della malattia e contenere il declino cognitivo e comportamentale.

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Il trattamento, avviato sotto la direzione del professor Paolo Barone, si inserisce in un percorso altamente specialistico. Questo percorso è portato avanti da un team multidisciplinare di terzo livello impegnato nella diagnosi precoce e nella gestione avanzata delle malattie neurodegenerative. La selezione delle terapie innovative nel campo dell’Alzheimer mostra come la ricerca continui a evolversi. Il gruppo, coordinato dalla professoressa Marianna Amboni con il contributo dei neurologi Federico Di Filippo e Giuseppe De Biasi, lavora sulla stratificazione dei pazienti. Inoltre, lavora sull’accesso a terapie innovative riservate a casi accuratamente selezionati.

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Gli anticorpi monoclonali anti-amiloide, tra cui Lecanemab e Donanemab, rappresentano una delle novità più rilevanti degli ultimi anni nel trattamento dell’Alzheimer. A differenza delle terapie tradizionali, agiscono su uno dei principali meccanismi biologici della malattia. Infatti favoriscono la rimozione delle placche di beta-amiloide che si accumulano nel cervello, con l’obiettivo di rallentare la progressione del danno neurodegenerativo. L’efficacia di questa strategia terapeutica è legata soprattutto all’intervento nelle fasi iniziali. Ciò è particolarmente vero quando la patologia non ha ancora prodotto danni strutturali irreversibili. Va sottolineata così la centralità della ricerca nella lotta contro l’Alzheimer.

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Proprio per questo la selezione dei pazienti rappresenta il nodo centrale del percorso. Possono essere candidati al trattamento persone con diagnosi di Alzheimer in fase precoce, con disturbo neurocognitivo lieve o demenza lieve, che mantengano ancora una buona autonomia nelle attività quotidiane e rispettino rigorosi criteri clinici e diagnostici. Parlando di Alzheimer, il processo di valutazione comprende approfondimenti anamnestici, esami di laboratorio, test genetici e neuroimaging avanzato. Questi accertamenti sono indispensabili per definire l’idoneità alla terapia.

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Il protocollo terapeutico prevede infusioni endovenose mensili in regime di Day Hospital, per un ciclo che può arrivare fino a 18 somministrazioni. Ogni trattamento viene effettuato seguendo protocolli di sicurezza molto rigorosi. Si effettuano monitoraggi costanti e controlli periodici tramite risonanza magnetica per individuare eventuali effetti collaterali, come microemorragie o fenomeni edemigeni cerebrali, anche in assenza di sintomi. Queste procedure sono fondamentali soprattutto nei pazienti Alzheimer.

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L’avvio di questo percorso a Salerno assume un valore ancora più rilevante considerando il quadro normativo italiano. Dopo le approvazioni negli Stati Uniti e il via libera europeo nel 2025, questi farmaci non sono ancora rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale. Di conseguenza, l’accesso resta limitato all’uso compassionevole, riservato a centri altamente specializzati e a pazienti selezionati. Allo stesso tempo, le terapie dedicate a chi è affetto da Alzheimer attendono una piena implementazione in Italia.

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In questo scenario il Ruggi si colloca tra i centri pionieri nell’applicazione di una terapia che, pur non rappresentando una cura definitiva, punta per la prima volta a intervenire sul processo biologico della malattia e non solo sui sintomi. Un cambio di paradigma che potrebbe segnare una svolta nella gestione dell’Alzheimer e offrire nuove prospettive ai pazienti e alle loro famiglie. L’innovazione in ambito Alzheimer assume una grande importanza per la società.

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