La Cassazione ha concluso la controversa vicenda giudiziaria di un cinquantenne di Vallo della Lucania, ritenuto colpevole di aver percepito indebitamente il Reddito di Cittadinanza mentre lavorava in un panificio. Nonostante la conferma della responsabilità penale dell’imputato da parte della Terza Sezione Penale, gli atti sono stati restituiti alla Corte d’Appello di Salerno per una rideterminazione della pena, tenendo conto di un errore di calcolo. La questione è emersa a seguito della domanda di accesso al Reddito di Cittadinanza presentata dall’uomo il 20 marzo 2019. Durante il periodo in cui riceveva il sussidio, la situazione economica della sua famiglia è mutata significativamente: egli è stato assunto in un panificio con contratto prima a tempo determinato e poi indeterminato, e la moglie ha anche iniziato a percepire un reddito. Questi cambiamenti non sono stati comunicati all’INPS, portando così alla contestazione del reato.
I giudici hanno respinto la difesa dell’imputato, che cercava di scaricare la responsabilità su un errore del Caf, sostenendo che una casella non fosse stata barrata dall’operatore. La Corte ha chiarito che l’onere di presentare il modello “RdC-Com” ricade esclusivamente sul beneficiario, il quale era stato debitamente informato. Inoltre, la giustificazione legata alla scarsa conoscenza della legge è stata considerata inaccettabile: continuare a ricevere il sussidio per un anno, pur essendo a conoscenza della propria occupazione, costituisce una condotta dolosa e inescusabile.
Tuttavia, la difesa ha ottenuto un risultato parziale, di natura tecnica. I giudici della Cassazione hanno evidenziato una significativa svista nella sentenza d’appello emessa nel marzo 2025, che aveva erroneamente calcolato la pena partendo da una base di due anni. La Corte ha definito questo un “errore macroscopico”, poiché la legislazione stabilisce che la pena minima è fissata a un anno. Di conseguenza, il processo tornerà a Salerno per ripristinare un equo trattamento giuridico.

