Nel Cilento torna a suonare l’allarme truffe, e non è un campanello qualunque: è quello, odioso e vigliacco, che prende di mira gli anziani. Tra Castellabate e Perdifumo, nei giorni scorsi, sono tornati in azione i finti carabinieri, specialisti dell’inganno e del raggiro, pronti a sfruttare la fiducia, il rispetto e spesso la solitudine delle persone più fragili. Un copione ormai tristemente noto: una telefonata, una voce impostata, un’autorità inventata di sana pianta e l’annuncio di controlli urgenti. Poi l’ingresso in casa, che dovrebbe essere il luogo più sicuro, e invece si trasforma nel teatro di un furto.
È una storia che fa rabbia. Fa rabbia perché non si tratta solo di denaro o di preziosi sottratti, ma di dignità violata. Chi si finge appartenente alle forze dell’ordine non ruba soltanto oggetti: ruba serenità, fiducia, senso di protezione. Colpisce chi è cresciuto con l’idea che la divisa rappresenti lo Stato, la sicurezza, il bene comune. E lo fa senza scrupoli. Per una volta, però, il finale non è quello che siamo abituati a leggere. Fortunatamente, gli anziani contattati non hanno abboccato. Hanno fiutato la truffa, hanno resistito, hanno detto no. Un segnale incoraggiante, certo, ma che non deve farci abbassare la guardia. Perché se oggi è andata bene, domani potrebbe non esserlo. E perché il problema non è solo la furbizia dei truffatori, ma anche le falle di un sistema che lascia troppo spesso gli anziani soli di fronte a questi attacchi.
La domanda allora è inevitabile: stiamo facendo abbastanza come comunità? Informazione, prevenzione, vicinanza reale. Non bastano i comunicati dopo l’ennesimo tentativo di truffa. Serve una rete fatta di familiari presenti, vicini attenti, istituzioni che parlino chiaro e spesso, senza dare nulla per scontato. Serve ricordare che nessuna forza dell’ordine chiede soldi o controlli in casa con una telefonata.
Il Cilento è terra di solidarietà e memoria. Difendere i suoi anziani significa difendere la sua anima. E contro chi prova a sporcarla con l’inganno, l’unica risposta possibile è una vigilanza collettiva, rumorosa e inflessibile. Perché la fiducia non deve diventare una colpa, e la vecchiaia non può essere una condanna.

