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La “battaglia” per la menaica al porto di Marina di Pisciotta

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Nella pittoresca cornice del porto di Marina di Pisciotta, si svolge una battaglia silenziosa ma determinata, portata avanti da Antonio Curcio della Fondazione Angelo Vassallo. Un’iniziativa che non solo mira a preservare un’importante tradizione locale, ma che si confronta anche con le sfide imposte dalla legislazione europea, minacciando la pratica della pesca con la rete di menaica, una tecnica ancestrale utilizzata da secoli lungo questa costa. La rete di menaica, protetta dalla sua finezza e delicatezza, è stata parte integrante del patrimonio culturale e gastronomico della comunità piscottana. “La rete di menaica è stata assoggettata a quelle derivanti, impiegate per la pesca d’altura“, spiega Antonio Curcio, evidenziando come questa normativa abbia avuto un impatto devastante sull’attività dei pescatori locali. La complessità delle normative europee ha spinto molti di questi uomini comuni, custodi di un sapere antico, a fermare le loro barche per evitare sanzioni gravose, rischiando di far scomparire una pratica che ha nutrito generazioni.

Con un tono di preoccupazione, Curcio continua: “Proponiamo una deroga al regolamento UE che ha creato questo vulnus. È essenziale che i pescatori possano continuare ad operare nel loro settore senza temere di infrangere leggi che non mantengono conto delle specificità locali“. Il mare, per questi pescatori, non è solo una fonte di sostentamento; è parte della loro identità, della loro vita quotidiana. La rete di menaica non è solo uno strumento di lavoro, ma un simbolo di un legame profondo con la tradizione e il territorio. A fare eco a queste parole, troviamo Vito Cammarano, un esperto pescatore locale che ha dedicato la sua vita alla pesca con la rete di menaica. Mostrando con orgoglio la sua attrezzatura, Cammarano sottolinea: “Questa rete è molto fina e debole, non può creare danni agli ecosistemi”. La sua affermazione rivela un aspetto cruciale della pesca con la rete di menaica: l’approccio sostenibile e rispettoso nei confronti del mare e delle sue risorse. La paura di perdere questa pratica si traduce in una lotta per il futuro stesso della pesca nella regione.

“Da cinque anni siamo fermi”, prosegue Cammarano, con un misto di frustrazione e determinazione. “Le restrizioni ci hanno messo in ginocchio. Non possiamo pescare, non possiamo garantire il nostro sostentamento”. Le sue parole parlano chiaramente del dramma che stanno vivendo non solo i pescatori, ma anche le loro famiglie e l’intera comunità. La pesca non è un semplice lavoro; è un modo di vivere, una tradizione che coinvolge tutti. Curcio e Cammarano non sono soli in questa battaglia. Al loro fianco si schierano diverse associazioni locali e ambientaliste che vogliono trovare un equilibrio tra la conservazione dell’ecosistema marino e il diritto dei pescatori di esercitare la loro attività. È fondamentale, affermano, che le istituzioni comprendono le peculiarità di una pesca che rispetta i tempi e le risorse del mare.

Il richiamo a una legislazione più flessibile si fa quindi sempre più forte. Curcio propone di avviare un dialogo con i rappresentanti politici e le autorità competenti per sensibilizzarli sull’importanza di una deroga che permette ai pescatori di continuare a lavorare nei limiti della sostenibilità. “Un approccio che considera le specificità del nostro territorio potrebbe davvero fare la differenza”, afferma con passione. Dopo anni di attese e promesse, il tempo stringe. I pescatori di Marina di Pisciotta sono stati testimoni dell’incessante cambiamento delle normative europee, ma ora chiedono un intervento concreto per salvaguardare non solo il loro lavoro, ma anche il patrimonio culturale e gastronomico della loro terra. La rete di menaica rappresenta un legame indissolubile tra passato e presente, una tradizione che merita di essere valorizzata e tutelata.

La “battaglia” al porto di Marina di Pisciotta non è solo una questione di pesca. È una lotta per la dignità, per il riconoscimento di un mestiere che affonda le radici in un passato ricco di storia e cultura. Le voci di Antonio Curcio e Vito Cammarano, insieme alle loro speranze per un futuro migliore, risuonano forte come il rumore delle onde che lambiscono il porto, ricordando a tutti noi l’importanza di preservare le tradizioni locali e sostenere le comunità che vivono e lavorano in armonia con il mare.

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Redazione Notizie
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