Franco Alfieri torna completamente libero. La Prima Sezione penale del Tribunale di Salerno, in composizione collegiale, ha disposto la revoca dell’ultima misura cautelare ancora in vigore nei confronti dell’ex sindaco di Capaccio Paestum ed ex presidente della Provincia di Salerno: l’obbligo di dimora nel comune di Torchiara.
Il provvedimento è stato adottato il 6 ottobre 2026, accogliendo l’istanza presentata dai difensori di Alfieri, gli avvocati Agostino De Caro e Domenicantonio D’Alessandro. L’obbligo di dimora era stato disposto dal 10 luglio scorso nell’ambito del procedimento relativo al presunto scambio elettorale politico-mafioso collegato alle elezioni amministrative di Capaccio Paestum del 2019. La decisione segna la fine, sul piano delle misure cautelari personali, di un periodo durato circa due anni e iniziato nell’ottobre del 2024 con l’arresto di Alfieri nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Salerno.
Il percorso cautelare è stato caratterizzato da diverse fasi. Dopo l’arresto, Alfieri ha trascorso 26 giorni nel carcere di Fuorni, a Salerno. Successivamente è passato agli arresti domiciliari, misura che è durata circa 20 mesi. Dal luglio 2026, invece, era sottoposto all’obbligo di dimora a Torchiara, comune nel quale risiede. Con la decisione del Tribunale di Salerno viene meno anche quest’ultima restrizione.
La vicenda giudiziaria aveva avuto importanti conseguenze anche sul piano istituzionale. Alfieri, che ricopriva contemporaneamente la carica di sindaco di Capaccio Paestum e quella di presidente della Provincia di Salerno, nel febbraio 2025 aveva rassegnato le dimissioni da entrambe le cariche dopo che la Cassazione aveva respinto il ricorso contro la misura degli arresti domiciliari. Le dimissioni avevano così aperto una nuova fase amministrativa sia a Capaccio Paestum sia a Palazzo Sant’Agostino, ponendo fine all’esperienza istituzionale di uno degli amministratori più conosciuti del territorio salernitano.
La revoca dell’obbligo di dimora rappresenta ora un ulteriore passaggio della lunga vicenda giudiziaria, ma non ne costituisce la conclusione. Alfieri resta infatti imputato in due distinti procedimenti penali. Il primo è quello relativo agli appalti per la pubblica illuminazione di Capaccio Paestum, in corso davanti al Tribunale di Vallo della Lucania. In questo procedimento le contestazioni riguardano, tra gli altri, i reati di turbata libertà degli incanti, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e falso ideologico.
Il secondo procedimento è quello davanti al Tribunale di Salerno relativo al presunto scambio elettorale politico-mafioso collegato alle amministrative del 2019. L’inchiesta riguarda, tra gli altri, i rapporti contestati dalla Procura tra Alfieri e Roberto Squecco. Le ipotesi accusatorie sono tuttora oggetto di accertamento nel processo e, pertanto, non possono essere considerate responsabilità definitivamente accertate. Resta inoltre aperto un ulteriore fronte giudiziario legato all’inchiesta sul sottopasso ferroviario di Paestum, per la quale è stata avanzata una richiesta di rinvio a giudizio. Anche in questo caso sarà il percorso processuale a stabilire eventuali responsabilità.
La giornata del 6 ottobre segna quindi una distinzione importante: Alfieri non è più sottoposto ad alcuna misura cautelare personale, ma i procedimenti giudiziari che lo riguardano proseguono. La revoca dell’obbligo di dimora riguarda infatti esclusivamente la misura cautelare e non determina automaticamente la chiusura dei processi o una pronuncia sul merito delle accuse.
A due anni dall’arresto, dunque, l’ex sindaco di Capaccio Paestum torna pienamente libero. La sua vicenda giudiziaria, però, resta ancora aperta nelle aule dei tribunali di Salerno e Vallo della Lucania, dove dovranno essere esaminate le diverse contestazioni formulate nei suoi confronti.





