C’è un limite oltre il quale una decisione non può più essere considerata una semplice scelta aziendale. Diventa una questione politica, territoriale e sociale. La soppressione del Frecciarossa 9515 Milano Centrale-Sapri e del corrispondente 9552 Sapri-Milano rappresenta esattamente questo: l’ennesimo segnale di disattenzione verso il Cilento, il Golfo di Policastro e l’intera fascia meridionale della provincia di Salerno. Le proteste raccolte dal Codacons non sorprendono, anzi, arrivano quasi come una conseguenza inevitabile di una scelta che appare incomprensibile agli occhi di chi vive, lavora o sceglie di trascorrere le proprie vacanze in uno dei territori più belli d’Italia.
Per anni si è parlato di destagionalizzazione del turismo, di mobilità sostenibile, di trasporto ferroviario come alternativa all’automobile e agli spostamenti su gomma. Poi, alla prova dei fatti, si eliminano proprio quei collegamenti che consentivano di raggiungere comodamente il Cilento dalle grandi città del Nord Italia.
La domanda è semplice: quale sarebbe la logica?
Il Frecciarossa diretto da Milano a Sapri non era soltanto un treno, era un ponte tra due Italie, consentiva ai turisti lombardi, piemontesi ed emiliani di raggiungere il Cilento senza cambi, senza interminabili attese a Salerno e senza la necessità di utilizzare l’automobile, allo stesso tempo rappresentava una risorsa fondamentale per studenti, lavoratori, professionisti e famiglie che si spostano regolarmente lungo l’asse Nord-Sud. Oggi si parla di “alternative”. Ma chiamarle alternative significa ignorare la realtà, perché sostituire un collegamento diretto con coincidenze, attese e tempi di percorrenza più lunghi non equivale a mantenere il servizio. Significa peggiorarlo.
Ed è proprio questo il punto.
Chi prende queste decisioni probabilmente osserva numeri, statistiche e tabelle, chi vive il territorio osserva invece gli effetti concreti. Alberghi che faticano a promuovere soggiorni senza auto. Agenzie di viaggio che non sanno più cosa consigliare ai clienti. Operatori turistici costretti a spiegare perché raggiungere il Cilento sia diventato più complicato rispetto all’anno precedente.
La contraddizione è evidente.
Mentre le istituzioni investono milioni di euro nella promozione delle coste cilentane, delle aree marine protette, dei borghi e del patrimonio naturalistico, si riducono proprio quei servizi che permettono ai visitatori di arrivarci, non si può parlare di sviluppo turistico e contemporaneamente indebolire i collegamenti ferroviari. Non si può celebrare il successo dell’aeroporto di Salerno-Costa d’Amalfi, l’aumento delle presenze turistiche e i riconoscimenti ambientali ottenuti dalle località del Cilento se poi un turista proveniente da Milano deve affrontare un percorso più lungo, più scomodo e meno competitivo rispetto ad altre destinazioni italiane.
Ancora più difficile da comprendere è il fatto che la richiesta avanzata dal Codacons appaia tutt’altro che irragionevole. Nessuno chiede decine di corse giornaliere, si parla di un solo collegamento diretto per direzione, limitato al periodo di maggiore afflusso turistico, da giugno a settembre e nei fine settimana.
Davvero una richiesta insostenibile per il sistema ferroviario nazionale?
La sensazione, purtroppo, è che il Cilento continui a essere considerato una periferia. Un territorio da valorizzare nei convegni e negli slogan istituzionali, ma da sacrificare quando si tratta di programmare servizi essenziali, eppure i numeri del turismo raccontano una realtà diversa. Negli ultimi anni il Cilento ha registrato una crescita costante delle presenze, attirando visitatori italiani e stranieri grazie alle sue spiagge, ai suoi parchi naturali e alla sua offerta enogastronomica, un territorio che cresce dovrebbe ricevere maggiori servizi, non vederli diminuire.
La vicenda del Frecciarossa non riguarda soltanto un treno, riguarda una visione di sviluppo.
Se davvero si vuole costruire un futuro turistico competitivo per il Cilento, servono infrastrutture moderne, collegamenti efficienti e servizi stabili, altrimenti si rischia di vanificare gli sforzi di amministratori, imprenditori e operatori che ogni giorno lavorano per rendere questa terra sempre più attrattiva, il rischio è che il messaggio che arriva al territorio sia devastante: il Cilento è importante, ma non abbastanza da meritare un collegamento diretto con Milano.
Un messaggio che non può essere accettato in silenzio.
Per questo l’appello del Codacons ed aggiungo, di tutti NOI, merita attenzione e sostegno, non si tratta di una battaglia di categoria o di una rivendicazione localistica, è una richiesta di buon senso perché garantire un collegamento ferroviario diretto durante la stagione turistica non è un privilegio è il minimo indispensabile per un territorio che continua a crescere e che pretende, giustamente, di non essere lasciato ai margini.
La speranza è che Ferrovie dello Stato riconsideri rapidamente questa scelta, perché il danno economico e d’immagine rischia di essere ben più grande del risparmio ottenuto dalla soppressione di una corsa e perché il futuro del Cilento non può viaggiare su un binario morto.



