Un incendio scoppiato nella Casa Circondariale di Salerno riaccende i riflettori sulle condizioni di sicurezza negli istituti penitenziari italiani. L’episodio, avvenuto nell’area di transito del reparto femminile, ha provocato l’intossicazione da monossido di carbonio e da fumi tossici di sette agenti della Polizia Penitenziaria e del Comandante di Reparto. Tutti sono stati trasportati in ospedale e sottoposti alle necessarie cure di disintossicazione. Secondo quanto reso noto dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), il rogo sarebbe stato appiccato da una detenuta all’interno della propria cella. Le fiamme e il denso fumo hanno rapidamente trasformato il reparto in uno scenario di emergenza. Di conseguenza, si è reso necessario un immediato intervento del personale in servizio.
Grazie alla tempestività e al coraggio degli agenti, sono state tratte in salvo due detenute presenti nell’area interessata dall’incendio. Tra loro anche la donna ritenuta responsabile del gesto. Secondo la ricostruzione fornita dal sindacato, si sarebbe successivamente barricata nel bagno della cella, complicando ulteriormente le operazioni di soccorso. Durissimo il commento del segretario generale del SAPPE, Donato Capece. Egli ha evidenziato come siano stati ancora una volta gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria a subire le conseguenze più pesanti di una situazione definita sempre più critica.
“Se oggi non registriamo conseguenze ancora più gravi – ha dichiarato Capece – è soltanto grazie alla professionalità e al senso del dovere del personale intervenuto. Gli agenti hanno operato in ambienti saturi di fumo e sostanze tossiche, mettendo a rischio la propria salute per salvare vite umane”. Parole che sottolineano il ruolo fondamentale svolto quotidianamente dagli uomini e dalle donne della Polizia Penitenziaria. Spesso infatti sono chiamati a intervenire in contesti estremamente complessi e ad alto rischio.
L’episodio di Salerno si inserisce in un quadro nazionale che continua a destare forte preoccupazione. Negli ultimi anni gli istituti penitenziari italiani sono stati teatro di numerosi episodi di tensione. Questi includono incendi dolosi, aggressioni al personale, rivolte e atti di autolesionismo. Il fenomeno è strettamente collegato a problematiche strutturali che da tempo affliggono il sistema carcerario italiano. In particolare, si tratta del sovraffollamento degli istituti e della cronica carenza di personale. Pertanto, diventa sempre più difficile garantire condizioni di sicurezza adeguate sia per gli operatori sia per la popolazione detenuta.
A preoccupare il sindacato è soprattutto l’esposizione del personale a rischi sempre maggiori senza strumenti adeguati per affrontare le emergenze. Secondo il SAPPE, infatti, molti istituti penitenziari non dispongono ancora di un numero sufficiente di dispositivi di protezione delle vie respiratorie da utilizzare in caso di incendi o presenza di sostanze tossiche. Marianna Argenio, vicesegretario regionale del SAPPE Campania, ha denunciato una situazione che il sindacato segnala da anni. “È inaccettabile che nel 2026 il personale sia ancora costretto a intervenire durante incendi ed emergenze senza poter disporre in misura adeguata di dispositivi di protezione respiratoria. I nostri colleghi sono finiti in ospedale perché hanno svolto il loro dovere e hanno salvato delle vite. Lo Stato deve garantire loro condizioni di lavoro sicure”.
Il sindacato chiede pertanto al Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Campania di adottare con urgenza misure concrete per rafforzare la sicurezza negli istituti della regione. Propone inoltre di partire dalla distribuzione di adeguate dotazioni di protezione individuale e dal potenziamento delle risorse operative. L’incendio avvenuto nel carcere di Salerno rappresenta l’ennesima dimostrazione del ruolo cruciale svolto dalla Polizia Penitenziaria nella gestione delle emergenze all’interno delle strutture detentive. Si tratta di un lavoro spesso poco visibile all’opinione pubblica ma essenziale per garantire ordine, sicurezza e tutela della vita umana.
Mentre gli otto operatori coinvolti nel soccorso sono stati affidati alle cure dei sanitari, il SAPPE torna a chiedere risposte concrete da parte delle istituzioni. Il messaggio lanciato dal sindacato è chiaro: non si può continuare a fare affidamento esclusivamente sul coraggio e sul senso del dovere degli agenti. La vicenda di Salerno riporta infatti al centro del dibattito una questione ormai non più rinviabile. Occorre garantire ai poliziotti penitenziari strumenti, formazione e protezioni adeguate per affrontare emergenze sempre più frequenti e pericolose. In questo modo chi opera ogni giorno nelle carceri italiane potrà svolgere il proprio lavoro in sicurezza e tornare a casa al termine del servizio.



