A tre settimane dall’arrivo di Aeroitalia sulla pista del Costa d’Amalfi e del Cilento, l’aeroporto di Salerno fa i conti con i dati di marzo 2026. Il nuovo vettore inizierà ad operare dallo scalo salernitano il prossimo 22 maggio. Porterà nuove rotte e aspettative di rilancio in una fase che resta però ancora delicata.
I numeri raccontano una situazione in chiaroscuro. Dopo un avvio d’anno sottotono, marzo segna un miglioramento rispetto a gennaio e febbraio. Tuttavia, il confronto con lo stesso mese del 2025 resta fortemente negativo. I passeggeri transitati sono stati 13.848, un dato non trascurabile ma comunque in forte calo, pari al 41% in meno rispetto a dodici mesi fa. Più contenuta, ma comunque significativa, la flessione dei voli: 150 i movimenti complessivi registrati, con una riduzione del 21,1% su base annua.
L’attenzione si sposta ora sui dati di aprile, mese chiave sia perché coincide con l’inizio della summer season sia perché ha beneficiato di un calendario particolarmente favorevole. Questo è avvenuto grazie a festività come Pasqua e ai ponti primaverili che tradizionalmente incentivano gli spostamenti e i flussi turistici.
In questo contesto si inserisce l’ingresso di Aeroitalia, che punta a rafforzare la connettività dello scalo salernitano con un’offerta articolata. Sono previste due frequenze giornaliere per Milano Malpensa e tre rotazioni settimanali verso Torino. Inoltre, vi saranno collegamenti bisettimanali con Genova e Trieste. Questo è un piano che potrebbe contribuire a sostenere la crescita nei prossimi mesi e a rendere lo scalo più competitivo nel panorama del traffico nazionale.
Resta però un’incognita che va ben oltre i confini locali e che riguarda gli equilibri globali del settore: la crisi nello Stretto di Hormuz. Questo snodo strategico gestisce una quota rilevante del traffico mondiale di petrolio e qualsiasi tensione o limitazione al passaggio delle petroliere ha effetti immediati sui prezzi dell’energia.
In questo scenario, più che una riduzione del costo del carburante, è molto più probabile un suo aumento. Una minore disponibilità di petrolio e l’instabilità geopolitica tendono infatti a far salire i prezzi. Questo incide direttamente sul costo del jet fuel, una delle principali voci di spesa per le compagnie aeree. Quando i costi operativi crescono, i vettori sono spesso costretti a rivedere le strategie. Questo significa ridurre le frequenze meno redditizie, rallentare i piani di espansione o aumentare le tariffe.
Per uno scalo come quello di Salerno, ancora in fase di consolidamento, questo tipo di dinamiche potrebbe rappresentare un freno proprio nel momento in cui si tenta di rilanciare il traffico. L’arrivo di nuovi collegamenti e l’ingresso di Aeroitalia rappresentano senza dubbio un’opportunità concreta. Tuttavia, il contesto internazionale resta incerto e potenzialmente determinante.
Le prossime settimane saranno decisive per capire se la crescita potrà consolidarsi oppure se fattori esterni, come le tensioni energetiche globali, finiranno per rallentare nuovamente il percorso di sviluppo dello scalo salernitano.

