A oltre quindici anni dall’omicidio di Angelo Vassallo, il quadro giudiziario cambia ancora. Tuttavia, la verità continua a sfuggire a una ricostruzione definitiva. L’ultima decisione del gup di Salerno segna una svolta significativa con il proscioglimento del colonnello dei Carabinieri Fabio Cagnazzo. Quest’ultimo era finito sotto indagine con l’accusa di aver depistato le prime fasi investigative dopo il delitto avvenuto a Pollica.
Un’accusa che negli anni aveva alimentato sospetti profondi su possibili deviazioni dell’inchiesta. Tuttavia, ora, almeno sul piano giudiziario, non trova riscontro sufficiente per sostenere un processo. La decisione del giudice si inserisce in un percorso già segnato da dubbi sulla solidità degli indizi. Si arriva così all’esclusione dell’ufficiale dal procedimento.
Se una parte dell’impianto accusatorio si sgretola, un’altra invece resta in piedi e approda alla fase dibattimentale. Dovranno affrontare il processo Lazzaro Cioffi e Giuseppe Cipriano, ritenuti coinvolti nel delitto. Parallelamente, Romolo Ridosso ha scelto il rito abbreviato, una decisione che potrebbe accelerare i tempi e forse contribuire a chiarire alcuni passaggi ancora oscuri.
Il proscioglimento di Cagnazzo riapre inevitabilmente un interrogativo centrale: ci fu davvero un depistaggio nelle prime ore dell’indagine? Per anni questa ipotesi ha rappresentato uno dei cardini investigativi, alimentando l’idea che qualcuno avesse tentato di orientare le indagini verso piste secondarie. Oggi quella ricostruzione perde forza sul piano penale, ma non cancella del tutto i dubbi su eventuali errori, omissioni o limiti nelle fasi iniziali dell’inchiesta.
L’omicidio di Vassallo, del resto, non è mai stato considerato un fatto isolato. Il sindaco, noto per il suo impegno nella tutela del territorio e contro attività illecite, operava in un contesto complesso. In tale contesto, interessi economici e dinamiche criminali si intrecciano. Le ipotesi formulate nel tempo hanno toccato il traffico di droga lungo la costa cilentana e possibili pressioni legate alla gestione del territorio. Tuttavia, non si è mai arrivati a una verità pienamente condivisa.
Il caso è diventato negli anni anche il simbolo delle difficoltà della giustizia nei procedimenti più complessi. Questi ultimi sono spesso segnati da tempi lunghi, ricostruzioni investigative mutevoli e testimonianze non sempre lineari. Il fatto che, dopo oltre quindici anni, si arrivi solo ora a un processo per alcuni imputati mentre altri escono di scena mostra quanto il quadro sia stato fragile e ancora incompleto.
Il processo che si aprirà rappresenta un passaggio decisivo, ma non necessariamente risolutivo. La domanda che continua a pesare sull’intera vicenda resta la stessa: chi ha ucciso davvero Angelo Vassallo e, soprattutto, perché? Finché non emergerà una risposta chiara, il rischio è quello di una verità giudiziaria parziale. Questa sarebbe incapace di restituire fino in fondo il senso di un delitto che ha segnato profondamente il territorio e la coscienza civile del Paese.

