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Odio social contro Meloni e la figlia, l’autore: “Mi pento, non si augura la morte a una bambina”

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Il suo profilo social-rintracciabile e visibile, è tappezzato di appelli di canili e associazioni animaliste per le adozioni dei randagi campani a 4 zampe. Qua e là appaiono post condivisi con messaggi critici sulla guerra a Gaza o sul governo italiano e su quella che viene chiamata la ‘nana’, ovvero la Premier Giorgia Meloni. Insomma, il vizio di usare i social per offendere era già assodato, ma le parole postate, e poi cancellate, sulla figlia della presidente del Consiglio – le ha augurato ‘la sorte della ragazza di Afragola’ vittima di femminicidio– hanno oltrepassato ogni limite e qualcuno tra i suoi stessi contatti ha provveduto a segnalarlo, (sempre via social). All’indomani delle polemiche, l’autore di quelle parole fa outing e rilascia un’intervista in esclusiva al quotidiano “il Roma”. Si chiama Stefano Addeo, 65 anni, di Marigliano, in provincia di Napoli, è docente di tedesco in un liceo a Cicciano. Addeo è professore dal 1993 e ha insegnato anche in Trentino.

“È stato un gesto stupido- ammette ora- Un post scritto d’impulso nella notte, dopo aver sentito al telegiornale che l’Italia continuava a inviare armi a Israele”. Lui stesso ha provveduto a cancellarlo poche ore dopo aver cliccato la pubblicazione: “Mi sono svegliato la mattina e ho detto: ‘Madonna mia, cosa ho scritto’. L’ho cancellato subito. Mi pento del contenuto”, dice un po’ a tempo scaduto. “Non si augura mai la morte, soprattutto a una bambina”, prosegue. Poi ci tiene a precisare, come se fosse un discorso logico: “Ma non ritiro le mie idee politiche: non mi sento rappresentato da questo governo e non cambio idea neanche se mi imprigionano”. Lui di fatto, come un professore, è chiamato a dare il buon esempio ai suoi alunni, a partire dal terreno minato dei social. “Mi rendo conto della gravità. È stato un gesto impulsivo, una superficialità”, si giustifica. “Ma in classe non ho mai fatto politica- assicura- I miei studenti mi conoscono, mi vogliono bene”. E nella vita ‘fuori dai social’, quella reale Addeo si descrive come una persona completamente diversa: “Odio ogni forma di violenza. Amo gli animali, faccio volontariato con i bambini malati”. Insomma, chiede comprensione: “È evidente che è stato un errore, ma non si può cancellare una persona per questo”.

Al quotidiano il professore racconta anche quali sono state le reazioni nei suoi confronti dopo aver scritto quelle parole tremende sui social: “Mi hanno minacciato di morte, lanciato pomodori contro le vetrine di casa, insultato in tutti i modi”. E insomma, alla fine è lui che è andato alla Polizia Postale, spiega, per sporgere denuncia contro altri haters dei social. Quando si dice ‘il karma’… “Non ho cancellato il post per paura: l’ho cancellato perché da solo mi sono accorto che era sbagliato”, puntualizza però. “Chiedo scusa, non riconosco questa maggioranza- ripete come se la questione fosse collegata- Ma mi dispiace per il contenuto del post, perché non mi rappresenta”.

“Lo ribadisco: è stato stupido. Ma è stato strumentalizzato- sostiene a sua discolpa- Sono stato attaccato da persone che si definiscono ‘amici del governo’, che hanno diffuso il mio nome e il mio volto, che mi vogliono vedere licenziato”. Infine, nell’intervista lancia un appello al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara che ieri aveva annunciato ‘zero tolleranza’ nei confronti del responsabile del gesto, già identificato come un dipendente del Miur. “Non accetto che si dica che un insegnante debba condividere pedissequamente le idee del governo per essere ritenuto degno del suo ruolo. I miei studenti mi adorano e lo dimostrano i messaggi che mi stanno mandando in queste ore”.

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