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Calcio femminile giovanile: l’intervista ai genitori di Desiree Gorga, la bambina che ha scelto di rincorrere la felicità

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C’è un rettangolo verde che per molti è solo un campo da calcio. Per alcune bambine, invece, è uno spazio di libertà.
È il luogo dove si impara a cadere e rialzarsi, dove si combattono stereotipi silenziosi e si conquista, passo dopo passo, il diritto di essere semplicemente sé stesse.

La storia di Desiree Gorga nasce proprio lì. E oggi la raccontiamo attraverso le parole dei suoi genitori, non per metterla in mostra, ma per incoraggiare quelle mamme e quei papà che, davanti alla frase «Mamma, papà, voglio giocare a calcio», sentono ancora un filo di esitazione.

“Quando ha iniziato a parlare di calcio?”

Quando avete capito che non era solo un capriccio?

«Prestissimo. Desiree aveva appena quattro anni. Guardava la sorella maggiore Nicole – tre anni più grande – con gli occhi pieni di ammirazione. Nicole amava il calcio, e lei voleva essere come lei. Ma non era solo imitazione: nei suoi occhi c’era qualcosa di più, una determinazione silenziosa.»

Avete mai provato a indirizzarla verso altro?

«Sì, lo ammettiamo. Come tanti genitori abbiamo pensato: magari un altro sport, qualcosa di più “semplice”. Non per mancanza di fiducia, ma perché nelle nostre zone il calcio è ancora visto come uno sport da maschi. Avevamo paura degli sguardi, dei giudizi. Poi arriva il Covid, il tempo sospeso, le giornate in casa. Stavamo riguardando vecchie foto e video di famiglia», racconta mamma Sabrina – «E a un certo punto è comparso un filmato in cui io e mia sorella giocavamo a calcio da bambine. È stato come uno specchio. Non potevo chiedere a mia figlia di rinunciare a un sogno che io stessa avevo avuto. In quel momento le abbiamo fatto una promessa: a settembre avrebbe provato. E così è stato»

Nel settembre 2022 Desiree entra nella categoria 2016 della A.S.D. CILENTO ACADEMY, realtà che fa capo alla Salernitana.

«All’inizio c’erano altre bambine», racconta il papà. «Ma una dopo l’altra hanno smesso. Restano le difficoltà, qualche parola fuori posto, certi sguardi dagli spalti. Alla fine è rimasta solo lei.» Solo lei.
Con un borsone più grande del suo corpo e una voglia immensa di giocare.

Come vivete il fatto che sia l’unica bambina in squadra?

«Con orgoglio. I compagni la rispettano. La cercano in campo. La difendono anche dagli sguardi scettici di chi fatica ancora a capire. Per loro è semplicemente Desiree. Non “la femmina della squadra”.»

Maglia numero 10. Due trecce ordinate. Occhi vispi color verde scuro e un sorriso che non si spegne.

«Qualche volta le hanno detto che è uno sport da maschi», ammette la mamma. «Lei non ha risposto con le parole. È entrata in campo. Ha difeso la porta come difende il suo diritto a giocare Allenamenti sotto la pioggia incessante. Corse sotto il sole rovente.» «Per lei esiste solo il pallone», dice Mamma Sabrina. «E quel rettangolo verde dove non conta il genere, ma la determinazione.»

Cosa vi insegnato il comportamento di Desiree?

«Abbiamo imparato che la felicità dei figli non si misura con le categorie. A volte la nostra paura è più grande dei loro ostacoli. Temiamo che soffrano, che vengano giudicate, che si sentano sole. Ma se una bambina chiede di giocare a calcio, non sta sfidando il mondo. Sta solo chiedendo di essere felice.» E aggiungono: «Non importa se si vince o si perde. L’importante è provarci fino alla fine.»

Le parole del Mister

A sostenere questo percorso c’è anche chi la vede crescere ogni giorno in campo. Il Mister Alberto Tierno le ha scritto una lettera che oggi è diventata un messaggio per tutte le bambine che inseguono un pallone:

Cara Desiree,
continua a entrare in campo con il sorriso che ti contraddistingue. Non permettere a nessuno di dirti cosa puoi o non puoi fare. Il calcio è passione, sacrificio, rispetto. E tu li incarni tutti.
Ogni allenamento sotto la pioggia, ogni corsa sotto il sole, ogni parata sono piccoli passi verso una crescita che va oltre lo sport.
Non smettere mai di crederci. Gioca, divertiti e difendi sempre i tuoi sogni come difendi la porta.
Con orgoglio, il tuo Mister
.

Parole semplici, ma potenti. Perché lo sport insegna tecnica, certo. Ma insegna soprattutto carattere.

Un messaggio ai genitori che esitano

Se oggi poteste parlare a quei genitori che hanno dubbi, cosa direste?

«Diremmo di ascoltare. Di guardare negli occhi le proprie figlie. Se in quegli occhi c’è luce, non spegnetela per paura del giudizio. Il mondo cambia anche così, con una bambina che entra in campo e gioca.»

In un tempo in cui si discute tanto di parità, inclusione e opportunità, a volte la rivoluzione più autentica parte da un campo di periferia, da una maglia numero 10 con due trecce che corrono leggere nel vento. La storia di Desiree Gorga non è un’eccezione da celebrare, ma un esempio da normalizzare. È il simbolo di una generazione di bambine che non chiede privilegi, ma possibilità. Non cerca scontri, ma spazio. Non vuole dimostrare di essere “come i maschi”, ma semplicemente di essere sé stessa.

Il calcio, come ogni sport, è scuola di vita. Insegna il rispetto, il sacrificio, la collaborazione, la gestione delle sconfitte e la gioia delle vittorie. Ma soprattutto insegna a credere nelle proprie capacità. E quando una bambina impara questo così presto, il risultato va ben oltre il campo.

Forse non sappiamo dove la porterà questa passione. Forse un giorno giocherà in stadi importanti, forse no. Ma se continuerà a entrare in campo con lo stesso sorriso, avrà già vinto la partita più importante: quella contro i limiti imposti dagli altri. E allora la vera domanda non è se il calcio sia uno sport da maschi o da femmine.
La vera domanda è: siamo pronti, come adulti, a fare un passo indietro e lasciare che siano i sogni dei nostri figli a guidare il gioco?

Perché ogni volta che spalanchiamo una porta alla felicità di una bambina, stiamo costruendo una società un po’ più giusta. E in fondo, tutto comincia così: da un pallone che rotola su un rettangolo verde e da qualcuno che ha il coraggio di rincorrerlo

© Riproduzione riservata
Alessandro Giordano
Alessandro Giordano
Giornalista pubblicista e appassionato di scrittura, Alessandro Giordano è da sempre profondamente legato al Cilento e alla sua realtà. Nel corso della sua attività ha raccontato il territorio, le sue comunità, le trasformazioni, le criticità e le eccellenze, con particolare attenzione alla cronaca, alla politica locale, alla cultura e alle tematiche sociali. Fondatore e direttore di CilentoReporter.it, ha scelto di mettere la propria passione per la scrittura al servizio di un'informazione attenta al territorio, convinto che raccontare il Cilento significhi soprattutto conoscerlo, viverlo e dare voce alle sue persone e alle sue storie.
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