Prima PaginaAttualitàMontecorice, la verità oltre la tragedia: quattro indagati per la...

Montecorice, la verità oltre la tragedia: quattro indagati per la morte di Michele Pirozzi e Maria Magliocco. Sotto accusa anche il guardrail mai adeguato

L’inchiesta della Procura di Vallo della Lucania apre nuovi scenari sulla tragedia del 13 marzo. L’incidente probatorio dovrà chiarire il ruolo del conducente del furgone e le condizioni delle barriere di sicurezza lungo la Via del Mare

Iscriviti al canale WhatsApp

Segui le notizie su GoogleNews

Per settimane è stata raccontata come una tragica fatalità. Un drammatico incidente stradale avvenuto in una notte di marzo lungo una delle strade più suggestive e allo stesso tempo più belle ma insidiose del Cilento. Oggi, però, l’inchiesta della Procura di Vallo della Lucania apre uno scenario completamente diverso e molto più complesso. La morte di Michele Pirozzi e Maria Magliocco potrebbe non essere stata soltanto la conseguenza di uno scontro tra due veicoli. Al contrario, potrebbe essere il risultato di una concatenazione di fattori sui quali la magistratura intende fare piena luce.

I due giovani fidanzati persero la vita il 13 marzo scorso lungo la Strada Provinciale Via del Mare, in località Ripe Rosse di Montecorice. Viaggiavano a bordo di una Volkswagen Polo quando, dopo un impatto con un Citroën Berlingo condotto da un quarantunenne, l’auto sfondò il guardrail presente sul margine della carreggiata e precipitò nel dirupo sottostante. Finì sugli scogli dopo un volo impressionante verso il mare. Un incidente che provocò un’ondata di commozione in tutto il Cilento. Inoltre, colpì profondamente le comunità di Capaccio Paestum, Montecorice e Pisciotta, dove Michele e Maria erano molto conosciuti.

A distanza di quasi tre mesi, gli sviluppi giudiziari mostrano come gli inquirenti stiano seguendo una pista ben più articolata rispetto alle prime ricostruzioni. La Procura ha richiesto un incidente probatorio, uno strumento processuale particolarmente importante che viene utilizzato quando è necessario cristallizzare prove tecniche che potrebbero assumere un ruolo decisivo nel futuro dibattimento. In sostanza, sarà una sorta di processo anticipato limitato agli accertamenti tecnici, con la partecipazione di consulenti, difensori e parti coinvolte. I risultati ottenuti potranno poi essere utilizzati direttamente in aula.

Nel registro degli indagati figurano quattro persone. Oltre al conducente del furgone coinvolto nello scontro, sono stati iscritti tre dipendenti della Provincia di Salerno., l’ipotesi di reato contestata è quella di omicidio stradale colposo in concorso, una scelta investigativa che lascia intuire come la Procura ritenga necessario verificare non soltanto il comportamento alla guida dei veicoli coinvolti. Tuttavia, vuole controllare anche l’eventuale ruolo delle infrastrutture e della manutenzione stradale nell’esito mortale dell’incidente.

L’aspetto che potrebbe rivelarsi decisivo riguarda proprio il guardrail sfondato dalla Volkswagen Polo. Nei giorni immediatamente successivi alla tragedia la barriera venne sequestrata dagli investigatori per consentire approfondite verifiche tecniche, le prime consulenze avrebbero evidenziato criticità significative. Inoltre, secondo quanto emerso dagli accertamenti preliminari, il sistema di contenimento non avrebbe garantito standard di sicurezza adeguati rispetto ai rischi presenti in quel tratto di strada. Tale punto è caratterizzato da uno strapiombo sul mare particolarmente pericoloso.

È proprio questo il punto centrale dell’inchiesta. I magistrati vogliono comprendere se l’incidente avrebbe avuto conseguenze diverse nel caso in cui la barriera avesse rispettato pienamente le caratteristiche tecniche richieste dalla normativa. In termini giuridici si tratta del cosiddetto “nesso causale”, elemento fondamentale nei procedimenti per omicidio colposo. Non basta infatti accertare eventuali carenze manutentive: occorre dimostrare che tali carenze abbiano avuto un ruolo concreto e determinante nella morte delle vittime.

Da quanto trapela dagli atti investigativi, gli accertamenti si starebbero concentrando anche sulla storia manutentiva di quel tratto della provinciale, gli investigatori avrebbero rilevato che, pur essendo stati effettuati nel corso degli anni interventi di manutenzione lungo la Via del Mare, proprio il segmento interessato dall’incidente non sarebbe stato oggetto di adeguamenti o lavori significativi, si tratta quindi di una circostanza che, se confermata dalle perizie, potrebbe assumere particolare rilevanza nell’accertamento delle responsabilità dei funzionari e dei tecnici chiamati a garantire la sicurezza della rete viaria provinciale.

Sul piano giudiziario non meno importante sarà la ricostruzione della dinamica dello scontro tra i due veicoli. Gli esperti incaricati dovranno stabilire velocità, traiettorie, punti d’urto e conseguenze dell’impatto. Saranno analizzati i danni riportati dai mezzi, le deformazioni delle strutture, le tracce lasciate sull’asfalto e il comportamento della barriera al momento dell’urto, si tratta di elementi tecnici che consentiranno di comprendere se l’uscita di strada sia stata provocata esclusivamente dall’impatto tra i veicoli. Oppure, in alternativa, se vi siano stati ulteriori fattori concorrenti.

Un altro elemento che continua a suscitare interesse riguarda la posizione del conducente del furgone. Nelle ore successive alla tragedia erano circolate indiscrezioni relative a una presunta positività ai test antidroga. Tuttavia, allo stato attuale dell’inchiesta, la Procura non ha formulato contestazioni specifiche legate all’alterazione psicofisica del conducente. L’assenza di tale aggravante tra le accuse contestate rappresenta un elemento significativo, infatti, lascia intendere come gli approfondimenti svolti finora non abbiano portato a formulare ipotesi accusatorie sotto questo profilo, almeno nella fase attuale delle indagini.

La vicenda potrebbe inoltre assumere un’importanza che va oltre il singolo procedimento penale. Negli ultimi anni la giurisprudenza italiana ha più volte riconosciuto responsabilità a enti proprietari delle strade quando difetti strutturali, mancata manutenzione o sistemi di protezione inadeguati hanno contribuito in maniera determinante al verificarsi di incidenti mortali, proprio per questo motivo l’esito delle consulenze tecniche sarà osservato con grande attenzione non soltanto dalle parti coinvolte. Anche gli enti pubblici chiamati a gestire infrastrutture viarie in territori complessi come quello cilentano seguiranno la situazione.

Nel frattempo restano il dolore e il ricordo di due giovani vite spezzate troppo presto. Michele Pirozzi lavorava nell’azienda agricola di famiglia ed era conosciuto per il suo impegno nel settore agricolo locale. Maria Magliocco, originaria di Pisciotta, aveva lavorato fino a pochi giorni prima della tragedia in un’attività commerciale di Capaccio. Due ragazzi che stavano costruendo il proprio futuro e la cui morte continua a lasciare interrogativi ancora senza risposta. Sarà ora l’incidente probatorio a fornire gli elementi tecnici necessari. Solo così sarà possibile comprendere se quella notte sulla Via del Mare si sia consumata soltanto una disgrazia oppure una tragedia nella quale eventuali omissioni, carenze manutentive o responsabilità umane abbiano avuto un ruolo determinante.

© Riproduzione riservata
Da non perdere
Supporta l'Informazione Libera