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Cucina tipica del Cilento: i Triddi di Rofrano

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I triddi sono un particolare tipo di pasta, caratteristica di Rofrano. Parliamo di un piatto della cucina contadina, a base di farina di castagne, che aiutava in tempi duri a renderlo più corposo e nutriente. In passato la farina di castagne è stata molto importante per i rofranesi che, nei periodi in cui il grano scarseggiava,  hanno iniziato ad utilizzarla per la preparazione del piatto di cui scriverò oggi. E’ una pasta fresca condita con olio, aglio e peperoni cruschi.
Per chi malauguratamente non avesse mai assaggiato questi ortaggi, si tratta di una tipologia di peperoni rossi dolci, che vengono essiccati e poi fritti nell’olio per pochi secondi durante i quali diventano cruschi, cioè croccanti.


La tradizione vuole che questa pasta si modelli come si faceva anticamente e cioè schiacciando corti tocchetti con tre dita, procedimento da cui le persone del posto pensano che prenda il nome questa tipica pasta, appunto “triddi”. In realtà, volendo studiare il nesso che esiste tra antropologia e gastronomia, ci si può imbattere negli approfondimenti di Emilio Sereni, scrittore e partigiano romano, che nel suo “Napoletani da mangiafoglie a mangiamaccheroni”, si riferisce a paste alimentari presenti nel Sud Italia sotto il titolo di Trij, il cui formato riprendeva i classici ghirigori della cucina araba.

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L’origine del nome deriverebbe quindi dall’arabo Itriyah, termine che indica vari tipi di manufatti di pasta presenti in età bizantina. È facile così immaginare la corruzione del termine arabo che è diventato triiddi nel dialetto rofranese. All’origine di questo piatto – come riporta “il giornale del cibo” – è legata anche un’altra grande figura, quella del medico Massimo Cresta, che proprio a Rofrano, negli stessi anni di Ancel Keys (medico nutrizionista che studiò e coniò proprio in Cilento la dieta mediterranea) iniziò le sue ricerche sulle abitudini alimentari locali.

Leggi anche:   Crostata di castagne con fondente

Da questi studi è emersa un’alimentazione a base di frittate di peperoni (quando si andava in campagna), legumi, patate, erbe selvatiche, polenta, formaggi, pane di mais, grano, segale, persino ghiande e soprattutto castagne, più diffuse dell’olio d’oliva, mentre le paste fatte in casa e la carne si consumavano solo in occasione delle feste. “Quanta delusione per i nutrizionisti di oggi, cultori della dieta mediterranea, pensare che la dieta del Mediterraneo che si consumava in questa terra cilentana 60-70 anni fa non era a base di olio d’oliva e di frumento, ma di castagne, granoturco e grasso di maiale”, scrive. Dopo un lungo periodo trascorso in paese, a Massimo Cresta, è stata conferita la cittadinanza onoraria di Rofrano. (leggi l’articolo su TeleRofrano)

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Ma quali sono gli ingredienti e come si preparano i triddi.

Ingredienti (per 4 persone)

  • 200 g di semola rimacinata di grano duro
  • 100 g di farina di castagne
  • 100 g di farina tipo 00
  • 6 peperoni cruschi
  • aglio, olio, sale

Procedimento

Impastate le farine e la semola con un pizzico di sale e circa 200 g di acqua fino ad ottenere un composto omogeneo. Avvolgetelo nella pellicola e lasciatelo riposare per circa 30 minuti. Modellatela poi in grossi spaghetti, utilizzando le tre dita centrali della mano (secondo la tradizione). Dopodichè, scaldate un generoso velo di olio in padella, unitevi i peperoni lasciateli gonfiare, stando attenti a girarli spesso. Poi scolateli su carta da cucina. Lessate i triiddi in acqua bollente salata e con un filo d’olio per non farli incollare.

Cuoceteli per circa 4-6 minuti, scolateli e versateli in padella con olio e uno spicchio di aglio pelato unendo un po’ di acqua di cottura.
Servite subito i triiddi con un po’ di peperone fritto sbriciolato e i peperoni interi.

Notizie e foto tratte da: ilgiornaledelcibo.it

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Angela Capuano
Angela Capuanohttps://www.cilentoreporter.it/
Il mio piacere è cucinare. Credetemi non è solo un hobby ma uno stile di vita. Le mie pietanze rispecchiano quella che è la mia terra: il Cilento, fonte del mio essere e della mia quotidianità. Vi proporrò le ricette tradizionali e non, alle volte con delle piccole varianti o accorgimenti.

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