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La castagna del Cilento: frutto da valorizzare

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Qualche giorno fa, ho riportato quelli che sono i benefici, non solo dal punto di vista del palato, ma anche per quanto riguarda la salute del fico bianco del Cilento, da secoli presente nel nostro territorio. A questi si aggiunge un altro frutto predominante, di stagione, nella mia terra, la castagna. Il castagno ha sempre rappresentato, per le popolazioni cilentane, una grande risorsa. I suoi frutti costituivano un alimento ad alto contenuto energetico e di facile conservazione, mentre il suo legno alimentava i focolari durante l’inverno. La pianta del castagno è diventata, nel corso dei secoli, un elemento caratteristico dell’economia e del paesaggio. Dai tempi in cui costituiva uno degli alimenti essenziali per i contadini fino ad oggi, dove prevale l’aspetto culinario, difatti la famosa “crema di castagne” viene usata per ” m’buttunà i pasticelle re natale” (imbottire un dolce tipico di natale nel Cilento). Il castagno ha seguito con alterne fortune la storia della nostra gente. Era coltivato nel territorio già nel Medioevo e documenti che risalgono al XIII e XIV secolo attestano la presenza di castagni nell’attuale territorio del Cilento

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Vari motivi avevano infatti favorito la diffusione della coltura del castagno tra le genti montane, in particolare: – la richiesta di poche cure colturali, peraltro non coincidenti con il periodo della fienagione, particolarmente impegnativo; – la possibilità di ottenere un prodotto vegetale ad alto contenuto energetico e di facile conservazione ( tale quindi da costituire un alimento base); Dalla fine dell’Ottocento ad oggi, vari fenomeni di carattere sociale ed economico hanno interessato il territorio cilentano, ed hanno portato, sostanzialmente, ad un progressivo processo di spopolamento della montagna o ad una trasformazione della sua economia da silvo- pastorale a turistica. Queste trasformazioni hanno influito anche sulle coltivazioni e sugli aspetti del paesaggio e la coltura del castagno ne è tipica testimone : lo si vede nella sua progressiva riduzione nell’ambito dell’economia delle imprese agricole e, di riflesso, nella sua diminuita distribuzione territoriale. Inoltre, i massicci attacchi del cancro della corteccia hanno perfino fatto temere la definitiva scomparsa del castagno dal territorio.
Attualmente, questa tendenza al degrado e all’abbandono sembra essersi attenuata, sia per la diminuita pericolosità del patogeno agente del cancro corticale, sia per un rinnovato interesse dei consumatori verso i prodotti tipici. Ma, come dicevo per i fichi, anche il castagno ha proprietà nascoste che possono debellare o almeno attenuare alcune piccole e non gravi patologie. reumatismi.

Ecco come sul sito benessere.com riportano alcune di questi effetti benefici sulla salute umana: La castagna ha qualità antinfiammatorie (grazie al potassio, presente in grandi quantità) ed è particolarmente indicato in caso di febbre e dolori reumatici. Anche le foglie del castagno possono essere utilizzate con buoni risultati contro le malattie da raffreddamento: basta semplicemente comporre con esse un decotto da sorseggiare alla sera. Infusi con l’aggiunta di miele sono invece indicati come rimedi alla tosse da bronchite. Infine si segnalano anche le proprietà cosmetiche della castagna: con la sua polpa, infatti, si può realizzare una tinta “fai da te” che, applicata sui capelli, li schiarirà in modo naturale. Un impacco formato da bucce appena cotte, applicate dopo lo shampoo, potrà conferire ai capelli una rinnovata lucentezza.

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E’ stato nel 2015 al  Giffoni Experience, dove è stato accolto con grande interesse, il progetto “Cilento castagna da valorizzare”. Il progetto, scrive agronotizie.com sul suo portale, di ricerca Cilcava, finanziato dalla misura 124 del programma di sviluppo rurale della Campania 2007/2013 nel quadro del Piano di azione locale del Gruppo di azione locale Cilento, ha trasferito ai produttori un processo di sanitizzazione delle castagne costruito su base scientifica e al tempo stesso ha messo a punto un sacchetto salva freschezza destinato ad allungare di alcuni mesi la shelf-life del prodotto. Il progetto Cilcava vede come ente ricerca il Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università degli Studi di Salerno, con la docente Marisa Di Matteo responsabile scientifico del progetto, e come soggetti partner la Cooperativa San Pietro Apostolo di Cuccaro Vetere e l’organizzazione di produttori Terra Orti di Eboli.

Lo scopo del progetto Cilcava è quello di sviluppare tutta la filiera della castagna cilentana, dalla raccolta alla commercializzazione allo stato fresco o trasformato per valorizzarne la qualità e permettere agli operatori del settore un incremento delle vendite. “Infatti, grazie a una corretta tecnica di sanitizzazione e di conservazione, è possibile rifornire la grande distribuzione con i frutti del castagno per un periodo di tempo prolungato e consentire anche l’esportazione del prodotto secondo gli standard specifici richiesti agli operatori del settore – afferma, in una intervista ad agronotizie.com (qui l’articolo originale) Marisa Di Matteo, responsabile del progetto.

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Ecco come è stato raggiunto l’obiettivo.

“Originariamente nell’area del Cilento le castagne venivano commercializzate senza alcuna forma di curatura.. Tale condotta provocava di per se la scarsa conservabilità del prodotto – spiega Di Matteo – per via del facile sviluppo che potevano avere parassiti come cidie e balanino”.
I soci della Cooperativa San Pietro Apostolo, grazie al progetto, (2016) hanno implementato un sistema di  curatura molto accurato: “Non solo è stato effettuato il lavaggio delle castagne in vasche di acqua calda a 45° – dice Di Matteo – ma abbiamo anche costruito delle curve di riscaldamento delle castagne, suddivise per pezzatura, in modo da consentire il raggiungimento della temperatura obiettivo al centro della polpa dei singoli frutti, così da eliminare i parassiti con certezza ovunque presenti, evitando fenomeni di proliferazione all’interno delle partite di castagne”. L’amministrazione comunale di Cuccaro Vetere ha messo a disposizione il capannone dove consentire ai soci della cooperativa di metter su le vasche per la curatura. “Una curatura così fatta – spiega ancora Di Matteo – non solo consente una buona sanitizzazione delle castagne, ma comporta anche che ipolifenoli presenti nella buccia penetrino nella polpa, con un effetto protettivo ulteriore”.

Ed è il packaging la mossa definitiva e vincente: “Stiamo sperimentando delle confezioni per la commercializzazione delle castagne prodotte con un film semipermeabile, in grado di allontanare gradualmente l’acqua e ridurre l’ossigeno, così da minimizzare l’ossidazione – spiega la Di Matteo. Il risultato è che ora le castagne del Cilento, imbustate lo scorso ottobre, si sono mantenute fresche fino a febbraio, evitando fenomeni di marciume o secchezza eccessiva. “Ma con il nuovo film che stiamo mettendo a punto nella fase finale del progetto – conclude Di Matteo – contiamo di rendere il prodotto conservabile fino a marzo”.

Fonti: Benessere.com   –  Agronotizie.com

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandro Giordano
Alessandro Giordano
Dal Marzo 2015 racconto la nostra terra, il Cilento, mostrandola con gli occhi di chi la ama, la vive e vuole contribuire a farla apprezzare di più ai turisti e ai Cilentani stessi. La Storia, i Personaggi, la Cultura, le Tradizioni e le Contraddizioni, il patrimonio artistico, gli eventi e le iniziative in programma che ritengo più interessanti segnalare, i musei, le attrazioni e le proposte per i turisti, il cibo ed i prodotti del territorio sono i temi principali dei miei articoli.

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