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12, Febbraio, 2026
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I “giganti” silenziosi del Monte della Stella

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Può sembrare scontato cogliere le caratteristiche di un personaggio, grazie alle foto e domande che si possono fare con un’intervista. Diverso è dover raccontare una foresta, cercando di ascoltare i suoi grandi alberi, che da secoli stanno nel silenzio. Creature di quattro, cinque o sei secoli di vita, che si ergono indisturbati in un anfratto del Monte della Stella, poco lontano dal borgo  di Omignano. Uno scampolo di  terra aspra, dove la vita ha ancora il profumo autentico della natura, e gli unici uomini, cacciatori o raccoglitori, sono solo di passaggio. Protagonisti sono castagni millenari che troneggiano in quella che appare come un’Itaca selvaggia, dove l’antico paesaggio resiste alla modernità. Qui l’unica tutela è messa in pratica dalla natura stessa, coi suoi ritmi. Un bosco che non viene segnalato neppure dalle cartine geografiche o turistiche, solo da una tabella in legno, posta nelle prossimità della dimora di questi “giganti” silenziosi. Una dimenticanza umana che, forse, ha permesso il mantenimento di questo piccolo miracolo naturale. I colossi arborei sembrano nascondersi alla vista, mascherati da quei massicci che svettano sull’azzurro del cielo ; Bisogna cercarli, perdendosi per poi ritrovarsi come spesso accade nella fatalità della bellezza.

So di essere ripetitivo ma l’amore spasmodico per il Cilento mi invita a condividere con Voi queste Meraviglie, che hanno il loro habitat naturale alle pendici del Monte della Stella,  fra i Comuni di Omignano e Sessa Cilento, castagni millenari dalle dimensioni sorprendenti. Essi, si presume, siano stati collocati tra i sec. IX e X e fanno parte di una fitta piantagione longobarda. Il più grande ha una circonferenza di 18,50 metri, mentre il secondo è leggermente più piccolo con una circonferenza di 12,50 metri. L’altezza, in alcuni casi, supera gli 8 metri. Di alberi secolari ne ho visti  alcuni, ma mai tanti e tutti così riuniti,  bisogna vederli per capire! Quassù il turismo è arrivato ed arriva sporadicamente , così sono pochi coloro che possono bearsi di tanta meraviglia.  Chi  si spinge nel vecchio bosco, è solo per raccogliere qualche porcino. Qui la fantasia spazia dalla foresta di Sherwood, alla dantesca Selva Oscura, fino alle antiche foreste californiane di sequoie.

Qui le acque che per anni hanno dissetato i popoli della collina e delle valli, sgorgano e scorrono indisturbate. La suggestione si stempra coi ricordi di chi parla di questi castagni come parte vitale della loro vita: “Questi giganti – mi racconta l’amico Pasquale – sono stati la riserva naturale per  intere generazioni che si sono sfamate con i loro frutti e riscaldate con i loro rami secchi, in tempi di carestia, venivamo quassù per dissotterrare le scorte di castagne che avevamo raccolto la stagione precedente, interrandole in buche ricoperte di foglie.” Il senso di stupore è quasi infantile nel sentire il legame di quest’uomo con questi castagni. Basta così trovarsi tra le nodose radici per sperimentare antiche emozioni. Gli alberi più vecchi mostrano squarci lungo il tronco dal quale entrandovi dentro, puoi gettare lo sguardo fino all’apice della chioma. Alcuni sono anneriti dal fumo, antico anche questo, dei fuochi accesi al loro interno dai pastori che un tempo cercavano riparo. Come in un museo ci si sposta da una scultura all’altra, ma in uno spazio aperto. Ognuno con la sua forma, forza e slancio: “I più vecchi sfiorano i cinque, sei secoli di storia”. Stanno nel fitto del bosco, lungo il sentiero e fin sulle scarpate.

Il castagno è così: è coraggioso! E’ un temerario. Si piega, ma non si spezza, e quando cade è solo perché ha davvero concluso il suo ciclo vitale. Ma poi può seminare polloni basali e si rigenera. “Vedete quello sfregio lungo il tronco? E’ la ferita lasciata da un fulmine, che ha reciso un grosso ramo prima di scaricarsi a terra…”- mi dice. I fulmini non perdonano e queste piante lo sanno bene: “Quando arriva il temporale, quassù, si scatena una guerra primordiale di forze tra cielo e terra da cui è bene starsene lontani”, ammonisce Pasquale. Il nostro viaggio ora continua in discesa, verso valle, con gli occhi ormai allenati a questa natura ingigantita. Ci fermiamo quando troviamo qualche tronco riverso a terra, il più delle volte abbattuto per fare legna da ardere da quei proprietari che si sentono più padroni che custodi. “La loro è stupidità!”  – sbotta Pasquale – mostrandomi ciò che resta di un grande castagno ridotto in pezzi. Ignorare la storia incarnata da questi alberi, significa soprattutto scordarsi ciò che la natura ci ha lasciato –  ripeto a me tesso.  Questi castagni, appartengono a tutti, e benché abbiano dei padroni, questi non dovrebbero scordarsi che il loro tempo è ben poca cosa se confrontato con quello che nutre creature verdi. Un albero monumentale, secondo la legge che oggi in Italia li protegge, è un vero e proprio monumento vivente, che si caratterizza per l’età, la dimensione, la forma singolare, la qualità estetica ed il valore storico-culturale. Oltre a ciò, sappiamo anche che è un essere intelligente: è un maestro silenzioso, testimone dello scorrere del tempo e della storia., non a  caso un  tempo si credeva che una divinità abitasse ogni albero e per ogni specie ce ne fosse una diversa. È fondamentale quindi preservare questo enorme patrimonio arboreo, tramandandolo alle generazioni future.

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