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giovedì, 13 Giugno 2024
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VideoRicetta|Torta di pane raffermo al cioccolato

Un tempo il pane non veniva preparato ogni giorno; si panificava ad intervalli periodici, ogni quindici giorni, ma nelle zone più isolate ed impervie anche una sola volta all’anno, a partire dal 1° novembre. Il forno era comune: in questi casi restava acceso anche per più di un mese ed ogni famiglia lo utilizzava secondo il turno che gli veniva assegnato.

Mangiare pane fresco era dunque un privilegio di breve durata, e veniva sconsigliato, perchè ne aumentava inevitabilmente il consumo. Il primo taglio di ogni pagnotta spettava al capofamiglia, che non tralasciava mai di tracciarvi sopra il segno della croce, simbolo di rispetto e devozione, ma un pane destinato ad essere conservato per periodi lunghi era inevitabilmente secco e duro, tanto che era quasi impossibile da mangiare così com’era, senza bagnarlo o trasformarlo in zuppe. Il celeberrimo adagio “ il cibo non si spreca!” che ci dicevano le nostre nonne e le mamme è sicuramente uno dei rimproveri più sentiti durante l’infanzia, uno di quelli destinati giustamente a tramandarsi da generazione in generazione. 
Riutilizzare il cibo è quindi una scelta doppiamente intelligente poiché oltre ad abbattere lo spreco alimentare ci insegna a cucinare con quello che già abbiamo in casa. 
E cosa si è certi di trovare nelle case della maggioranza delle famiglie? Del pane secco avanzato.

Riciclare il pane è una scelta sempre valida, ma lo è stata ancora di più quando la disponibilità alimentare non era così immediata come oggi. Molti piatti della tradizione che utilizzano il pane secco hanno infatti origini contadine che risalgono a secoli fa. 
In primo luogo, va citato il pan grattato: alla base di tantissimi piatti è sicuramente la preparazione più facile. Abbandonate la pigrizia di andare a comprarlo al supermercato e sperimentate l’ebrezza di produrlo in autonomia vi farà sentire ottimi cuochi e perfetti consumatori.
A seguire ci sono le classiche bruschette. Se le dimensioni del pane avanzato si prestano, tre quarti del lavoro è fatto. Il pane tagliato a fette va in forno e la bruschetta è pronta! Olio, sale, aglio, pomodoro, lardo… non ci sono regole, questo è il bello.
Il livello di difficoltà sale leggermente se si decide di cimentarsi nella preparazione dei crostini di pane: certamente però servire agli ospiti a cena una zuppa, accompagnati dai vostri crostini vi procaccerà un bel po’ di complimenti! 

Oggi, quello che andrò a raccontarvi è una delle tante varianti di come usare il pane raffermo che trasformerò in un dolce al cioccolato.

Ingredienti

  • 250 Gr di Pane Raffermo
  • 450/500 ml di Latte
  • 2 uova intere
  • 150 gr di zucchero di Canna
  • 40 gr Farina integrale
  • 80 gr di olio di semi
  • 50 gr di cacao amaro
  • 1 bustina di lievito
  • Aroma Vaniglia a piacere
  • 1/2 Tazzina di Rum
  • 150 gr di cioccolato fondente in scaglie
  • Buccia e succo di un Arancia
  • Un pizzico di sale


Procedimento
Tagliare in pezzetti il pane raffermo, scaldare il latte, spegnere poco prima del bollore e versare sul pane, lasciate che assorba tutto il latte. Dopo che il pane è ammorbidito lavorarlo energicamente con una frusta o sbattitore elettrico. In una bacinella lavorare le uova con lo zucchero, quando saranno ben gonfie aggiungere l’olio, lavorare qualche minuto, poi aggiungere il pane, il cacao e tutto gli altri ingredienti, lavorare bene il composto, foderare una teglia con carta forno e  in forno statico a 180° per circa 40 – 45 minuti, servite con zucchero a velo a piacimento.

© Diritti Riservati

Gerardo Del Duca
Gerardo Del Duca
Chef cilentano di nascita, gran parte della mia carriera lavorativa l’ho trascorsa in Cilento lavorando presso molte strutture ricettive di medio alto livello,molte sono state le esperienze anche al di fuori del Cilento, in Italia ed in paesi esteri. Dopo tanto girovagare ho capito che niente per me e’ paragonabile alla nostra cucina tipica cilentana, senza togliere niente a nessuno. da ormai molto tempo mi dedico alla valorizzazione della cucina tipica cilentana, non con il semplice divulgare orale ma con una mia messa in opera concreta; cosa voglio dire? prendo delle vecchie ricette tradizionali e le porto nei menu’ dei ristoranti nei quali presto servizio, dono nuovo splendore a quei piatti che ci hanno fatto crescere in modo sano. Mangia sano e vivi meglio, noi siamo quello che mangiamo

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