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Omicidio Angelo Vassallo, la Procura di Salerno presenta appello: chiesto il rinvio a giudizio del colonnello Fabio Cagnazzo

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La Procura di Salerno ha presentato appello contro la sentenza con cui, lo scorso 27 marzo, il giudice per l’udienza preliminare aveva dichiarato il non luogo a procedere nei confronti del colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo, imputato nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica assassinato il 5 settembre 2010.

La notizia è stata resa nota attraverso un comunicato congiunto firmato dal facente funzioni procuratore generale di Salerno, Elia Taddeo, e dal procuratore della Repubblica di Salerno, Raffaele Cantone. Una presa di posizione che segna un nuovo capitolo giudiziario in uno dei casi più complessi e discussi degli ultimi anni nel panorama investigativo campano. Secondo quanto riportato nella nota ufficiale, la decisione di impugnare la sentenza è stata adottata “in accordo e condivisione con la Procura generale presso la Corte di Appello”. L’obiettivo dell’ufficio inquirente salernitano è chiaro: ottenere dalla Corte d’Appello la riforma della decisione del gup e il conseguente rinvio a giudizio di Fabio Cagnazzo.

Il colonnello dei carabinieri era imputato con accuse particolarmente gravi: concorso nell’omicidio di Angelo Vassallo e partecipazione ad associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. Contestazioni che, nella fase preliminare, il giudice aveva ritenuto non sufficientemente supportate da elementi idonei a sostenere un processo, pronunciando quindi il non luogo a procedere.

La scelta della Procura di impugnare quella decisione evidenzia però come gli inquirenti continuino a ritenere solide le ipotesi investigative formulate nel corso delle indagini. L’appello rappresenta dunque un tentativo di ribaltare l’esito dell’udienza preliminare e riportare il procedimento davanti a un tribunale. L’omicidio di Angelo Vassallo continua infatti a rappresentare una ferita aperta per il Cilento e per l’intera opinione pubblica italiana. Il “sindaco pescatore”, così soprannominato per la sua storia personale e il suo forte legame con il territorio, fu ucciso in un agguato mentre rientrava a casa nella frazione di Acciaroli. Da allora, attorno alla sua morte si sono susseguite numerose piste investigative, ipotesi e colpi di scena giudiziari.

Nel corso degli anni l’inchiesta ha attraversato fasi alterne, con nuove testimonianze, collaborazioni investigative e ricostruzioni che hanno cercato di fare luce su un delitto rimasto a lungo senza colpevoli certi. L’attenzione degli investigatori si è concentrata anche su presunti intrecci tra criminalità organizzata, traffico di droga e interessi economici nel territorio cilentano.

Proprio in questo contesto era maturata la posizione processuale del colonnello Cagnazzo, il cui coinvolgimento aveva suscitato grande clamore mediatico e istituzionale. L’ipotesi accusatoria delineata dalla Procura sosteneva l’esistenza di una rete criminale all’interno della quale sarebbe maturato anche l’omicidio di Vassallo. La decisione del gup del 27 marzo aveva però rappresentato una brusca frenata per l’impianto accusatorio. Con il non luogo a procedere, il giudice aveva di fatto stabilito che gli elementi raccolti non fossero sufficienti per affrontare il dibattimento. Una conclusione che evidentemente non convince la Procura di Salerno né la Procura generale, entrambe ora impegnate nel tentativo di ottenere una revisione della pronuncia.

Il nuovo procuratore di Salerno, Raffaele Cantone, ha dunque scelto di imprimere continuità all’azione dell’ufficio inquirente, condividendo la linea già tracciata nei precedenti sviluppi investigativi. La richiesta avanzata alla Corte d’Appello punta esplicitamente a ottenere il rinvio a giudizio dell’ufficiale dell’Arma.

Dal punto di vista procedurale, sarà ora la Corte d’Appello a valutare le motivazioni contenute nell’impugnazione presentata dalla Procura. I giudici dovranno stabilire se esistano elementi sufficienti per superare la decisione del gup e consentire l’apertura del processo.

L’evoluzione della vicenda viene seguita con attenzione anche dai familiari di Angelo Vassallo e dalle associazioni che da anni chiedono verità e giustizia per il sindaco ucciso. La figura di Vassallo è diventata nel tempo simbolo di legalità, tutela ambientale e contrasto agli interessi criminali nel territorio cilentano.

L’appello presentato dalla Procura di Salerno riaccende dunque i riflettori su un’inchiesta che continua a suscitare forte interesse pubblico. Dopo oltre quindici anni dall’omicidio, il caso resta uno dei più delicati e controversi della cronaca giudiziaria italiana.

Le prossime settimane saranno decisive per comprendere quale direzione prenderà il procedimento. La decisione della Corte d’Appello potrebbe infatti riaprire scenari processuali importanti e riportare al centro del dibattito giudiziario uno dei delitti più emblematici degli ultimi decenni in Campania. Nel frattempo, il nome di Angelo Vassallo continua a rappresentare per molti cittadini un simbolo di impegno civile e amministrativo. Ed è proprio attorno alla ricerca della verità sulla sua morte che continua a muoversi l’azione della magistratura salernitana.

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