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Crema di castagne, la “nutella” del Cilento

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Ho sempre avuto, sin da piccola, una predilezione per questa “nutella” nostrana, ne ingurgitavo a chili. Il castagnaccio o come la chiamavo io “la crema di castagne“, è uno degli alimenti predominanti proprio di questo periodo.  Ma la sua degustazione, vista la produzione in quantità industriale, avveniva anche in altri giorni lontani dalle feste natalizie ed anche non accompagnate, come ripieno, delle intramontabili  pasticelle o pastorelle cilentane. Nutrienti e poco costose (a differenza di oggi), le castagne in passato erano immancabili nelle case dei contadini che le consumavano in abbondanza, lesse o abbrustolite nella cenere ardente dei camini. Durante la guerra, quando scarseggiava la farina di frumento o quella di mais, la farina di castagne era considerata una pietanza “sfama-famiglie”, perché con “poca spesa e tanta resa” era in grado di saziare un’intera casa. I contadini, infatti, approfittavano dell’autunno e dei raccolti di castagne nei boschi per ridurla in farina, macinandole nei mulini a pietra azionati dall’acqua, per poi ottenerne anche questo dolce profumato, delizioso,  dal sapore inconfondibile e particolare, considerato un piccolo lusso da portare in tavola la domenica.

La castagna, protagonista di molte sagre e feste paesane autunnali è, oggi, uno dei prodotti che ha rischiato la scomparsa, soprattutto a causa della diffusione del cinipide galligeno del castagno che nel 2012 ha provocato un calo dell’80% alla produzione campana. Le origini del castagnaccio sono antichissime, risalgono addirittura al XVI secolo.
Ortensio Lando nel suo “Commentario della più notabili et mostruose cose d’Italia e di altri luoghi”, edito nel 1554, dedica un breve catalogo anche agli “inventori delle cose che si mangiano e che si bevono” e racconta che Pillade da Lucca fu il primo a preparare ed apprezzare il castagnaccio. Anche in un’opera del 1644 scritta da Tanara si parla dei “castagnazzi”, descritti in diverse varianti, anche molto particolari, con ingredienti forti come il grana o il cacio.

Sembra però che solo nell’Ottocento il dolce si sia diffuso nell’Italia Settentrionale, quando i toscani, che conoscevano e apprezzavano il dolce già da diversi secoli, iniziarono ad esportarlo. Sempre nell’Ottocento furono aggiunti ingredienti più saporiti all’impasto, per rendere il dolce più gustoso: zucchero, rosmarino, pinoli e uvette; ed è solo nell’ultimo secolo l’aggiunta di cioccolato a pezzettoni, possibilmente fondente

Una mia personale ricetta per una castagnaccio al sapor di cioccolato

  • 1 kg di castagne sbucciate, lessate con un pizzico di sale e passate
  • 70 gr. di cioccolato fondente
  • 30 gr. nocciole
  • 70 gr. di zucchero
  • 1 bicchiere e mezzo di liquore amaretto
  • 125 gr. di amaretti tritati
  • 50 gr. di burro
  • 500ml latte
  • 3 tuorli d’uovo

Preparazione

Sciogliete a bagnomaria il cioccolato fondente con il burro e lo zucchero. Intanto in una ciotola mettete le castagne lessate e versate a filo il latte, mescolando con una frusta per evitare grumi. Unite la crema di cioccolato al composto di castagne e sul fuoco amalgamate bene le due parti. Poi con lo sbattitore mescolate tutto con i tuorli, gli amaretti, le nocciole e il liquore, fino a quando vengono eliminati tutti i grumi. Ponete il dolce in una tortiera rotonda o per plum cake imburrata (così da ottenere la forma a “tronchetto”). Infornate a 160o per 50 minuti circa. Decorate con crema pasticcera, pinoli, mandorle a lamelle o scaglie di cioccolato. Il castagnaccio al cioccolato è pronto da servire.

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