«La percezione è che troppe questioni non siano state davvero sciolte». È un’amarezza che pesa quella espressa da Antonio Vassallo. Questo accade all’indomani della decisione del Tribunale del Riesame di revocare le misure cautelari nei confronti del colonnello Fabio Cagnazzo. La decisione arriva nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio del padre, Angelo Vassallo.
Antonio Vassallo ha letto con attenzione le motivazioni del provvedimento. Il tribunale esclude la presenza di gravi indizi di concorso nell’omicidio e, su questa base, dispone la revoca della misura cautelare. Ma, nello stesso documento, emergono elementi che raccontano una realtà più complessa.
Secondo quanto riportato nelle carte, si parla di possibili attività di depistaggio, interventi sulle indagini e comportamenti ripetuti che avrebbero inciso sull’andamento dell’inchiesta. Non dettagli secondari, ma aspetti che i giudici stessi definiscono rilevanti rispetto alla ricerca della verità. Ed è qui che, secondo Vassallo, si apre una frattura difficile da comprendere. Infatti, lui dichiara: «Faccio fatica ad accettare che fatti di questa natura possano restare sullo sfondo, senza essere affrontati in un processo capace di chiarirli fino in fondo».
Una riflessione che va oltre la dimensione personale. «Dopo aver letto quelle pagine – spiega – non è più solo una sensazione: è evidente che molte questioni restano aperte e senza una risposta definitiva sul piano della giustizia». Il tema dei presunti depistaggi, del resto, accompagna da anni l’intera vicenda. Le indagini sull’omicidio del “sindaco pescatore”, ucciso il 5 settembre 2010 ad Acciaroli, hanno seguito nel tempo piste diverse. Alcune poi si sono rivelate infondate. Questo ha contribuito a rendere ancora più complessa la ricerca della verità.
A distanza di oltre quindici anni, infatti, il delitto non ha ancora un colpevole definitivo. Tra le ipotesi investigative emerse nel tempo, anche quella legata alla volontà del sindaco di contrastare traffici illegali sul territorio. In particolare si parla del settore degli stupefacenti.
In questo scenario si inserisce anche la posizione del colonnello Cagnazzo, che ha sempre respinto ogni accusa. Lui parla di una vicenda che ha avuto un impatto pesante sulla sua vita personale e professionale.
Ma è soprattutto il presente a suscitare sconcerto nella famiglia Vassallo. Il reintegro nell’Arma dell’ufficiale, sottolinea Antonio, arriva mentre la vicenda continua a presentare «passaggi ancora aperti, non chiariti fino in fondo».
Ed è proprio questo il punto più difficile da accettare: non solo l’assenza di una verità definitiva, ma il fatto che elementi significativi emersi negli atti giudiziari restino senza un approdo chiaro. Una zona d’ombra che, ancora oggi, impedisce di scrivere la parola fine su uno dei casi più discussi della cronaca italiana recente.

