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Salerno: agenti di Polizia Penitenziaria in forza al reparto colloqui della casa circondariale sequestrano ingente quantitativo di droga

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E’ continua l’azione di contrasto all’introduzione di droga nelle carceri campane. Ne da notizia il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria. “Altro rinvenimento nella mattinata di venerdì quando è stato sequestrato dalla polizia penitenziaria in servizio presso la Casa Circondariale di Salerno un ingente quantitativo di sostanza stupefacente. Durante un colloquio di un detenuto con la madre gli agenti di polizia penitenziaria hanno notato degli atteggiamenti e dei movimenti anomali, per cui al termine del colloquio sono stati effettuati accurati accertamenti che hanno portato al rinvenimento di un ingente quantitativo di sostanza stupefacente che il detenuto aveva ben occultato nelle parti intime”, spiega Tiziana Guacci, segretario SAPPE per la Campania.

“Ancora una volta, dunque, il personale di polizia penitenziaria in servizio presso il carcere di Salerno, ed in forza al reparto colloqui, ha consentito di interrompere il traffico illecito di sostanze stupefacenti”, conclude la sindacalista. “Il Sappe esprime il proprio compiacimento agli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria, che ogni giorno svolgono con professionalità i propri compiti, nonostante le difficoltà operative e la grave carenza di organico”.

Per Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, “il SAPPE, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, esprime piena soddisfazione per tutta l’operazione svoltasi”. E prosegue: “è un fenomeno sempre più in crescita di quello dei tentativi di introduzione di sostanze stupefacenti a livello nazionale negli Istituti di pena che di materiale atto alle comunicazioni. L’operazione è la testimonianza della professionalità della Polizia Penitenziaria, che oltre a partecipare attivamente all’opera di rieducazione e trattamento, svolge con abnegazione e competenza l’attività di Polizia”, aggiunge il leader nazionale del primo Sindacato del Corpo, che ricorda gli impegni assunti presso la sede del Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri. “Nell’incontro si era deciso di istituire un tavolo tecnico per approfondire e migliorare l’applicazione della legislazione esistente relativa alle dipendenze e trattamento penitenziario con particolare riferimento a una adeguata formazione del personale, una tendenziale omogeneità del modo di operare delle regioni ed anche della magistratura di sorveglianza, alla certificazione delle dipendenze già all’interno del carcere e alla raccolta dei dati più tempestivi”, prosegue il leader del SAPPECapece afferma che “si deve fare di più per dotazione la Polizia Penitenziaria degli strumenti tecnologici utili a contrastare l’indebito tentativo di introdurre droga e telefonini in carcere, anche potenziando formazione ed aggiornamento professionale dei poliziotti” ed evidenzia, come si rileva dalla Relazione Annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze 2024 (dati raccolti nel 2023) del Dipartimento per le politiche antidroga (DPA) della Presidenza del Consiglio dei Ministri: “le persone tossicodipendenti entrate in carcere nel corso del 2023 sono state complessivamente 15.492, che corrispondono al 38% degli ingressi totali (40.661).

A livello regionale, questo valore scende sotto il 20% negli istituti penitenziari delle regioni Friuli-Venezia Giulia, Calabria e nella provincia di Trento ed è superiore al 50% negli istituti della regione Lombardia e della provincia di Bolzano. Rispetto al totale delle persone straniere entrate in carcere, più di un terzo (34%) è tossicodipendente, contro il 41% dell’incidenza registrata tra le persone di nazionalità italiana, quote che in entrambi i casi risultano in diminuzione rispetto all’anno precedente. Le persone detenute tossicodipendenti, che hanno ricevuto almeno una prestazione di assistenza nel corso del 2023 da parte dei Servizi per le Dipendenze23, sono state 26.268, delle quali il 97% è rappresentato da uomini, il 42% da nuovi utenti e il 34% da persone di nazionalità straniera”. Capece conclude sottolineando che “più della metà dei detenuti tossicodipendenti risulta in carico ai servizi per uso primario di cocaina/crack (53%), percentuale che sale a 55% in riferimento alla nuova utenza. Il 24% è assistito per uso primario di oppioidi (quota che sale al 39% tra le detenute e al 27% tra gli assistiti già noti ai servizi) e il 12% per uso di cannabinoidi. L’uso primario di cocaina raggiunge valori sensibilmente superiori alla percentuale registrata a livello nazionale in Lombardia (64%), Campania (59%) e Sicilia (63%)”.

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