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Storie - 2 settimane ago

Camminare nella storia. I pastori del Cilento

La transumanza ha scandito, per secoli, la vita dei pastori della mia terra. Un lungo viaggio insieme al gregge al ritmo delle stagioni, dalla montagna alla collina in vista dell’inverno e dalla collina alla montagna in estate.



Una foto, del Dott. Antonio Migliorino, apparsa oggi sul Corriere della Sera,  racchiude in se l’orgoglio e la dignità di un popolo, quello Cilentano che per anni ha svolto in silenzio e senza fasti il lavoro della pastorizia. L’ immagine – come racconta il Dott. Migliorino – mostra il cartello ligneo, posizionato all’inizio di Via Pasquale Lebano (Sessa Cilento), in ricordo dei pastori locali che, nel tempo, hanno percorso i sentieri del Monte della Stella, portando gli animali al pascolo. Al fianco del pannello, in piedi, è il signor Francesco Botti, ultimo pastore di Sessa Cilento. La didascalia , che accompagna l’icona posta a corredo della foto, recita: «I paesi si spopolano e molte pratiche lavorative tradizionali cessano di esistere: come la pastorizia.  A Sessa Cilento (Sa) un cartello ricorda i pastori del luogo, come Francesco Botti, ultimo cittadino a portare le pecore al pascolo».

La transumanza ha scandito, per secoli, la vita dei pastori della mia terra. Un lungo viaggio insieme al gregge al ritmo delle stagioni, dalla montagna alla collina in vista dell’inverno e dalla collina alla montagna in estate. Un continuo “saliscendi” alla ricerca dei pascoli migliori, a piedi e contando solo sulle proprie forze e sull’ospitalità della natura lungo la strada. Lungo queste vie, la posizione del cartello ne indica l’inizio, è incominciata  anche la storia produttiva della famiglia di Francesco – Ciccillo –  Botti (in foto).

Tutto nasce, appunto, a Sessa Cilento; il papà di Francesco, Giuseppe, comincia a fare questo lavoro nei primi del 900, era l’epoca in cui sostentare una famiglia numerosa  come la loro, non era facile. I lavori a disposizione della collettività erano davvero sparuti e mal pagati, dedicare la maggior parte delle giornate all’agricoltura era uno dei sostentamenti più redditizi almeno dal punto di vista dell’approvvigionamento cibario, altrimenti restava l’allevamento di ovini che, anche se a lungo termine, ne avrebbe garantito un minimo guadagno. Ma il lavoro che attendeva Giuseppe, poi Francesco (Ciccillo) e tutti coloro ricordati in quella insegna lignea, sarebbe stato durissimo, avrebbe richiesto grandi sacrifici, senza prevedere giorni di vacanza o di malattia.


Era, come scrivevo,  un continuo di viaggi, a inizio giugno verso il Monte della Stella, sul “Piano del Rocca” e agli inizi di ottobre si rientrava verso casa, dove la famiglia Botti aveva costruito un piccolo ma capiente ovile nel rione Piedi Sessa. La strada della transumanza seguiva sempre lo stesso percorso toccando tutte le viuzze del paese, per poi inerpicarsi lungo una mulattiera che li avrebbe condotti alla meta. Il percorso  offriva ogni volta opportunità di incontri e storie nuove fra chi avrebbe percorso quel  viaggio duro e faticoso.

Lungo la strada i pastori avevano i loro punti di riferimento, luoghi presso cui sostare, riposarsi dal cammino,sorgenti a cui fa abbeverare gli armenti e dissetarsi loro stessi, mungere e preparare il formaggio da vendere , mettendo in moto, poi,  un dinamica virtuosa di relazioni e di commerci.  Il loro passaggio scandiva le stagioni, la loro funzione trascendeva la semplice attività pastorale, poichè innescava, nei territori che toccava, quella che oggi chiameremmo una rete sociale (non virtuale). I pochi e labili ricordi che io, bambino, ho di queste persone era la loro bravura e la loro competenza che li rendeva autosufficienti sotto tutti i punti di vista.

Tessevano, confezionavano il vestiario, costruivano gli utensili del lavoro e le capanne di campagna, loro esigua abitazione per quel breve ma lungo periodo lontano da casa.  La pastorizia Cilentana, (ma questo è valido dovunque) era legata alle caratteristiche del territorio. C’erano zone dove il pascolo era adatto alle pecore, altre dove andava bene la capra, ecc., quindi vi era una diretta connessione tra il tipo di natura ed il pastore, fine conoscitore dei diversi tipi di pascolo di cui conservava gelosamente i segreti.


Oggi che il territorio si va via via spopolando e la pastorizia non è più un’attività familiare predominante e  redditizia, l’antica transumanza resiste come stile di vita di tempi passati quasi un’icona a futura memoria di un territorio laborioso e ricco di persone che ne hanno costruito l’identità.

Credits: la foto di copertina è tratta da “Corriere della Sera” del 07 Luglio 2019 – pag.27 – foto del Dott. A. Migliorino

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