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Il Cilento ed i suoi piatti poveri:”Pane cuotto”

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Angela Martino
Angela Martinohttps://www.cilentoreporter.it/
Il mio piacere è cucinare. Credetemi non è solo un hobby ma uno stile di vita. Le mie pietanze rispecchiano quella che è la mia terra: il Cilento, fonte del mio essere e della mia quotidianità. Vi proporrò le ricette tradizionali e non, alle volte con delle piccole varianti o accorgimenti.

I primi panificatori della storia furono senz’altro gli egizi, che lo utilizzarono non solo come alimento, ma come vera e propria moneta; il salario dei contadini ad esempio era costituito da tre pani e due brocche di birra. La leggenda vuole che una ragazza del popolo si fosse dimenticata di mettere il pane in forno, e che questo fosse rimasto in cucina per un paio di giorni, fermentando e gonfiandosi; quando la ragazza se ne accorse non ebbe il coraggio di gettarlo e lo infornò ugualmente. Dopo la cottura si accorse che era diventato soffice all’interno e croccante in superficie, e trovandolo delizioso lo volle far assaggiare al faraone il quale ne fu talmente conquistato che volle sposare la ragazza.

Al di là della favola, quello che è vero è che gli egizi scoprirono che bastava conservare un pezzetto di pasta già lievitata e aggiungerla a quella fresca per farla fermentare a sua volta, creando così il metodo di panificazione con la pasta di riporto.

Nel secolo scorso, il pane bianco o scuro distingueva la tavola ricca da quella popolare. Il pane bianco, di solo frumento, almeno fino all’inizio del Novecento era per la mensa delle classi più agiate o riservato ai giorni di festa, ai malati o alle puerpere. Il pane non veniva preparato ogni giorno; si panificava ad intervalli periodici, ogni quindici giorni, ma nelle zone più isolate ed impervie anche una sola volta all’anno, a partire dal mese di novembre.

Ogni famiglia doveva fornire la legna necessaria per la cottura del proprio pane, e chi cuoceva per primo doveva portarne di più perchè il forno, non ancora perfettamente caldo, richiedeva una quantità di legna maggiore per la cottura. Nessuno si augurava di essere estratto per primo, anche perchè, dato il forno più freddo, si otteneva un pane di qualità inferiore.

La ricetta di oggi è davvero un piatto povero che indica come i nostri nonni, i nostri genitori, avessero rispetto anche di una mollica di pane, un “mondo” in cui era difficile nutrire e nutrirsi.

Ingredienti

  • pane raffermo
  • cipolla;
  • lardo, sugna od olio di oliva DOP Cilento
  • alloro
  • prezzemolo
  • sale
  • pepe nero
  • formaggio grattugiato

Preparazione

Iniziamo tagliando finemente una cipolla e lasciamo soffriggerla con la sugna o lardo o nell’olio di oliva DOP Cilento. Quando il composto avrà assunto una colorazione di rosso aggiungiamo l’acqua.

Appena l’acqua inizierà a bollire aggiungiamo le foglie di alloro e poi pezzi di pane raffermo o come si dice a o “i cuzzetielli”. Quando il pane si gonfierà allora indicherà sarà pronto per essere impiattato accompagnato dall’acqua di cottura. Ora cospargiamo tutto con formaggio grattugiato, prezzemolo e pepe nero.

© Riproduzione Riservata

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