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Una serata per il Monte della Stella

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Puntare al rilancio del Monte della Stella ed inserirlo come percorso di un’offerta turistica in Italia. Amministratori locali, Storici, Archeologi, e rappresentanti del Parco Nazionale del Cilento, Diano e Alburni ne hanno discusso nel corso di una tavola rotonda che si è tenuta a Valle Cilento nella suggestiva  cornice   di Palazzo Coppola. Voluta fortemente dall’associazione ProValle, si è svolto ieri 18 Settembre 2016, il convegno “Il Monte della Stella nel Cilento. Da centro preistorico megalitico a Santuario. Studio e valorizzazione”. Convegno dedicato ai progetti ed agli scavi in corso di realizzazione per la valorizzazione del sito archeologico di Castellum Cilenti che continua a restituire sensazionali scoperte. Ogni giorno vi è un nuovo scavo ed una nuova scoperta, cosi come evidenziato dal Professor Pasquale Giuliani Mazzei e dal Professor Antonio Capano  che, insieme, hanno riportato alla luce sagome di costruzioni servite a quelle che erano protezioni murarie dell’antica città.

La struttura rinvenuta, risalente a non meno di 5000 anni fa, costituisce un tassello fondamentale nella definizione della cronologia di vita dell’area e queste scoperte sembrano aver finalmente assegnato un posto nell’agenda politica dell’Ente Parco per la valorizzazione dell’area archeologica. Nella lunga e preziosa visione di slide raffiguranti foto dei ritrovamenti di Menhir, meridiane incastonate nella roccia e di rudimentali abbeveratoi il professor Giuliani Mazzei, ha sottolineato come altri resti siano andati perduti o sepolti sotto metri cubi di terra da risulta, derivanti dalla costruzione della base militare nella metà degli anni 70 e come gli scavi ed il livellamento per erigere la “sfera” (un radiofaro per il controllo traffico aereo), abbiano portato il promontorio disposto a nord est, dalla posizione dei naturali 1031 mt ai 1000 mt di altitudine attuali.

Sicuramente uno scempio dovuto al menefreghismo di chi all’epoca, volle a tutti i costi e sordo ai pareri di non conformità esposti dagli amministratori ed esperti dell’epoca, costruire quell’ammasso di cemento inservibile deposto come lapide sulla nostra cultura ed identità. E come se non bastasse lo scempio fu ancora di più perpetrato, ai danni della Cappella che è il Santuario de la Madonna della Stella, dai poteri forti mediatici che a suon di soldini riempivano le casse di chi a loro permetteva di deturpare un luogo di culto da “ammennicoli” elettronici vari.

Ma le cose sono cambiate, stanno cambiando, anche se ancora sulla vetta, sono presenti attrezzature per la ricetrasmissione; questi sono stati allontanati dal luogo di culto ma ancora creano piccoli problemi di inquinamento elettromagnetico come segnalato da una nota Arpac dell’Agosto 2016, o come la strada che conduce in vetta, di proprietà Enav, abbandonata all’incuria, se non fosse per i piccoli interventi di pulizia, fatti a proprio rischio e pericolo, dalla Comunità Montana Alento Montestella. E come se non bastasse lo scempio fu ancora di più perpetrato, ai danni della Cappella che è il Santuario de la Madonna della Stella, dai poteri forti mediatici che a suon di soldoni riempivano le casse di chi a loro permetteva di deturpare un luogo di culto da “ammennicoli” elettronici vari.

Ma le cose sono cambiate, stanno cambiando, anche se ancora sulla vetta, sono presenti attrezzature per la ricetrasmissione; questi sono stati allontanati dal luogo di culto ma ancora creano piccoli problemi di inquinamento elettromagnetico come segnalato da una nota Arpac dell’Agosto 2016, o come la strada che conduce in vetta, di proprietà Enav, abbandonata all’incuria, se non fosse per i piccoli interventi di pulizia, fatti a proprio rischio e pericolo, dalla Comunità Montana Alento Montestella. Invece sulla lapide cementizia della base militare poco anzi nulla si potrà fare ma per la restante parte ho notato come l’interesse dei politici locali si sia spostato, hanno riconosciuto di possedere un patrimonio storico-architettonico importante e prezioso che va rivalutato anche attraverso una diversa cultura.

Sulla necessità di fare sistema e puntare ad una adeguata formazione, al fine di creare servizi efficienti e creare una offerta turistica integrativa, che può essere costituita anche dal ricco patrimonio architettonico religioso che caratterizza il Monte della Stella ed il territorio che lo circonda sembra che tutti siano d’accordo. Ci sono tutti i presupposti per avviare l’iniziativa e puntare a questa forma di turismo in grado di far scoprire, tra fede, storia e cultura, non solo la piccola cittadella ritornata alla luce ma anche i tanti piccoli comuni ricchi di storia e arte, la necessità di puntare anche a rivalutare e promuovere al meglio tutte quelle feste patronali e riti religiosi che ricchi di storia, folklore, tradizioni rappresentano un valore aggiunto al territorio e sono in grado di attrarre flussi di visitatori e turisti anche verso quello che è definito turismo “verde”. Quando si parla di turismo “verde” (turismo di montagna), come accennato dal dott. Carmine Tolomeo (funzionario Ente Parco del Cilento),  bisogna tener conto del fatto che siamo di fronte ad un fenomeno mondiale in continua crescita, che muove più di 300 milioni di persone l’anno, con un giro di affari di oltre 12 miliardi.

Ma anche l’attenzione ai santuari e ai luoghi di culto costituisce una valida occasione di interesse per le opere d’arte in essi presenti e rappresenta anche la possibilità di conoscenza del territorio all’interno del quale essi insistono, diventando la destinazione di un turismo colto e di qualità. È un tipo di turismo che muove i viaggiatori alla scoperta dei tanti santuari, monasteri, eremi e luoghi sacri disseminati nel nostro territorio. Viaggiatori che non sono solo pellegrini e “turisti della fede”, spinti da motivazioni religiose, ma anche turisti interessati ad un genere di vacanza culturale, nei luoghi dell’arte e della storia. Il turismo religioso infatti ha come principale motivazione la visita nei luoghi religiosi constatando non solo l’essenza religiosa del luogo, ma anche la bellezza artistica e culturale.

Anzi, bisogna sfatare il pregiudizio che il turismo religioso sia rivolto ad un segmento di mercato dove la terza età impera, perché una voce particolare in questi movimenti è quella dei giovani, che sempre più leggono e si informano e scelgono, per le loro vacanze, di soggiornare in monasteri, eremi, case d´accoglienza e di visitare musei, santuari, conventi. Il turismo religioso diventa così una grande opportunità di crescita sociale ed economica per il territorio, un’opportunità che consente di valorizzare il patrimonio storico-artistico e le tradizioni del passato, ovvero l’immenso patrimonio immateriale di usanze, riti, cultura che costituisce l’anima più autentica di una comunità e una importante fonte di attrazione turistica durante tutto l’arco dell’anno, particolarmente nel nostro Cilento, ricco di luoghi sacri, di storia, di tradizioni che sono al tempo stesso artisticamente e culturalmente significativi.

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