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18, Gennaio, 2026
Prima PaginaStorie del CilentoIl "LignoSanto",un frutto dal passato.

Il “LignoSanto”,un frutto dal passato.

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Eravamo piccoli e ci divertivamo con poco. Non era l’epoca delle playstation del telefonino ultimo modello, degli aperitivi e delle apericene, erano gli anni del restare ore ed ore a bighellonare per strada, fare le corse sulla “carrozza”, a fare girare lo “strummolo”, o nei giorni primaverili o di estate inoltrata rotolarci per l’intera giornata nei campi di erba alta senza alcun timore o preoccupazione. Quelli della mia età o poco più giovani hanno la fortuna di poter dire di aver corso in bicicletta lungo strade semideserte, di aver giocato a nascondino nei vicoli dei paesi, di essere stati esploratori di giardini altrui alla ricerca di tesori nascosti. Noi, bambini di allora, siamo potuti crescere giocando all’aperto, senza che i nostri genitori dovessero preoccuparsi troppo di sorvegliarci.

Erano tempi più tranquilli, meno trafficati, meno pericolosi.  Non vorrei apparire troppo vecchio e parecchio disilluso, detesto davvero quelli che che rincorrono dicendo: “ai miei tempi…”, ma vedo i ragazzini di oggi ben lontani da quella nostra radiosa semplicità. Li vedo spesso attaccati allo smartphone o al tablet, davanti al pc o al televisore, presi da milioni di input visivi e sonori. Indiscutibilmente molto più svegli del bambino che sono stato, perchè sottoposti fin da piccoli agli stimoli di una tecnologia sempre più avanzata e invasiva, sono molto più portati alla noia rispetto a noi, che con i calzoncini corti eravamo in grado di esplorare il mondo.

Ed esplorando il mondo, ovvero il mio giardino un giorno di inizio autunno, di tanti anni fa, mi imbattei in un albero, maestoso, presumibilmente raggiungeva i 15 mt, era imponente, sovrastava la mia casa, dalle sue ramificazioni spuntavano, quasi a rassomigliare a delle palline natalizie dei piccoli pomi di colore giallastro. Anche se vicinissimo a casa,  non avevo mai notato quell’albero, ma in quell’anno sì, era ben visibile, probabilmente era nel periodo della sua vita di massimo splendore, poiché ricoperto interamente da queste piccole forme quasi sferiche  che dopo poi aver scoperto essere dei frutti. Mio padre mi spiegò che sarebbero stati, a maturazione, buoni da mangiare e che lo si definiva “LignoSanto” (Legno Santo). Per anni è stato quasi l’emblema della mia famiglia, non ve ne erano molti in zona, e tutto il vicinato, soprattutto noi bambini, quasi come una sorta di sagra, al primo acquazzone che definiva il passaggio dall’autunno all’ inverno ed alla definitiva maturazione dei piccoli frutti accorrevamo per prendere parte a quella che era una inconsapevole festa di sapori, lì ammucchiati per terra, staccati da una sorta di mano benevola che era la pioggia.

Qualche anno fa quel gigante è crollato, portando via con sé la spensieratezza e la serenità di un tempo che fu. Ma, da un po’ di tempo, ho scoperto che il gigante aveva generato un suo figlioccio che negli ultimi anni sta’ iniziando a dare i suoi frutti; anche se vilmente attaccato dall’edera mi sono riproposto di averne cura da qui agli anni avvenire, così da poterlo ammirare, assaggiare i suoi frutti ed assaporare i ricordi di una infanzia di cui il “ligno santo” era e sarà protagonista della foto virtuale della mia vita. Quella che segue sono un po’ di notizie sull’albero tratte dal sito: www.actaplantarum.org. II Diospyros Lotus è un albero da frutto, parente povero del noto «caco», originario dell’Asia occidentale e poi coltivato e naturalizzato in Europa verso la metà del ‘500. Questo dato inconfutabile conferma quanto fantasiosa sia l’interpretazione che i frutti dei Diospyros Lotus fossero l’alimento vitale dei mitici lotofagi citati da Omero .  Altra interpretazione, assai curiosa, è quella di credere che S. Andrea sia stato crocifisso su quest’albero; da qui la tradizione di Roma di vendere i frutti del Diospyros per la festa di S. Andrea e di attribuire all’albero il nome di legno di S. Andrea o addirittura legno santo.

Non dimentichiamo che la nostra pianta appartiene alla stessa famiglia del celebre ebano per cui il suo legno, per quanto inferiore di qualità all’ebano stesso, era ed è molto considerato per i lavori di falegnameria. Il frutto, una bacca carnosa grande come una ciliegia e dal sapore del caco, viene sovente mangiato cotto e cosparso di zucchero. Con lo stesso frutto si può ottenere un liquore stimolante da bere ghiacciato in estate; questo per confondere le proprietà debolmente astringenti e far spiccare quelle zuccherine del frutto stesso.

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